lunedì 13 luglio 2015

Riscaldamento globale video: noi siamo così

E’ che siamo così, inutile negarlo.
Siamo quelli che non hanno tempo di approfondire alcunché.
Ma ne parliamo, sai?
Di frasi ad effetto e immagini ironiche ne scambiamo a iosa.
E se in tanti lo fanno, come possiamo rimanere fuori dalla festa?Non sia mai che qualcuno pensi che noi si pensi.
Magari rischiando di chiederci cosa ci sia dietro cotanta diffusione di omogeneità.
Spinti da stantii motti del secolo che fu.
Come quello che sostiene che se tenti di cambiare il mondo il mondo si opporrà a te.
E nel caso non si stia opponendo affatto, tutt’altro, cos’è che davvero stai facendo per il mondo?




Guarda altri video sull'ambiente.
 

Visita le pagine dedicate ai libri:
(Libri sulla diversità, libri sul razzismo, libri sulla diversità per ragazzi e bambini, libri sul razzismo per ragazzi e bambini, libri sull'adolescenza e romanzi surreali per ragazzi)
 
Iscriviti alla Newsletter

venerdì 10 luglio 2015

Storia della lucertola senza zampe video

Sai, dice il tipo, da piccolo le tormentavo tagliandogli la coda.
Che birbante, fa l’altro bonariamente, e subito ad altro argomento.
Sì, capisco.
Capisco, sì.
E’ cosa comune ed è per questo accettabile additare i vuoti, ovvero i moncherini della normalità.
Ma, allora, perché non stare al gioco?
In questo modo il topo diviene un pipistrello senza ali.
E il ragno un granchio che non sa nuotare.
Il gatto è una tigre che non è mai cresciuta.
E il coniglio è un canguro nano.
La formica un mille piedi con meno zampe, molte di meno.
E lo squalo un pesce spada senza spada




Guarda altri video sugli animali. 



Visita le pagine dedicate ai libri:
(Libri sulla diversità, libri sul razzismo, libri sulla diversità per ragazzi e bambini, libri sul razzismo per ragazzi e bambini, libri sull'adolescenza e romanzi surreali per ragazzi)

Iscriviti alla Newsletter

giovedì 9 luglio 2015

Teoria gender non esiste: il video

C’è una volta qualcuno.
Una volta?
Perché porsi limiti già nell’incipit?
Non è saggio, anzi, non è lungimirante.
Potrei precludermi la strada migliore, quella che guiderebbe la narrazione verso mete quanto mai ambite per chi brami di storieggiare con successo.
Leggi come le pagine che restano.
Okay, si riparte.
C’è qualcuno.
Qualcuno andava da qualche parte.
Che ho detto prima?
Niente limiti, soprattutto all’inizio...





Guarda altri video contro l'omofobia.
 

Visita le pagine dedicate ai libri:
(Libri sulla diversità, libri sul razzismo, libri sulla diversità per ragazzi e bambini, libri sul razzismo per ragazzi e bambini, libri sull'adolescenza e romanzi surreali per ragazzi)

Iscriviti alla Newsletter

mercoledì 8 luglio 2015

Storie di paura: Sepolto vivo

Come qualcuno che si convinca di non poter aspirare ad una vita, non dico felice, ma anche solo gradevole a tratti.
Egli era lì, nel cimitero di Ferraz de Vasconcelos, nello Stato di San Paolo, in Brasile.
Sepolto vivo.
Ditemi voi se si possa cadere più in basso di così.
Sotto terra, pestato a sangue, moribondo.
Forse peggio che morto...




Guarda altri video sulla vita.



