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Visualizzazione dei post da Settembre, 2015

Storie di donne: Guardami

Guardami di Alessandro Ghebreigziabiher Domani è il mio compleanno, pensa Elisa. Ma la mia festa è oggi. Perché oggi sono bella. Perché oggi vorrei esserlo. Domani non so . Brandelli di pensiero coerente, rattoppati alla bisogna per esigenze editoriali.   Sempre se qualcuno mostrerà mai la benevolenza nel valutare questo mio scritto. Ah, io scrivo . E non pubblico . Sia dal punto di vista librario che in materia di ascolto, ecco. Nel senso che quella roba con cui insisto ad appesantire la memoria del pc non ha mai trovato casa in una pagina che non fosse digitale e in uno sguardo che non fosse il mio. Sì, lo so, ci sono gli Ebook, ma non l’ho mai presi in considerazione davvero. Senza offesa ma scrivere per me è magia. E magia vuol dire trasformazione. Una cosa che ne diviene un’altra totalmente differente. Il volume telematico non è abbastanza inverosimile per il sottoscritto, troppo logico. Ho bisogno che le parole fuggano dalla cella che le ospita come un a

Storie di fantascienza: il pianeta Insomma

Il pianeta Insomma di Alessandro Ghebreigziabiher C’è un pianeta. Non so dire dove sia, insomma. E se lo sapessi spiegare, non sono certo che lo scriverei qui, ora. Non sono certo di alcunché. Per questo, spero che quando arriverò mi faranno perlomeno atterrare. Oh, ma perdonate, insomma, non mi sono ancora presentato. Di me dicono poco. La più ricorrente è che abuso di una parola. Insomma . Che volete farci, mi piace il suono, non il significato. Ecco perché spero vivamente che i puristi della semantica in ascolto saranno clementi, laddove ne scorgeranno l’inopportuna presenza. D’altra parte, innanzi all’abuso di ben altro intorno a noi, credo che quello delle parole mi renda un colpevole di grado tollerabile. C’è un pianeta, dicevo, insomma. Senti, chiamiamolo così, pianeta insomma, così almeno il vocabolo troverà un’istanza coerente in questo mio confuso componimento. Su questo pianeta non c’è scuola o università e dottorati vari. Nel mezzo non v’è traccia

Storie di scuola: Quelli che non ci sono

Quelli che non ci sono di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta una classe. Anzi, non c’era . C’è, c’è sempre. Da qualche parte c’è. E’ lì. Io la vedo e l’hai vista anche te. Anche solo un pezzetto. Per un istante, pure breve e distratto. Dimentica il tuo, di banco, e guardati in giro, se non mi credi. Sì, lo so, sei all’inizio del viaggio ed è normale e giusto che il protagonista sia tu e solo tu. Ma la storia ha bisogno di incontri e scontri. Di eroi consapevoli della fortuna dei primi e, specialmente, senza covar vani timori verso i secondi. La storia ha bisogno degli altri, altrimenti non v’è racconto. Soprattutto di quelli che non ci sono . Sì, è proprio di quella sedia vuota, che sto parlando. Già, quella lì, al terzo banco. No, non è in ritardo. Il tempo non è mai stato un problema per lei . E non ha neanche sbagliato classe. La sbadataggine è sempre stato l’ultimo dei problemi, per lui . Vuoi andare avanti? Vuoi davvero scoprire cosa dicano

Storie di scuola: il bambino con lo zaino troppo pesante

Il bambino con lo zaino troppo pesante di Alessandro Ghebreigziabiher Cara maestra, gentili professori tutti, e soprattutto egregio preside, mi dispiace. Sì, lo so, non è un bel modo per iniziare l’anno. Partire con delle scuse non è il massimo, me ne rendo conto, ma dietro a esse si nasconde la verità. Voglio dire la verità. Voglio cominciare dalla verità. E questo non è invece un meraviglioso modo per iniziare? I miei hanno terminato di comprare i libri di testo. Sono tanti e la spesa è stata ingente. Mi dispiace. Sì, lo so, non è un bel modo per ripetersi in così poche righe. Non è il massimo, ne sono consapevole, ma voglio dirla tutta, come si suol dire. E questo non è un bel modo per riempire il foglio? Insieme ai libri i miei genitori mi hanno comprato anche lo zaino. Un voluminoso e vorace zaino. L’ho riempito con cura con tutto l’occorrente, così, per fare una prova. Per non arrivare al primo giorno impreparato. Diario, astuccio con penne, matite e

Storie di giocattoli: Qualcosa di rotto

Qualcosa di rotto di Alessandro Ghebreigziabiher   E se fosse un dono? Questo pensò Alec, seduto in terra, solo. Aveva appena pianto per Jack, il peluche che aveva osato lacerarsi sulle spalle a testimonianza della propria vulnerabilità. La finzione sotto la pelle che non dovrebbe mai esser conosciuta del tutto. La mano non vista, si dice così, il non è fondamentale, la magia ha bisogno dei non di questo mondo. Non guardare tutto, non puoi e non devi guardare tutto, se non altro nel medesimo istante, altrimenti quello non è un universo di vita che soffre e ride, che adora e muore, e poi resuscita. Ma solo un sottovalutato composto di carta e inchiostro. Alec aveva dieci anni ed era un mostro, così aveva scherzato lo zio Claude. Mistificazione tra le più comuni, quella di ritenere la semantica roba aliena alle imberbi menti. Il più delle volte comprendono il senso che a te, navigato lupo grigio, è sempre sfuggito. Talvolta ne intuiscono l’essenza invisibile, la sola che