Racconti fantastici: storia dell'alieno

Il seguente racconto è stato pubblicato su vari magazine online e sulla rivista letteraria Punto di vista (n.32/2002).
Inoltre, è stato narrato dal sottoscritto in occasione della Festa della cultura (Roma, 2001).
Ve ne propongo una versione riadattata.


Droga

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Prologo

Le parole che seguono sono quelle di un alieno come tanti, che vivono ai margini, isolati in un’orbita perenne intorno al nostro mondo, invidiando la nostra vita e i nostri privilegi, i quali, attraverso una lente deformata dal proprio malessere, possono divenire facilmente enormi e ambigui.
Tuttavia, egli è un fortunato tra i tanti, poiché riesce un giorno a trovare il coraggio di raccontare la sua storia, senza più paura, senza più vergogna.
Anzi…

Salve.
Io vengo da lontano.
Ormai sono parecchi anni che vivo lassù e credo di aver a questo punto imparato a parlare la vostra lingua, a conoscere le vostre regole, che sono divenute anche le mie.
Dovete sapere che, da adolescente, ho scoperto l’esistenza di una cosa fantastica che solo ora sono riuscito a trovare.
Non è stato facile, credetemi.
Ho un audiotelescopio, lassù, uno strumento con cui riesco a vedere e sentire tutto quello che succede quaggiù.
Non avrei mai creduto di trovare la forza di scendere qui, tra voi, che vi ho sempre visti da lontano.
Tuttavia, oggi vi ho guardato, tutti insieme ed è stato irresistibile. Ho pensato che forse non avrei avuto occasione migliore.
Tempo fa, esplorando le scuole, dove cercavo ragazzi com’ero io all’epoca, sentii parlare di una cosa che se la avessi provata mi avrebbe fatto stare molto bene, tanto bene, ma così bene che mi sarei dimenticato di tutto.
Problemi, dispiaceri, dolori, tutto sarebbe scomparso e sarei divenuto leggero, talmente leggero da volare letteralmente.
Capirete di certo la mia forte curiosità.
E voi avrete di sicuro intuito di cosa sto parlando, ma io sono uno di fuori, come si dice. Ci ho messo un po’ a identificarla. Solo ora, dopo anni ci sono riuscito.
All’inizio ero molto attratto dall’idea e ho cominciato a cercarla senza tregua, prendendo ovviamente molti abbagli.
La prima volta che pensavo di averla trovata è stata quando ho visto una folla di gente entrare in una serie di porte a vetri e c’erano molti giovani, come me a quel tempo.
Li seguii fin dentro con il mio audiotelescopio e li osservai sedersi su delle poltrone, tutte rivolte verso un gran telo bianco.
All’improvviso tutto si fece buio e su quest’ultimo apparvero dei disegni che si muovevano.
Era naturalmente un cinema e quelli che vidi erano ovviamente cartoni animati.
Chi di voi non si è sentito leggero, dimenticando tutto, davanti a Biancaneve, Cenerentola o Tom e Jerry?
Ma, ahimé, mi ero sbagliato.
Già, perché sentendo in giro, seppi in seguito che questa magnifica cosa, per avere il suo effetto, ti sarebbe dovuta entrare dentro, l'avresti dovuta sentire dentro di te.
Per voi è chiaro, vero? Ma io, essendo forestiero…
Quindi, non perdendomi d’animo ma, con crescente curiosità, mi sono rimesso alla ricerca.
Certo, ogni tanto mi capitava di pensare che i cartoni animati non fossero poi tanto male per lasciarsi andare, anche solo per un paio d’ore.
E mi sorgeva anche il dubbio che forse, per cercare questa cosa, avrei rischiato di perdere il gusto di sorridere alle disavventure di Paperino o alla vittorie di Topolino, ma so che voi mi capirete: umani o alieni, siamo tutti dei gran curiosi, tanto curiosi e spesso siamo disposti a rischiare anche la vita stessa per le novità.