Leggi altre storie di paura
Iscriviti alla Newsletter

Storie di artisti di strada: la donna di Maurice

La donna di Maurice

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Maurice non era più giovanissimo.
Le rughe, per quanto nascoste sotto il cerume, erano ogni anno di più, aumentando in maniera esponenziale di viaggio in viaggio.
La Francia sembrava così lontana quando si ergeva sul suo podio di legno e ordinava a tutto il corpo di divenire inerte all’istante.
La gente passava e lo ignorava, la gente si fermava ma non lo vedeva, la gente non passava e neanche avrebbe immaginato di trovarselo lì.
Nondimeno, in un istante come tanti, c’era sempre qualcuno che lo vedeva e sorrideva. Era immobile, pietrificato, quella ridicola imitazione di faraone egizio, vestito d’oro e con gli occhi azzurro scintillanti.
Eppure bastava un sorriso di uno sconosciuto per riscaldare il cuore nascosto dietro quella buffa mascherata e Bordeaux era magicamente ancora innanzi agli occhi. I prati verdi come non mai, altro che Irlanda, il vino vermiglio come il sangue, altro che Mar Rosso e l’oceano sulla costa, altro che California…
Stava per prendersi una pausa allorché la donna gli si avvicinò. Era bella. L’avresti potuta osservare da ogni angolazione e avresti comunque pensato che fosse bella. Era vestita elegante, con un decolté piuttosto generoso, malgrado un gelido autunno si fosse ormai imposto alla città.
Lei sorrise, lo fissò e sorrise con le labbra, gli occhi e le mani che presero le sue.
Maurice era confuso.
Non era uso contemplare la possibilità che una qualche gentile fanciulla lo potesse considerare come appetibile, oltretutto con un mero interesse verso la sua borsa, peraltro piuttosto leggera.
Aveva sì un costume che rendeva invisibile il suo viso tutt’altro che affascinante, il labbro leporino e gli occhi inespressivi, ma era pur sempre uno scricciolo d’uomo, dall’alto del suo metro e sessanta per cinquanta chili.
“S-Signora… c-cosa desidera?” domandò con voce turbata.
La donna accentuò notevolmente il sorriso di cui sopra e con lo sguardo indicò l’entrata dell’elegante albergo cinque stelle a pochi metri, con tanto di usciere in livrea sulla porta.
“N-Non c-capisco…” ripeté lui sincero.
La signora sembrò non ascoltarlo e per mano lo condusse nell’hotel.
Maurice, il mimo squattrinato francese che ormai da tre anni soggiornava di fronte all’esclusivo albergo, si trovò ad entrarci dalla porta principale, per raggiungere la suite presidenziale.
Sembrava un sogno ad occhi aperti, come era uso fare mentre, dritto e immobile innanzi ai passanti, immaginava le storie di quest’ultimi. Impiegati in pausa dalla propria vita, turisti in cerca di ricordi di cui nutrirsi, giovani in cerca di ragazze e le stesse con l’identico motivo. Un mare di anime intrappolate in corpi, giammai il contrario, come era nel suo caso. E così tutto rallentava e aveva finalmente il tempo di vedere le persone per quello che erano: creature inevitabilmente incomplete.
Questa era la vita che vedeva o che si figurava. Si sentiva l’unico che avesse trovato quel che desiderava ed era immensamente felice al pensiero che, in un mondo che non faceva che correre, gli fosse bastato rimanere fermo.
La donna lo accompagnò in camera da letto, lo fece accomodare sulla coperta che ricopriva il morbido materasso e si spogliò davanti a lui, mostrandosi in tutta la sua avvenenza.
Maurice era ancora mascherato e truccato ma ciò non gli impedì di emozionarsi allo spasimo. Per un attimo pensò di essere deceduto, immobile sul suo palchetto e che non si fosse mai mosso da lì, con gli occhi fissi e ormai vuoti sulla gente.
Questo doveva essere il personale paradiso che gli dei avevano progettato per lui.
Un attimo e la donna si avvicinò ulteriormente, a confermargli quest’ultimo pensiero, tranne per un piccolo ma non trascurabile particolare.
La voce squillante della vigilessa.
“Signore? Lei non può stare qui, raccolga la sua roba e se ne vada immediatamente.”
Maurice tornò bruscamente sulla terra, ovvero sul fido blocchetto di legno ma per la prima volta non si demoralizzò più di tanto innanzi all’ennesima cacciata dalla pubblica piazza.
Alla prossima sosta avrebbe ritrovato lei.
Perché era ancora vivo.
E perché c’era ancora il meglio da sognare…

