venerdì 27 aprile 2018

Racconto sui rifugiati: noi siamo ombrello

Con o senza l’avvallo delle nazioni riunite.
Nessuna coalizione scenderà in campo contro il nostro nemico, a meno di sollevare un dito colossale e puntarlo lì, dove il soldo e l’egoismo dolgono.
Non ci sono rock star che organizzeranno mega concerti a scopo benefico e impegnato.
Non scriveranno canzoni, per noi altri.
Le lancette non si arresteranno nel dovuto silenzio innanzi al lento, inesorabile restringimento del nostro orizzonte...

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giovedì 26 aprile 2018

La creatura

La creatura

di
Alessandro Ghebreigziabiher


“Una sensazione terribile, non hai idea, credimi…”
“Certo… raccontami tutto, Piero.”
“Ci provo…
“La cosa… all’improvviso mi rendo conto della cosa.
“Lei è dentro di me.
“Lei è viva, si muove e pensa.
“In quell’istante capisco che non è una cosa…
“E’ una creatura, un alieno che vive in me, come in quel film di fantascienza.

Alessandro Ghebreigziabiher
“Solo che qui non siamo in un film, io non vivo in un film.
“Sono una persona come tante, un uomo comune, di carne e sangue, che può farsi male, che può morire.
“Qualcuno che deve preoccuparsi di se stesso, perché la vita è già difficile di suo, ti spinge a proteggerti, ti rende egoista, perché devi sopravvivere.
“Perché vuoi sopravvivere.
“Ma in quel momento non riuscivo più a pensare a questo…
“Mi sono sentito incredibilmente debole e indifeso, fragile oltre ogni possibilità, come la più esile carta velina alla mercé financo del più innocuo refolo.
“La paura ha preso ulteriormente possesso del sottoscritto, consapevole che proprio in quell’istante di massima vulnerabilità la creatura si è manifestata dentro il mio corpo.
“Nel frangente in cui avevo
maggiormente bisogno  di tutta la mia forza.
“E allora, con un moto di orgoglio, ho cercato di esortare ogni muscolo, ciascun nervo, e gli organi tutti a farsi uno per fronteggiare l’invasore della mia esistenza.
“Lo sforzo fu vano ed è a quel punto che la mia angoscia ha raggiunto vette impensabili.
“La creatura sembrava profittare della mia sopravvenuta energia.
“Come se traesse giovamento proprio da ogni mio tentativo di resisterle.
“Come se fosse del tutto padrona del sottoscritto.
“Ho desiderato odiarla con tutto me stesso, ma non ci sono riuscito, constatando che ogni sentimento che potesse in qualche modo respingerla fosse bandito dal mio essere.
“Nella mia vita ho avuto le mie esperienze, ho superato difficoltà e sofferenze, sono cresciuto in tanti modi e ho imparato molto.
“Ho letto e viaggiato in lungo e in largo.
“Mi ritengo un adulto consapevole e forte.
“Nondimeno, niente di quel che avevo dalla mia mi aveva preparato a un panico del genere.
“Non è umano, tutto ciò, mi son detto.
“Questa è roba soprannaturale, ho pensato.
“C’è posto solo per me, lì dentro, ho urlato quindi alla creatura.
“Esci, ti prego, sono perfino arrivato a implorarla.
“E poi…”
“E poi ti sei svegliato.”
“Sì, Cinzia. Poi mi sono svegliato. Che razza di incubo. E’ stato orrendo, non hai idea di cosa ho provato…”
“Certo, caro…”

“Piero?”
“Sì?”
“Mi sa che è giunta l’ora…”
“Davvero?”
“Davvero, prendi l’auto, e accompagnami a partorire.”
La creatura…



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Le sette vite di Eva

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venerdì 20 aprile 2018

Racconto di pace e scuse

Tuttavia, più di ogni altra cosa – affermerà il paese delle opportunità sprecate – imploriamo perdono da voi, anime native, coloro che abbiamo sterminato al nostro arrivo, i veri americani, che americani non erano affatto, e fu forse questo l’inizio della loro sventura.
All’unisono, si leverà dritta la rivale di sempre, la grande madre Russia, e con sincero pentimento domanderà scusa per i gulag, naturalmente, ma sarebbe scontato, perché in pratica dovrà rispondere di più o meno le medesime colpe dello storico nemico, tra tutti il sacrificio dei diritti umani e l’annientamento sistematico delle voci stonate tra gli autoctoni.

