venerdì 28 aprile 2017

Storie di ragazze: Sara che cammina dritta

Sara che cammina dritta

di
Alessandro Ghebreigziabiher

Quante cose ritenute assodate vengono smentite, diventando madri.
E quelle più importanti, si frantumano esplodendo nel cielo come fuochi d’artificio e non puoi far altro che mantenere il capo sollevato e ammirare lo spettacolo.

Alessandro Ghebreigziabiher
Esser grata di quest’ultimo, di esserne testimone oculare.
Se poi la meraviglia di colori e forme, che rendono la già perfetta volta celeste ancora più degna di esser guardata, ti è in qualche modo figlia, gioisci.
Fallo senza remore, libera risate fragorose e danza con lei, che finalmente ha dimostrato al mondo.
Di esser qualcosa di più e di meglio del proprio nome.
Ovviamente, la storia non è affatto iniziata con siffatti auspici.
Raccontiamola così, con le varie coniugazioni del nome che mia nonna ha portato sino alla morte con fierezza, sopportando l’ottusità del padre prima e del marito poi.
Sara che gioca da sola, ai primi incontri con le altrui creaturine, squillanti e scintillanti, a confronto della mia.
Sara che parla poco o per niente, quindi.
Sara che non si integra e perfino Sara che sorride di rado.
E dove sta il problema? Mi riferisco a quest’ultima.
Non è forse un pregio quello di donare il meglio, ovvero un perfetto quanto leggero disegno di labbra, qualora davvero ne valga la pena?
Anche questo è uno sconveniente luogo comune.
Una volta che il cesto della vergogna è stato intrecciato e marchiato, vi finisce tutto, anche ciò che invece andrebbe celebrato come dono originale e unico.
Il meglio, quindi.
Così, col tempo, siamo arrivati ai giorni nostri, al tema della storia in oggetto.
Sara che non calpesta le righe.
Le controindicazioni di un malessere, ovvero le prove di un corto circuito dell’anima, sono come le varie derivazioni di un nome.
Vengono il più delle volte additate come aberrazioni, soprattutto laddove si palesino con modalità accentuata, tipiche peraltro della compulsività delle personali ossessioni.
Nondimeno, come i sorrisi parsimoniosi, talvolta capita che l’astrusità dell’agire sa di divino.
“Sono contenta che sia andato tutto bene”, mi ha detto l’insegnante di matematica quella mattina, “e che lei, nonostante tutto, non sia particolarmente preoccupata. Ma capirà la nostra agitazione, mia e dei ragazzi, quando mentre spiegavo le rette sua figlia si è alzata in piedi e, camminando dritta come una specie di robot, è andata a dare un bacio a un suo compagno seduto al primo banco. Poi è uscita dalla classe con la medesima andatura un po’ rigida. L’ho seguita all’esterno e ho visto che ha raggiunto la bidella, ha acceso il cellulare e messo su una canzone. L’ho chiamata invano, ma lei non mi ha degnata di uno sguardo, mi è transitata accanto lungo il corridoio ed è uscita dalla scuola. Cos’è successo dopo?”
Il quadro si era completato, mi mancava ancora un dettaglio, ma volevo tenermelo alla fine, come per non rovinare l’attesa per l’ultima scena.
Così, celai temporaneamente per me la decisiva domanda e soddisfai la comprensibile curiosità della professoressa.
Le spiegai che Sara ha dato un bacio al compagno perché è innamorata di lui e, dopo aver trascorso pomeriggi a cercare la canzone perfetta, l’ha portata alla bidella, perché un giorno quest’ultima le ha confidato che, se avesse potuto, avrebbe desiderato essere una ballerina. Poi è uscita dalla scuola e si è imbattuta nell’omino che vende le pizze e i tramezzini alla ricreazione, gli ha stretto la mano e gli ha detto grazie, perché il tipo si lamenta sempre che i ragazzi comprano le cose ogni giorno, ma nessuno si degna di essere gentile. Quindi è entrata nella libreria nel nostro quartiere, ha aperto il borsello è messo sul banco tutti i soldi che aveva, perché sa che tra poco chiuderà per debiti. E’ andata avanti così, per tutto il giorno, senza mai fermarsi.
“E poi cosa è successo?” ha domandato l’insegnante.
“Sono tornata a casa e l’ho trovata in piedi ad aspettarmi. Quindi, proprio come ha detto lei, camminando dritta come un automa è corsa verso di me e mi ha abbracciato, con una stretta incredibile che non dimenticherò mai. Ho pianto, sa? Perché si è mossa senza guardare in terra, senza preoccuparsi delle righe…”
“Già, ha fatto lo stesso anche qui in classe.”
“E poi mi ha raccontato tutto. Vorrei farle una domanda, ora.”
“Dica pure.”
“Cosa stava spiegando quando mia figlia ha lasciato il suo banco?”
“Gliel’ho detto, stavo parlando delle rette.”
“E cosa stava dicendo?”
“Che una linea retta è il modo migliore, quindi il più veloce, perché due punti si incontrino.”
Ecco come siamo arrivati.
A Sara che cammina dritta.