Iscriviti alla Newsletter

venerdì 3 luglio 2015

Giornata mondiale del bacio 2015 Video dello scandalo

Quella pelle, di cui le mani della ragazza erano intessute rendendole soffici al solo pensiero. Quella pelle, che correva tra ginocchia e caviglie, rendendole leggere come un sogno innocente. Solo quella pelle marrone scuro reggeva il confronto con gli occhi…
Richard voleva parlare, voleva maledettamente dire qualcosa. Mildred l’aveva guardato e aveva sorriso, sebbene per una frazione di secondo. Doveva far sentire la sua voce. Doveva dimostrarle che fosse degno di essere lì, in quel momento, a condividere con lei quel brandello di verde e quel tempo prezioso.
Mildred stava aspettando. Aveva già capito tutto, come spesso accade. Stava sorridendo, dentro. Stava aspettando, si dondolava e stava aspettando...




Guarda altri video sul razzismo.

Iscriviti alla Newsletter

giovedì 2 luglio 2015

La donna più vecchia del mondo video storia

Che assurdità, vero?
Noi, che del tempo siamo, e con te saremo ancora, le sole vere regine della terra ci ritroviamo a non averne abbastanza.
Per guardarci negli occhi.
Per stringerci la mano e magari abbracciarci.
Per ammiccare senza bisogno di parlare.
Ecco, prova a disegnarlo con me quel fantomatico istante rubato alla storia.
Io sono lì che ti aspetto… anzi, no, sono io che vengo da te, seduta in veranda con il tè freddo sul tavolino accanto e il cane che scodinzola sebbene quasi assopito...

 




Guarda altri video sulla vita.
 

Visita le pagine dedicate ai libri:


Iscriviti alla Newsletter

mercoledì 1 luglio 2015

No al razzismo video e contraddizioni

Nel medesimo popolo c’erano quelli che avevano fatto dell’orgoglio di un’emancipazione di genere una vera e propria bandiera, reale e metaforica.
Ciò malgrado, un battito di ciglia più tardi, li avresti potuti ascoltare in sentiti monologhi al limite del padano contro gli invasori del suolo italico, rei della peggiore congenita colpa: essere nati laggiù e pretendere di vivere qua, invece di morire nel mezzo.
Leggi pure come sono per l’amore libero di giorno e per l’immigrato prigioniero di notte.
O viceversa, a seconda di come mi svegli al mattino...




Guarda altri video sul razzismo.

Il coccodrillo più grande al mondo video storia

Quando l’hanno catturato ho provato un mare di emozioni contrastanti.
Ero emozionato, poiché sebbene di coccodrilli ne avessi già visti, uno così grande non l’avevo mai incontrato prima.
Avevo anche paura che Lolong potesse liberarsi e mangiarci tutti, dal primo all’ultimo. Ecco perché ogni tanto voltavo lo sguardo, laddove il pensiero di vederlo rompere le corde diveniva insopportabile.
Solo che adesso un nuovo incubo mi opprime ed è ancora più grande di quello che alla fine non si è mai realizzato. Anzi, l’entrata nella nostra esistenza di Lolong ci ha reso tutti più felici...




Guarda altri video sugli animali.