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giovedì 19 aprile 2018

Spettacoli teatrali sull'ambiente: Le sette vite di Eva

Le sette vite di Eva

Scritto, diretto e interpretato da
Alessandro Ghebreigziabiher

Con
Cecilia Moreschi

Video promo dello spettacolo:



Avatar per tutto

Avatar per tutto

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Ancora una volta, in un possibile futuro…

Siamo al bancone del negozio più in voga del Web Virtual Supermarket Discount o come cappero si chiama. Chiedo venia, ma scrutar l’orizzonte mette a dura prova cuore e occhi con identica virulenza.
Il cliente è uno di quelli preziosi, fidelizzati a puntino e pronti per esser prosciugati dallo smaliziato venditore.
“Buongiorno, signorina”, fa il nostro. “Vorrei qualche informazione sui vostri prodotti.”
“Dica pure”, fa l’avvenente ologramma a forma di commessa.
“In particolare, sono interessato al volto…”
“Certo, signore, vedo che andiamo sul vintage.”
“In che senso?”

Alessandro Ghebreigziabiher
“Be’, l’avatar facciale è roba primordiale, ecco.”
“Chiaro, mi rendo conto. Allora, ha qualcosa per me?”
“Ho tutto per lei”, risponde suadente l’effimera interlocutrice. “Le posso offrire qualsiasi faccia, dall’attore più affascinante al cantante sciupafemmine, passando per il modello dallo sguardo magnetico.

“Davvero? Non è che si potrebbe avere un mix di tutti questi?”
“Ovviamente. Glielo incarto?”
“Sì, sì, perfetto.”
E così, l’uomo se ne va galleggiando ad almeno dieci bit da terra per la gioia.
Il giorno seguente è di nuovo al bancone.
“Buongiorno, signore, tutto a posto col prodotto?”
“Tutto a posto, sì, ciò nonostante, ecco… c’è un problema… però non è colpa vostra. Insomma, il viso da star funziona, ma stona con la voce, mi capisce?”
“Più che altro la sento.”
“Prego?”
“Scusi, non voglio offenderla, ma lei parla come se le stessero strizzando i…”
“No, ha ragione, è proprio così, da piccolo mi canzonavano assai, non sa quanto. A ogni modo, può aiutarmi?”
“Io sono fatta per aiutarla”, risponde con gli occhi brillanti per l’alta risoluzione puntualmente attivata. “Preferisce la voce calda e impostata da attore teatrale, quella da oratore greco in pieno monologante orgasmo, oppure quella dell’arringatore di eserciti prima della battaglia?”
“Non saprei…”
“Facciamo ancora una volta un mix? Incartiamo?”
“D’accordo, incartiamo.”
E il nostro esce ulteriormente soddisfatto per l’upgrade della propria deludente identità.
Nondimeno, il giorno successivo è ancora al negozio.
“Signorina, buongiorno.”
“Oh, salve, cosa la porta di nuovo da noi?”
“Mi perdoni, le sembrerà strano…”
“Tutt’altro, signore. E non ha idea quanto, tutt’altro. Si apra pure, con me, sono fatta per capire i suoi bisogni. E pure su questo, non ha idea di quanto sia fatta per tale scopo.”
“Ecco, la voce si abbina perfettamente con la faccia, ma il corpo… no, dico, mi ha visto?”
“Sì, e sto ancora ridendo.”
“Come, scusi?!”
“No, scusi lei, ma vuole forse che le dica bugie?”
“No, certo…”
“E allora, pure io non posso evitare di notare quella ridicola pancetta, a fronte del viso perfetto e la parlata incredibilmente sexy. Anzi, sa che c’è? Si nota anche di più, così…”
“Già… non si può rimediare?”
“Naturalmente, signore. Guardi, visto che ci siamo, vogliamo dare un aggiornamento totale al tutto?”
“Tutto?”
“Sì, tutto il corpo, il pacchetto completo e non ci pensa più.”
“Si può?”
“Qui lei può avere tutto, come le dissi il primo giorno che è venuto. Che faccio? Incarto?”
“Ma sì, incarti pure.”
E il tizio saluta la signorina convinto di iniziare finalmente la vita che ha sempre sognato.
Ciò malgrado, anche il dì seguente si presenta al bancone.
“Buongiorno, signore, come sta?”
Il nostro, sebbene dotato di un’immagine degna di qualsiasi copertina, ha un’espressione inquietante, sopraffatta da angoscia e terrore.
“Signorina, mi aiuti!”
“Mi dica, sono qui proprio per aiutarla.”
“Nessuno più mi riconosce, al lavoro come a casa… mia moglie ha cambiato la serratura, pensa che sia un ladro e mio figlio… l’altro giorno non me l’hanno dato a scuola, ho detto sono il padre, ma non sapevano chi fossi… ti credo, sono un figo, ora…”
“Capisco, signore, e pure su questo non ha la più pallida idea di quanto capisca.”
“Bene, allora, se non le dispiace, vorrei restituire la merce.”
“Non è possibile, signore.”
“Come no?”
“Perché ormai i prodotti sono stati acquistati.”
“Quali acquistati? Non mi ha mai chiesto soldi, signorina… rivoglio la mia vita reale…”
“Lei dice, signore?”
Con cosa crede abbia pagato finora?