 
Leggi altre storie di ragazze
Ascolta la mia canzone La libertà
Compra il mio ultimo libro, Tramonto, la favola del figlio di Buio e Luce
Guarda un estratto del mio ultimo spettacolo Curami
Iscriviti alla Newsletter

giovedì 6 aprile 2017

Libri sulla diversità per bambini e ragazzi 2017: Tramonto


Tramonto
La favola del figlio di Buio e Luce

Racconto di
Alessandro Ghebreigziabiher

Illustrato da
Valentina Rizzo

Tempesta Editore, 2017
 

Dalla quarta di copertina:
Il mio nome è Tramonto.
Sì, quel magico momento tra il giorno e la notte, quell’attimo affascinante e incerto, denso di mistero.
Sono nato in quell’attimo, sospeso tra il nulla e l’infinito.
Mio padre Buio e mia madre Luce ebbero solo un istante per amarsi, ma fu sufficiente per donarmi al mondo.
Sono nato in mezzo tra due sud.
Quello d’Italia, Napoli, e quello del mondo, l’Africa.
Quindi, tra due colori, tra un nome e un cognome così diversi, tra mente e cuore, soprattutto.
Sono nato lì, su quella linea di confine, e da allora ho vissuto camminando su una corda immaginaria, sospeso su un mondo
bisognoso di riconoscere e di riconoscersi.
Col tempo ho imparato ad amare questa vita perennemente in bilico, con i piedi per terra e la testa persa fra le stelle.
E ho fatto un sogno.
Sì, proprio in quell’ora affascinante in cui il sole e la luna si scambiano il cinque.
In quell’attimo fatto apposta per i nati in mezzo come me.
Esattamente in quel momento ho sognato che forse siamo in tanti a camminare su quella corda, più di quanti io creda.


La storia:
Tramonto è il racconto di un bambino nato tra due mondi, l'Africa e l'Europa, da un padre nero e una madre bianca, quindi tra due colori ed esattamente come il tramonto vive un'esistenza in mezzo, tra il giorno e la notte, trovando l'equilibrio migliore accettando la propria condizione come naturale, scoprendo i vantaggi e le ricchezze nel nutrirsi di più culture.
 


Dal teatro al libro: il testo ha esordito nel 1999 come spettacolo di narrazione a Roma e da allora è stato portato in scena in molte città italiane. 
Nel 2002 il testo è stato pubblicato da Lapis Edizioni come libro illustrato per ragazzi. Nel 2003 è stato premiato dall'International Youth Library (IYL, Monaco) con il White Ravens, un riconoscimento alle opere di tutto il mondo ritenute di speciale valore ed è stato selezionato nel 2011 per la  Notte del racconto, Altri mondi, evento promosso in tutta la Svizzera, Bibliomedia Svizzera italiana.


Recensioni e segnalazioni:
Misurafamiglia
Culturamente
Book Hunters Blog
Traiettorie
Expartibus
Vocespettacolo

Spettacolomania
Dramma
Roma Art Magazine
DifferenteMente
Roma da leggere
Romatoday

100 libri da non perdere, Istruzione Emilia Romagna, Valentina Asioli
Il bambino sullo scaffale, Accaparlante , Annalisa Brunelli e Giovanna Di Pasquale
Vivavoce
Un libro per chi è nato ''in mezzo", Angeli Press
Stranieri in italia
Casa delle letterature 
Comune di Roma 


Bibliografia:
L'immigrazione raccontata ai ragazzi, Luatti Lorenzo, Nuove Esperienze Editrice, 2011
L'immagine della società nella fiaba, Franco Cambi, Sandra Landi, Gaetana Rossi, Armando Editore, 2008
Scrivere nella lingua dell'altro: la letteratura degli immigrati in Italia, Daniele Comberiati, Peter Lang Editore, 2010
Diversi libri diversi: scaffali multiculturali e promozione della lettura, Vinicio Ongini, Idest Editore, 2003
Testi narrativi per le classi con competenze linguistiche diversificate: percorso per lo sviluppo delle abilità di lettura nella formazione professionale, Carmen Blasiol, Franca Pagnozzi, Patrizia Weber, IPRASE, 2013

Per comprarlo online:

  Tramonto (ISBN 9788897309949)
Nei siti specializzati (in aggiornamento): Ibs, Amazon, Feltrinelli, Mondadori, Libreria Universitaria, Libreria Rizzoli
In alternativa, acquistabile sul sito dell'editore

mercoledì 5 aprile 2017

Storie con morale: Io vedo di più

Io vedo di più

di
Alessandro Ghebreigziabiher

Due padri, al parco.
Due bambini in carrozzina, con due padri, al parco.

