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Sabato 11 Novembre 2017 ore 19, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni, Libreria Teatro Tlon – Via F. Nansen 14, Roma - Ingresso libero. Per info e prenotazioni: libreriateatro@tlon.it - 06 45653446

Storie di paura: io ti avevo ucciso

Io ti avevo ucciso

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Io di idee ne ho tante, ma…
Che malattia, la mia. Molteplici idee e impossibilità a renderne storie compiute. Come quella dello strano incubo di Nikolai Mushkin, di professione assassino.
"Nikolai, cos'hai?" gridò nella notte Veruska, la splendida e agile ventenne che si era portato al letto - o era il viceversa? - quando ella lo udì gemere mormorando con un volume crescente perché, con un tono sempre più disperato.
Nikolai aprì gli occhi e vederla lì, davanti a sé, illesa e attraente come la sera prima, lo rese ancora più confuso.
"Ho bisogno di bere, ho bisogno di linfa…" annunciò abbandonando il letto, nudo come madre natura lo aveva fatto e, nei cinquanta e passa anni seguenti, impietosamente ridotto.
Dopo aver permesso a mezzo litro di vodka di trasvolare dalla bottiglia al ventre, rimise a fuoco il problema.
"Si può sapere che mi sta succedendo?" esclamò con voce stanca.
"Di cosa parli, Nikolai?"
"Parlo del fatto che ieri sera io ero venuto qui per ucciderti, per conto della tua matrigna."
"Uccidermi?"
La ragazza disse ciò e poi si lasciò andare ad una serena risata, cercando con difficoltà di contenersi, notando la mancanza assoluta di partecipazione dell'uomo alla sua ilarità.
"Che cosa ridi?" ringhiò lui.
"Calmati…"
"E tu non prenderti gioco di me."
"Ma sei tu che dici assurdità. Affermi che volevi uccidermi…"
"Scusa", fece Nikolai avvicinandosi al letto con la bottiglia ancora incollata alla mano, "tu hai capito che lavoro faccio, no?"
"Insomma. Me l'avevi accennato ieri… sei un collega di mio padre, no?"
L'uomo lasciò andare gli occhi al soffitto. Non ci stava capendo più nulla. Aveva una visione chiara della sera precedente, nonostante l'alcool e il travolgente amplesso.
Eppure sembrava che la ragazza ne avesse un ricordo completamente differente.
"Veruska, non rammenti che ti ho sparato, prima, ti ho accoltellata, poi, e infine gettata dal balcone?"
"Sì, ricordo che hai fatto queste cose assurde. Sei stato buffo e mi hai fatto molto ridere. E' per questo che preferisco gli uomini della tua età. Avete una comicità involontaria che è molto attraente."
"Ragazza, ma di cosa blateri? Ti sembra comico che abbia cercato di ucciderti - non ho ancora capito come hai fatto ogni volta a sopravvivere, e che la compagna di tuo padre, Olga, mi abbia dato sessantamila rubli per questo?"
"Vuoi dire che la nuova fiamma di papà ti ha pagato per farmi divertire? Oh, che novità. Sarebbe la prima volta che quella mangia soldi faccia qualcosa di carino per me. E ci spende pure su del denaro."
"P-Perdonami… mi gira la testa…"
E l'uomo si abbandonò sul materasso, lasciando perfino andare la bottiglia al suo destino. Veruska gli si avvicinò e iniziò a carezzargli la fronte con dolcezza, quel bambinone canuto.
"Stai calmo caro, stai calmo."
"Piccola", riprese lui con lo sguardo annacquato, "tu non capisci. Io ammazzo, è la sola cosa che so fare, sono vent'anni che non faccio altro. Vecchi, donne, bambini no, quelli no, ma gli altri li elimino tutti. Basta che la paga sia commisurata ai rischi dell'uccisione. In tutto questo tempo avrò trucidato quasi tremila persone. Roba che l'istituto demografico, quando stila l'andamento annuale dei decessi, dovrebbe interpellarmi come persona informata sui fatti."
E si lasciò andare ad una contenuta ma liberatoria risata.
"Permettimi, Nikolai", fece la ragazza, "quando dici ammazzo, cosa intendi?"
"Come cosa intendo? Ammazzare, uccidere, togliere la vita…"
"Caro", continuò lei senza smettere di accarezzargli la fronte, "ma come fai a togliere la vita? Come fa un uomo a togliere la vita ad un altro? Credo che tu non ti senta troppo bene."
"Ma cosa ne sai?" alzò di nuovo la voce lui, levandosi nervosamente dritto.
"Tu non sai nulla di me. Mi sono presentato ieri in questa casa come un amico di tuo padre e tu non mi avevi mai visto prima. Sono un assassino, come te lo devo dire?"
"Prima di tutto non alzare la voce con me che ci sento benissimo. Secondo, voglio seguire il tuo discorso per capire fino a dove arriva questo scherzo: allora tu saresti un assassino, uno che toglie la vita alla gente?"
"E-Esatto…" rispose l'uomo, per un istante intimorito.
"E come faresti a togliere la vita al prossimo? Sentiamo."
"Be’, ho tanti modi. Di solito utilizzo la pistola, con il silenziatore. E' rapida e generalmente indolore. Un colpo solo, alla testa e il lavoro è terminato. Sono uno pulito, io. Rapido e pulito. Per questo sono il migliore del mestiere."
"Quindi tu mi stai dicendo che ti avvicini alla vittima di turno, gli punti la pistola alla testa e fai fuoco?"
