Un fantastico nuovo linguaggio

Un fantastico nuovo linguaggio

di
Alessandro Ghebreigziabiher


In un’era in cui la lingua populista si alimenta tramite bugie e fobie, c’è la necessità di un nuovo modo di comunicare, in grado di nutrire speranze mai sconfitte del tutto.

“Elisa”, esclama l’uomo notando le venature tristi nello sguardo di sua figlia. “Cosa c’è che non va?”
“Nulla.”
“Perfetto, parlami di questo nulla, quindi.”
La ragazza rimirò il pazzo genitore che la sorte le aveva affidato, dalla cervice sconnessa, ovviamente, ma era sempre presente. E allorché tale tutt’altro che certa evenienza sia assicurata, si può pazientare persino innanzi a quotidiani,

Alessandro Ghebreigziabiher
dissennati sproloqui.
“Stamani ho fatto scena muta, durante il tema. Ho lasciato il compito in bianco.”
“Come è possibile? Non hai fatto neanche un bel disegno?”
“Papà… ho sedici anni, faccio il liceo, non l’asilo.”
“Perché, solo all’asilo si può disegnare?”
La giovane sbuffò di noia e afferrò automaticamente il telefono.
“Qual era la traccia del tema?” perseverò il papà, accomodandosi sul bordo del letto.
Tema”, riferì lei, “enumerate i maggiori problemi del mondo moderno e tentate di proporre delle soluzioni.”
“Accidenti, una cosa facile.”
“Stai scherzando?”
“No. Sì. Non lo so.”
Elisa ispezionò con la mano il mobile accanto al letto in cerca delle cuffiette, ma il padre non capitolò...

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