Quindi, con più decisione di prima, ricominciai a cercare col mio audiotelescopio.
Gli anni passarono, io ero ormai un giovanotto e, sempre inseguendo i miei coetanei, una sera ne vidi un bel gruppo attraversare un portone dove c’erano due grossi uomini che controllavano il passaggio.
Capito cos’era? E’ facile, lo so, ma assecondatemi. Seguii i clienti entrare nella evidente discoteca e non credetti ai miei occhi, anzi alle mie orecchie, meglio a tutto il mio corpo. Avvertii qualcosa dentro di irresistibile, che mi faceva sussultare e saltare, in modo sistematico e dovevo muovermi, ma non in modo casuale, forse anche… insomma, fu travolgente.
E poi questo ritmo: untz, untz, untz.
Mi rendo conto che per voi sia normale, ma per me era nuovo.
Ballare, ballare tutta la notte, senza fermarsi, insieme a tanti come me. Certo io ero da solo, lassù, ma mi bastava chiudere gli occhi e tutto intorno era pieno di gente.
E poi, anche se non aveva senso, quelle mosse erano inebrianti e tutto grazie alla musica.
Sì, la musica.
Tanti suoni messi insieme e si crea questo fluido invisibile che ti esplode nelle vene.
Allora era questa la cosa: ti sentivi leggero, dimenticavi tutto e ti entrava dentro.
Era lei, la musica.
Era lei?
No…
Mi ero sbagliato ancora.
Eh sì, poiché, per sentito dire, rubando voci in un bar, capii che per questa magica cosa, se ci avessi tenuto tanto, saresti stato disposto anche ad uccidere.
Non era lei.
Nessuno toglierebbe la vita a qualcun altro per un disco.
O almeno credo.
Mi spaventai, lo ammetto, ma mi ributtai nella ricerca, forse all’inizio un po’ triste perché mi sembrava così di trascurare due grandi scoperte, prima i cartoni animati e poi la musica.
Quest’ultima, poi, ebbe subito per me una qualità eccezionale.
La parola esatta è allucinogena.
Sì, perché ascoltando una canzone, chiudendo gli occhi, potevo rivedere i momenti trascorsi quando l’avevo udita per la prima volta. Questo mi piaceva assai, mi faceva commuovere e ridere allo stesso tempo. Ma a quanto pare non mi bastava. E voi mi capite meglio, ora, non è così?
Perciò, con testarda convinzione, con il mio audiotelescopio esploravo le strade cittadine e una sera mi accorsi che eravate tutti in casa, quasi nessuno era in giro.
Voi avrete di sicuro intuito cosa succedeva.
Mi avvicinai alla finestra di un appartamento e vidi un’intera famiglia seduta su un divano davanti ad un cubo metallico che li illuminava e non capivo cosa fosse, trovandomi alle spalle di esso.
All’improvviso vidi tutta la famiglia saltare in piedi e gridare come forsennati. Per me fu un colpo, ripensando alla voce che avevo ascoltato al bar, quella sull’uccidere, ma poi li vidi contenti, si abbracciavano, doveva essere una buona cosa.
È così che scoprii il calcio e soprattutto, la partita allo stadio. Dovete perdonare il mio stupore, per me fu qualcosa di estremamente nuovo.
Comunque l’avevo trovata: era lo sport. Tutto quadrava, difatti. Durante la partita, mi sentivo leggero, dimenticavo tutto e quando la mia squadra segnava il goal mi entrava dentro un’energia che mi faceva saltare di gioia, quasi come con la musica.
Per quanto concerne l’uccidere, non dico di certo di essere mai arrivato a tanto, ma confesso che soprattutto quelli più ingiuriosi tra gli insulti dei tifosi avversari hanno messo a dura prova il mio convinto pacifismo.
Comunque, mi ero sbagliato per l’ennesima volta. Già, poiché, sempre curiosando nei discorsi dei giovani come me, seppi che quando vieni in contatto con questa fatidica cosa, provi un’attrazione fortissima, che ti sconvolge tutti i sensi.