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mercoledì 18 aprile 2018

Racconto sulla guerra: perché?

E allora tu osa e dona un oggettivo complemento alla suddetta interpellanza.
Perché ci sono armi chimiche?
Potresti pure fermarti qui, senza alcuna coordinata spaziale, e quindi temporale, e saresti comunque pericolosamente fuori tema.
L’antivirus preposto al controllo della pubblica discussione interverrebbe immediatamente a porre rimedio innanzi a tale ingenuo refuso.
Esatto, perché sarebbe questa la strumentale colpa per rigettare l’estraneo dubbio.
La tanto sfruttata carta del puerile candore, inadatto a trattare la complessità del globale groviglio di interessi e potere.

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venerdì 13 aprile 2018

Racconto di un matrimonio mancato

Perdonami, Mônica, che ancora attendi il ritorno di Marielle a un mese dalla sua inaccettabile scomparsa, se in dono a questo sentimento crudelmente ferito offro solo un disegno.
E’ forse questa la colpa di una generazione intera di fragili complici, illusi dalla convinzione che con l’accostamento più o meno appassionato di parole e tonalità si potesse esaurire il compito.
Dietro la presunta poesia del momento, c’è un mondo intero...

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giovedì 12 aprile 2018

Vietato guardare

Vietato guardare

di
Alessandro Ghebreigziabiher

 
Di nuovo, in un futuro auspicabilmente lontano…

Gli allarmi suonano, ovvero, urlano e strepitano di collera indicibile.
Chi ha osato?
Chi ha potuto arrivare a tanto?
La folla si fa numerosa, intorno, compatta nello stupore e il capo chino sul personale monitor sovrano.
“Signora”, fa l’agente preposto fissando la donna inquadrata nel suo, di schermo, “suo figlio è in arresto.”
La madre del colpevole è incredula, più che spaventata.

Alessandro Ghebreigziabiher
“Mi scusi”, fa rivolgendosi al solerte funzionario ritratto nel video del cellulare stretto tra le mani. “Ma, ecco, vede…”
“Non la scuso affatto”, ribatte l’altro, mentre i curiosi iniziano a filmare e a strappar via brandelli dell’inusitato evento come cani livorosi intorno alla preda rea di palesar sangue e fragilità. “Il bambino ha violato la sacra regola.”
“L’ha violata…” mormorano in coro, quasi salmodiando, i presenti che man mano si appropinquano per guadagnar definizione per l’immagine inaspettata. “La sacra regola… l’ha violata…”
“Lei, come tutti, sa perfettamente che in pubblico nessuno può sollevare lo sguardo dal proprio telefonino.”
“Certo”, si premura di spiegare la signora, “lo so bene, conosco la sacra regola, solo che il mio bambino…”
“Ah, chiaro”, la interrompe di nuovo l’addetto al rigore cittadino, “adesso mi tira fuori la solita solfa del piccolino, che è innocente, poverino… ma ha visto cosa postano oggigiorno questi delinquenti in erba?”
E di seguito, l’improvvisato pubblico marchia con un comune pollice verso la stigmatizzata replica della donna.
Perché se è popolare salire sul carro del vincitore, di questi tempi è altrettanto facile farlo a pezzi, laddove si ritrovi a percorrere la canonica via nella direzione opposta.
“No, guardi, c’è un equivoco, io non intendevo…”
“Si vergogni”, la apostrofa il solerte guardiano dello status quo. “Lei dovrebbe essere una guida per suo figlio, invece di farlo cadere nel vortice del peccato…”
“Vergogna …” echeggia la folla come sopra. “Ha peccato…”
“Ma quale peccato?” la donna tenta ancora di farsi ascoltare. “Lei non ha capito…”
“Silenzio!” esclama irato il custode del viver concesso. “Credo proprio che dovrò arrestare anche lei, insieme al criminale che sta allevando…”
“Arrestala!” bercia il popolino in piena, estatica foga.
“Mio figlio non è un criminale!” strilla di rimando la donna sovrastando insperatamente il frastuono.
“Come no?” ribatte stizzito l’agente. “Ha violato la sacra regola, l’abbiamo visto tutti, lo vediamo anche ora, la scena è virale su ogni schermo, ormai. Il bambino ha il capo lontano dal monitor e sta guardando intorno a sé.”
“Peccatore!” sbraitano i numerosi testimoni della grave trasgressione.
“Ma voi non capite”, esclama con rinnovato vigore la madre. “Mio figlio è cieco…”
Un quanto mai gradevole silenzio cala inesorabile in quel mentre.
“Ah…” osserva mortificato il poliziotto. “Allora sta guardando il niente…”
“Si sbaglia”, lo corregge la donna.
Siamo noi a farlo.