Alessandro Ghebreigziabiher
Capita, non è la norma, d’accordo, ma succede, per buona sorte.
E' tempo, prezioso, adorato e indispensabile tempo per le consorti, tra le altre cose.
“Sai?” fa uno dei due. “Mi sono comprato la tv con lo schermo grande.”
“Davvero?” fa l’altro. “Era ora.”
“Ma grande, eh?”
“Bravo, finalmente.”
Pausa frustrata, seguita da rincorsa aggressiva.
“Cinquanta pollici, una bestia.”
“Ah, ma il minimo, quindi.”
“Come sarebbe a dire, il minimo? Il mio è il più grande tra parentame e amici.”
“Be’, mi dispiace doverti correggere, ecco.”
“Perché?”
“Perché io ho un sessanta pollici abbondanti, caro.”
“Cosa vuol dire abbondanti?”
“Mi conosci, sai quanto sono pignolo. Li ho misurati e siamo perfino un paio di millimetri oltre la misura di fabbrica.”
Pausa invidiosa e reazione d’orgoglio ferito.
“Il mio però ha anche il 3D.”
“Ah, ma quello è di serie dai cinquanta pollici in su. Dovresti saperlo, non te l’hanno detto al negozio? Non è di serie, invece, il 4D…”
“Tu ce l’hai?”
“Certo.”
“E quale sarebbe la quarta dimensione?”
“Gli effetti climatici”
“Che?”
“Il vento nelle scene ventose, l’umidità in quelle umide, il freddo nelle ambientazioni invernali, eccetera.”
“Ma va’…”
“Sul serio, è roba che in futuro sarà predefinita.”
“E la pioggia?”
“Quella è opzionale, io l’ho esclusa. Se mia moglie non tenesse così tanto al tappeto in salotto…”
Pausa demoralizzata e rincorsa dignitosa.
“Il mio ha sei casse incorporate.”
“Chiaro, la base.”
“Cosa intendi per la base?”
“Le sei casse sono come la base della pizza, insomma. Poi però ci vuole il resto.”
“Che tu hai.”
“Certo.”
“E sarebbe?”
“Niente di speciale, l’orchestra ologrammatica e la vibrazione propagata.”
“Mi stai prendendo per il culo?”
“No, ma ti pare? Sono optionals ormai diffusi. La prima, una volta azionata, carica ai lati dello schermo la versione virtuale di un’intera orchestra con tanto di maestro a eseguire la puntuale colonna sonora del film.”
“E la vibrazione pro qualcosa?”
“Propagata. In parole povere, immagina una scena d’azione, con rottura di vetri, auto che esplodono e mitragliate senza fine. Ebbene, tutta la stanza e gli oggetti di arredamento vibrano di conseguenza. L’altro giorno ho rotto il porta fiori sulla libreria alle spalle del divano, ho dato la colpa alla colf, altrimenti mia moglie mi strangola…”
Pausa avvilita e rincorsa disperata.
“Io ci vedo di più.”
“In che senso?”
“Tu… tu porti gli occhiali, io no, prendi e porta a casa, razza di quattr’occhi cecato!”
“M-Ma n-non mi sembra il c-caso…”
“E sei pure balbuziente.”
“L-Lo sai che b-balbetto q-quando m-mi si offende… tu invece s-sei g-grasso.”
“E allora?! E’ vero, sono un ciccione, contento? Ma io ci vedo di più!”
“N-non è vero!”
“Sì che lo è!”
Ecco, due padri al parco.
Due bambini che litigano, potremmo dire, ignorando l’età di entrambi.
In carrozzina sempre due bambini, ma tali con diritto.
Caspita, questa sì dovrebbe essere la norma ovunque nel mondo.
Per loro buona sorte, a sufficiente distanza, ignorano il delirante diverbio.

Così riempiono pupille e anima dei colori e le forme che sopravvivono all’ottusità cittadina, tra altri bambini che rincorrono palloni e futuro, e le avvisaglie primaverili che iniziano a conquistare il giallore del tempo finalmente arrendevole.
Sorridono e, speriamo, ricorderanno.
Cosa vuol dire.
Vedere di più.


Leggi altre storie con morale
Ascolta la mia canzone La libertà
Compra il mio ultimo romanzo, Elisa e il meraviglioso mondo degli oggetti, Tempesta Editore
Guarda un brano tratto dal mio spettacolo, E' incredibile quello che una piccola luce può fare
Iscriviti alla Newsletter