Per quanto bello non poteva essere lo sport.
La mia curiosità era arrivata alle stelle, dove già mi trovavo, e fu in quel momento che pensai a quanto era strana la mia vita: ciò che mi spingeva ad andare avanti era la ricerca di qualcosa che ancora non conoscevo, su cui fantasticavo e che avrebbe dovuto farmi dimenticare tutto, ma le cose che avevo trovato lungo la strada erano quelle che mi ricordavano quanto la vita fosse piacevole.
Tornando alla mia ricerca, che c’era in più? Ah, forte attrazione.
Ecco, in quel periodo feci una cosa di cui mi vergogno e sfrutto questo momento per chiedere pubblicamente scusa.
Una sera d’estate, con delle strane scosse interne che partivano dal basso fino ad arrivare al cervello, zummai su una finestra dell’appartamento della famiglia di prima. Il campionato era finito, ma io non lo sapevo e mi ero preparato alla solita partita, bardato di sciarpa, cappelletto e trombetta.
Era la camera da letto dei genitori.
E voi avrete sicuramente inteso…
La scena che vidi fu per me sconvolgente. Dovete capirmi. Io non immaginavo mica che due persone potessero fare quelle cose. Sì, lo so, la parola giusta è guardone. Nondimeno, ve lo giuro, è stata la prima e ultima volta.
Cercai subito di scoprire cosa fosse e, ascoltando vari discorsi, decisi che era lei la cosa tanto cercata: il sesso.
Un’energia potentissima che smuove tutti gli esseri viventi, li unisce e li fa vibrare insieme, come una cosa sola. Doveva essere lei. Da quanto avevo intuito, durante ti sentivi leggero, dimenticavi tutto, problemi e dispiaceri, al momento culminante - senza volgari allusioni e sottintesi - ti entrava dentro una scarica oltremodo esaltante, per lei eri disposto anche ad uccidere, vedi gelosie e duelli vari e, soprattutto, c’era un’attrazione enorme per questo attimo unico e meraviglioso.
Era lei la cosa tanto cercata?
No, sfortunatamente no.
Perché, sempre per sentito dire, seppi che la cosa tanto desiderata, quel magnifico, affascinante ed esaltante mistero, l’aveva creato l’uomo. Non poteva essere il sesso, essendo nato con la gente stessa.
Mi ero illuso per l’ennesima volta e la delusione, in quel momento, fu veramente grande. Mi abbattei e cominciò un periodo molto difficile. Sì, perché non riuscivo più a far nulla, passavo intere giornate a letto, con un dolore alla pancia, bruciante, che non mi abbandonava mai.
Ero a pezzi, mi sentivo vuoto, bucherellato come una groviera, dai cui fori fuggivano via tutti i sogni e le splendide emozioni che avevo vissuto prima. Con i cartoni animati, la musica, lo sport, il sesso… anche se solo teoricamente.
Ciò che mi faceva più male era che la mancanza di questa cosa mi stava facendo perdere di vista tutto il resto, tutta la mia vita, che ormai dipendeva da essa.
Stavo per lanciarmi nel vuoto da lassù e farla finita, ho aperto il portello dell’astronave quando vi ho visto, senza l’audiotelescopio, con i miei occhi e ho fatto un sogno.
Quello di essere qui, ora, a raccontare la mia storia.
Ah, dovreste provarlo…
Mi sento leggero, più delle nuvole, ho dimenticato tutto il dolore che ho provato fin ora, sento dentro una carica così calda e potente da farmi esplodere.
Neanche stavolta parlo di uccidere, ma sarei di sicuro disposto a combattere con chi volesse vietare momenti come questo, l’attrazione e stata così forte da farmi scendere sulla terra dopo una vita intera di solitudine e, più di tutto, questo attimo l’avete creato voi, qui, adesso, semplicemente, che siete stati così buoni ad ascoltarmi.
Grazie.

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