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mercoledì 11 aprile 2018

Racconto della guerra USA Russia

Nel retorico gioco dei ruoli, America era il salvatore e Russia l'aggressore, il primo l’alleato potente e il secondo l’amico degli altri, e poi aggiungici pure occidente e oriente, noi e loro e altre trovate semantiche per riempir occhi e orecchie,
generazione dopo generazione, di lettori apparentemente impotenti.
La favola veniva tramandata di padre in figlio senza colpo ferire, come se fosse inevitabile, come se fosse la storia stessa del mondo, come se il mondo medesimo la scrivesse da sé.

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venerdì 6 aprile 2018

Racconto di una foto

Dall’altro lato dell’obiettivo, Maher.
Un ladro di immagini, ma di quelli buoni.
Una versione atipica di Robin Hood, che ruba memoria laddove si faccia di tutto per disintegrarla, per poi donarla ai posteri.
Affinché vedano l’indomani ciò che ieri è transitato invano sotto gli occhi dei protagonisti.
Difatti, il lanciatore di ricordi in bottiglia tra le onde del futuro venne bloccato subito dopo essersi impadronito di quel prezioso ritaglio di storia vissuta.

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giovedì 5 aprile 2018

Racconto sui social network: chiudi tutto

Chiudi tutto

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Da qualche parte, ovvero, in molte case del socializzato mondo moderno…

Mario?
Mario?!

Mario!!!
Eccomi, Daniela, cosa c’è?
Come cosa c’è? Non ti ho sentito inchiavare la porta, cavolo…
Davvero?
Certo che sì, chiudi, sbrigati, il sole ha tramontato da un pezzo!
Subito, hai ragione, vado.

Mario?
Eh?
Mariooo!
Ho detto eh!

Alessandro Ghebreigziabiher
Ho capito, ma vieni qua. Dobbiamo parlare da una stanza all’altra? Vuoi che gli sconosciuti ci sentano?
Giusto, scusami, arrivo.
Allora, cosa c’è?
Hai inchiavato?
Sì…
E la doppia mandata? Il catenaccio? E l’antifurto?
Ops… hai ragione…
Mario… vuoi che ci entrino i ladri in casa? Di questi tempi, a quest’ora chissà chi ci sarà, là fuori… chiudi tutto!
Provvedo immediatamente, amore, per fortuna che ci sei tu.
No, per fortuna che abbiamo la porta blindata e i vetri a prova di urto.
Anche, amore, anche quelli.

Mario!
Cosa c’è adesso?
Cos’è questo spiffero?
Oh… credo sia la finestra in cucina…
E’ aperta?!
Sì, l’hai spalancata tu quando abbiamo finito di cenare. Per il fritto, hai detto…
Certo che l’ho detto, ma è stato mezz’ora fa, ti ho spiegato che il sole è tramontato!
Va bene, ma non potresti farlo tu?
Ho appena acceso il pc...
Certo, è chiaro.
Vai, chiudi, chiudi bene, e tira giù la serranda fino in fondo.
Perché?
Perché c’è un nuovo vicino, ecco perché, proprio di fronte a noi, un tizio con la barba scura ed è scuro pure di faccia.
Sul serio?
Sul serio, chiudi tutto.
Corro.
E… Mario?
Sì?
Fa’ il favore, vai a dare un’occhiata al piccolo, controlla se anche la sua finestra è ben chiusa.
Ovvio, vado.

Mario?

...
Mario?!

...
Mario!!!
Sono qui, Daniela, cosa c’è adesso?
Hai chiuso bene tutto?
Ti ho detto di sì.
Porta e finestre?
Chiuse.
Serrande calate? Lo sai che quando fa buio, qui da noi, non si vede più nulla, con la gentaccia che c’è in giro…
Tutto calato, chiuso e bloccato.
Perfetto, adesso che siamo al sicuro dagli estranei, mi dici dove sta la foto di nostro figlio che gli abbiamo fatto al primo bagnetto nella vasca? La voglio caricare su Facebook, Instagram e Twitter insieme a tutte quelle dalla nascita fino ai sei anni...



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mercoledì 4 aprile 2018

Racconto di una bambina scomparsa

Io ti perdo, Qifeng.
Noi ti perdiamo, figlia.
La certezza della peggior pagina in un racconto vivente.
Con scritto in calce all’orrendo capitolo, con inchiostro da flebile speranza colorato.
Noi ti ritroveremo.
Così, secondo una sceneggiatura tragicamente scontata, i genitori intrapresero una ricerca
disperata che non si è mai fermata sino a oggi.
In seguito, Wang comprò un taxi e cominciò a perlustrare la città di ben quattordici milioni di persone durante le ore di lavoro.
Mise un volantino sul finestrino dell'auto, dopo aver stampato biglietti da visita con le informazioni di sua figlia, raccontando a ogni passeggero l’accaduto.

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