Amica di caduta

Amica di caduta

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Teresa, esci un po’, stai sempre davanti a uno schermo, piccolo o grande che sia.
Hanno ragione, e come si potrebbe negarlo?
Vuoi mettere?
Vuoi mettere a confronto la vita vera con la mia?
Così, dopo la delusione che sapete, di cui non parlo, perché gli ho già dato troppa importanza, a meno che non vi interessi risentirla e allora… che faccio, ne parlo?
Un’altra volta, vero?
Sei testarda, Teresa, ti fissi sulle cose e non ti smuovi da lì e dallo schermo, piccolo o grande che sia, eccetera.
Ma io devo sapere, devo assolutamente vedere.
Vedere cosa scrive sul suo profilo quel brutto figlio di…
Ne sto parlando comunque, vero?

Alessandro Ghebreigziabiher
Così, ho spento tutto e sono uscita.
Quel sabato, quel meraviglioso, impagabile, maledetto sabato.
Teresa, hai i capelli troppo lunghi, ma come fai ad andare in giro così? Non ti si può vedere, dice quella.
Mi sono bloccata sul posto, poi mi sono voltata, e spedita son tornata a casa, oltrepassando quell’ammasso di stracci sulle scalette del portone di casa mia.
Sforbiciata provvidenziale alla chioma e via, di nuovo sui miei passi.
Teresa… ma che razza di orecchini hai? Sono troppo vistosi e grandi, troppo grandi…
Sicché, congelata su due piedi, ho ordinato a quest’ultimi il classico dietrofront e sono rincasata, superando disgustata l’accozzaglia cromatica che ingombrava l’ingresso al mio palazzo.
Orecchie liberate dai colpevoli orpelli e di nuovo in gioco, direzione comitiva.
Teresa, ma la chiami gonna, quella? Cos’è, la tovaglia di nonna cucita in fretta e furia dalla zia cieca?
Di conseguenza, inevitabilmente immobilizzata, ho fatto una rapida inversione a U verso la mia magione, non prima di aver evitato di calpestare la sfigata creatura di cui sopra.
Una volta indossato un paio di pantaloni coerenti con l’imperativo modaiolo, ho ripetuto il già citato tragitto.
Teresa, non dirmi che sono scarpe, quelle… ma non ti guardi allo specchio, prima di uscire?
Stop a ogni applicazione del mio sistema vitale e ritorno, doveroso ritorno a rimediare all’ennesimo obbrobrio.
Ovviamente dopo aver scavalcato quel residuo umano totalmente fuori dal coro e dalla canonica rotta.
Il tempo di indossare calzature pubblicamente accettate dalla giovanile commissione giudicante e son rientrata nella corsia preferenziale.
Quella del sorpasso dei look perdenti di questo mondo.
Teresa, ma ti sembra questo il modo di truccarti? Chi sei, la moglie del clown di It?
Ancora una volta ipnotizzata da un commento negativo.
Non piangete, ho urlato ai miei occhi, non osate lacrimare, vi mando a letto senza sogni, ho aggiunto facendo la voce ulteriormente grossa.
Così, ho invertito di nuovo le mie aspirazioni di cento e ottanta gradi di delusione e puntato verso casa.
Correndo, distrattamente, correndo.
E sono inciampata.
Caduta.
Su una vita minore, sulla carta.
Sulla strada.
Carola era lì da ore, forse da sempre.
Di capelli sbagliati e abbigliamento stridente, di forme e contorni inusitati.
Di un sorriso mai visto prima, da lassù.
E’ così che ho fatto la conoscenza.
Della mia prima, meravigliosa, impagabile, benedetta.
Amica di caduta.



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