Storie di call center: l’operatore suicida

Il call center anti suicidio

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Quella mattina fu uno spasso.
Antonio non si era mai divertito tanto in vita sua e si chiese più volte perché non l’avesse fatto prima.
Domanda inutile, ovviamente.
E’ chiaro che prima non pensava di suicidarsi.
L’accettazione del destino ormai segnato rende anarchici in maniera imprevedibile quanto inaccettabile, soprattutto per una professione ordinaria come quella dell’operatore out bound.
No, perché perlomeno quello in bound gode del privilegio della sorpresa nascosta nella domanda in entrata, la quale, sebbene riguardi sempre lo stesso servizio o disservizio, può giungere ogni volta in maniera differente.
Ma il telemarketing tramite l’intrusione nella vita e l’appartamento di uno sconosciuto per convincerlo della qualità del prodotto è tutta un’altra cosa e l’essenza della distinzione risiede nell’originalità con la quale il cliente ti mandi a quel paese.
Sempre che non si abbia l’intenzione di suicidarsi la sera stessa…
“Pronto?”
“Buongiorno, la disturbo signora?”
“Chi parla?”
“Eh, la fa facile lei…”
“Come…?”
“Signora, non è mica una cosa semplice da spiegare…”
“Ma chi parla?”
“Senta, quello che sta succedendo è insostenibile. Ne parlerò con l’amministrazione del condominio.”
“Ma chi è…?”
“Lo sa benissimo chi sono, non faccia finta di nulla… e ci siamo capiti.”
“Cos’è? Uno scherzo, forse?”
“Ah, questa poi… lo chiama scherzo quello che è successo ieri sera?”
“Ma chi sei? Attilio, sei tu?”
“Attilio è impotente, signora, e lei lo dovrebbe sapere bene…”
Clic.
“Pronto?”
“Basta con questi cani.”
“Pronto…?”
“Ho detto basta con questi cani. E’ ora di finirla.”
“Ma chi è?”
“Come chi sono? Sono quello che non ce la fa più con questo abbaiare, giorno e notte.”
“Guardi che ha sbagliato numero…”
“Non facciamo i furbi. Io adesso chiamo la polizia, così la smettete con queste bestie.”
“Eh no, la chiamo io la polizia. Le ho detto che ha sbagliato numero.”
“Senta, signore, lei questo scherzo lo ha già fatto ieri e stavolta non ci casco. Quando è troppo è troppo. Un cane che abbaia va bene, ma due che rompono i coglioni di giorno e di notte non è possibile, lei è un maleducato.”
“Le ripeto che ha sbagliato numero. Io non ho cani, ho solo un gatto.”
“E allora la smetta di farlo miagolare, è una cosa insopportabile. Chiamo la polizia e la denuncio.”
Clic.
“Sì?”
“Salve.”
“Sì, salve. Chi parla?”
“Chi è?”
“Pronto? Chi parla?”
“E’ quello che dico anch’io: chi parla?”
“Guardi che è lei che deve dirmi chi è. E’ lei che ha chiamato…”
“Senta, parliamoci chiaro.”
“Ma chi parla?”
“Io non ci sto a questo gioco, non ci sto più.”
“Ma quale gioco? Ma chi è?”
“Sono io, non dirmi che non mi hai riconosciuto…”
“No che non ti ho riconosciuto… ma chi sei?”
“Ah, vuoi giocare? E va bene, giochiamo pure, se è così che ti piace…”
“Ascolti, credo che abbia sbagliato numero, io non ho idea di chi lei sia…”
“Se è per questo, neanche io non so chi tu sia, ma non è questo il punto.”
Clic.
“Pronto?”
“Pronto, sì, sarò breve. Non mi interrompere, perché altrimenti perdo il filo. L’altro giorno sei stata troppo dura con me, perché io penso che nel sesso ci vuole tenerezza ed io…”
“Ma chi…”
“No, lasciami finire, altrimenti non riesco a dirti tutto quello che ho nel cuore. L’altra notte te ne sei andata tutta nuda lasciandomi sul letto in tensione ed io non sono riuscito a dormire. Adesso non penso che…”
“Guardi che ha sbagliato nume…”
“Non voglio litigare. Non ho telefonato per litigare. Voglio solo farti capire che cosa significhi per un uomo rimanere in quelle condizioni, pronto ad esplodere…”
“Signore? Ha sbagliato numero. Io ho settantasette anni…”
“E cosa vuol dire questo? Pensi forse che siccome hai settantasette anni tu abbia il diritto farmi eccitare in quel modo e poi andartene senza finire quello che hai iniziato? Hai offeso la mia dignità di maschio. Con te non lo faccio più, ecco.”
Clic.
Ovviamente lo spettacolo venne interrotto, poiché il suo diretto superiore, il team leader - tradotto a senso il grande rompiscatole - vedendo uno dei membri della sua squadra sganasciarsi dalle risa tra una telefonata e l’altra si era accorto che qualcosa non andava. Quindi l’aveva licenziato in tronco.
Fu così che, non avendo mai smesso di sbellicarsi, Antonio raggiunse il marciapiede e dopo aver sollevato gli occhi al cielo azzurro della giornata appena iniziata cambiò idea.
Ma come si fa a togliersi la vita quando si è finalmente liberi?