"Eh, quanto corri. Prima di tutto, una volta avuti i dati dello sfortunato, o sfortunata, appena ricevuto l'anticipo - mai meno del cinquanta per cento della somma, mi prendo una settimana di tempo per studiare la vita e i movimenti del bersaglio. Ah, dimenticavo: no anche mafiosi e politici. Di norma li evito entrambi poiché ci sono sempre strascichi e non sai mai veramente chi hai ammazzato e perché."
"Mi sembra giusto."
"Dicevo, dopo una settimana di appostamenti, fisso il giorno e l'ora migliore per colpire. E tu non sai come la gente sia di norma abitudinaria. La loro vita è sempre la stessa. Ci credi? Quando sto lì per sparare mi chiedo sempre quanto la vita possa essere importante per quella persona inerme di fronte alla canna della mia arma e sai cosa mi rispondo da più di vent'anni? Meno di quanto i soldi che prendo io in cambio, in ultima analisi."
"E come fai a dirlo? Chi ti dà il diritto di giudicare la vita di persone che non conosci e che hai solo spiato per una settimana?"
"Me lo dà il verificare che viviamo una vita che è sempre la stessa, un ripetere sempre le identiche cose, senza novità o imprevisti, come rivedere ogni giorno lo stesso film e neanche un bel lungometraggio, un'opera d'arte in cui puoi sempre trovare qualcosa. Sto parlando di un film brutto, con attori cani e con una trama insulsa."
"Sei troppo pessimista."
"Può essere, ma sai cosa penso quando ripongo l'arma nella mia valigia? Che la morte che ho donato al cadavere che ho davanti è stata la prima e ultima vera novità della sua vita. Capisci? Quando perfino la morte ti rende la vita più interessante me lo dici che campi a fare?"
"A parte il fatto che questo discorso è da megalomani, non ti sembra il caso di piantarla con questa storia? Che fai l'attore, nel tempo perso? Oppure fai lo scrittore?"
"Veruska… ma come fai proprio tu a non credere a quello che dico? Ieri ho tentato di ucciderti almeno tre volte."
"Hai detto bene, tentato. Come vedi io sono qui, viva e vegeta. Caro, capisco che tu sia una persona particolare, con un eccentrico senso dell'umorismo e non nascondo che questo discorso sia stato a tratti intrigante ma tutto ha un limite non credi?"
"Ma io sono un assassino…"
"Nikolai Mushkin, lo sanno anche i bambini. Nessun uomo può ucciderne un altro. E' contro la propria natura. Come fa un essere ad ammazzarne uno della stessa specie? Non si può andare contro se stessi, nessuno individuo può travalicare questa regola. E per fortuna che è così. Cosa credi succederebbe se gli uomini potessero ammazzarsi l'un l'altro? Cosa credi accadrebbe della nostra società se un essere umano fosse in grado di togliere la vita a quella di un altro o anche più? Non credi che si sentirebbe come dio e che magari lo giustificherebbe perfino con qualche motivazione di tipo morale o ideale? Tu, poi, sei proprio il massimo dell'assurdo. Affermi di farlo per denaro… E che razza di uomo saresti se sei capace di terminare il respiro di un tuo simile per qualche migliaio di rubli?"
Nikolai era senza parole. Non aveva la più pallida idea di come convincere la ragazza, se non altro, del motivo per il quale era lì. Certo, dopo il terzo tentativo fallito, verso mezzanotte della sera precedente, e dopo aver visto la ragazza ridere come una matta dei suoi sforzi di ucciderla, aveva accettato senza discutere il suo invito a cena, nonché dell'ancora più interessante seguito, ma era pur sempre giunto all'appartamento di lei con un intento ben preciso.
"Caro, io vado a farmi un bagno. Quando torno spero tu abbia smesso con questo assurdo tormentone. E magari potremmo continuare il discorso di ieri sera…"
E magari potremmo continuare il discorso di ieri sera.
Tali parole echeggiarono nella testa confusa di Nikolai, con il sottofondo dell'acqua che riempiva la vasca, nel cuore del silenzio notturno. E inevitabilmente un solo pensiero si disegnò nella sua visuale, al centro del suo obiettivo naturale: uccidere.
Così, atteso il delicato entrare nell'acqua della splendida ragazza con l'orecchio incollato alla porta, aprì quest'ultima lentamente.
Cosa credete che sia accaduto per l'ennesima volta? Al sottoscritto, eh? Non Nikolai. E’ come se fosse terminato l'inchiostro, quello disponibile per questa storia, s'intende. Io ci proverei pure ad andare avanti ma si crea innanzi a me come una nebbia. Così non so se Mushkin entri nel bagno e la uccida o fallisca pure il quarto tentativo o si tuffi nella vasca per continuare quello, di discorso. Non lo so, non riesco a decidere cosa accada dopo. Che frustrazione, vero?
Eppure, io di idee ne ho tante…

Tratto dal testo dello spettacolo Io di idee ne ho tante, ma, narrato nel 2005 in occasione del Festival di letteratura Voci Afro-Italiane, a Roma, e durante il Festival di letteratura All'incrocio dei sentieri, a Bologna.

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