mercoledì 25 gennaio 2017

Storie sull'amicizia: La mia luce

La mia luce

di
Alessandro Ghebreigziabiher

Corrado è in terra, rannicchiato e intento a stritolare se stesso, con l'inaccettabile speranza di cancellarsi, di sparire.
Alessandro Ghebreigziabiher
Esattamente come l’adorato disegno, ridotto in pezzi da una tra le più odiose eredità dell'umano baraccone.
Il dolore di un genitore.
“Cosa fai lì?” chiede l’unica lettera amica di una famiglia solo abbozzata.
La effe, per la cronaca, che il cielo la benedica.
Corrado non risponde, ma Federica non si arrende e lo raggiunge sul pavimento della camera.
Il luogo perfetto per incontrarsi, tra vittime innocenti.
La ragazzina, vecchia saggia di tredici anni, si guarda in giro e nota i resti dell’opera sublime, sopravvissuti alla paterna solitudine travestita da alcool e rabbia.
Quindi vede e capisce.
Capisce e vede meglio.
Vede meglio, capisce tutto e decide di prenderlo tra le mani, l’unico senso del racconto, il solo possibile per non soccombere allo sgradevole destino.
“Meraviglioso…” fa con indubbia sincerità nella voce, ammirando il frammento di carta e sogni calpestati.
Destato più dal tono che dal senso delle parole, il fratellino di soli sei anni leva il capo e la guarda.
Lei lo percepisce, con il cuore ricolmo di speranza, ma non smette di fissare la porzione di sole disegnata da Corrado.
Un particolare di un disegnino infantile per il mondo di fuori e ali di pura magia per chi questo e solo questo attende, altrimenti è fine, la solita di molti, troppi, là fuori.
“E’ solo un pezzetto…” fa il bambino.
“No”, risponde Fede, come la chiama lui, “non lo è.”
Quindi, come in preda a un’eccitazione mistica, si alza frenetica e senza smettere di stringere il ritaglio superstite corre alla finestra e tira giù la serranda.
Creando il buio, e con esso il teatro perennemente gremito, il cinema e i suoi ingannevoli effetti, tutti i libri del mondo, ogni spettacolo che possa accendere occhi e far vibrar mani, agevolando l’entrata in scena del talento, quello incontaminato, il solo che dovremmo celebrare sulla pubblica piazza.
Ah, che emozione l’oscurità che prelude ai miracoli.
La ragazzina ritorna accanto a Corrado e gli mostra, ovvero, gli dimostra che non tutto è perduto.
Il bambino vede.
Il bambino vede e capisce.
Capisce ancor meglio di lei e rinasce.
“Sembra vero…” mormora estasiato, ipnotizzato dal frutto della sua sottovalutata matita.
“No”, lo corregge di nuovo Federica, ancora una volta per una buona ragione. “E’ qualcosa di più.”
E’ la tua luce, fratello mio.
E’ la nostra, sorella.


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mercoledì 18 gennaio 2017

Storie sull'amicizia: La mia migliore amica

La mia migliore amica

di
Alessandro Ghebreigziabiher

“Signori”, fa lo psicologo con evidente soddisfazione nello sguardo come nel tono della voce, “è con grande piacere che vi informo che con Brando possiamo interrompere le sedute.
Alessandro Ghebreigziabiher
Ovviamente, io sono a disposizione, per ogni evenienza. Avete il mio numero, sapete dove lavoro, insomma… signora? Su, non faccia così…”
“Non si preoccupi, è solo gioia, sono contenta…”
L’uomo le passa i fazzoletti che sono sempre a portata di mano e di volto sulla scrivania.
La donna ne approfitta e cancellate le lacrime mostra un’espressione al colmo della felicità. Pronta a piangere di nuovo, in breve.
“Lei lo sa. Io e mio marito eravamo così angosciati…”
Il compagno afferra la mano della moglie e la stringe con delicatezza. Non è una persona particolarmente generosa nei gesti, ma è solo una sorta di innata dedizione all’essenziale e allorché il raro tocco vada in scena, è sempre sul pezzo.
La donna gli sorride e lui la imita di rimando.
Altrettanto fa il dottore al di là della scrivania. E’ una guerra assai difficile, quella contro i mostri dell’anima, ma talvolta si vince qualche battaglia e non si può fare a meno di festeggiare.
“Ricordo quando siamo venuti qui la prima volta, due anni fa…” dice la donna. “Eravamo così afflitti. Dopo… sì, dopo Lidia pensavamo che adottare Brando fosse stata la scelta più giusta, il modo migliore per continuare insieme…”
“Lo è ancora, signori”, tiene a precisare il dottore della mente. “Dovete convincervi che è così anche adesso e che lo sarebbe stato a prescindere dai miglioramenti di Brando. Come vi spiegai a suo tempo, vostro figlio è arrivato nella vostra casa che aveva già cinque anni, non è semplice a quell’età accettare l’idea di una nuova famiglia, papà, mamma, e tutto quello che ne consegue. E’ molto comune, poi, dover affrontare altre difficoltà da adolescenti, ma è per questo che voi siete qui e sarete con lui anche domani, finché ne avrà bisogno.”
“Anche lei è fondamentale”, osserva deciso il padre di Brando.
“Grazie, ma a onor del vero, devo riconoscere che come al solito sono i ragazzi stessi a compiere il lavoro più difficile. E anche gli amici contano molto, come quella di Brando.”
“Chi?” chiede la madre.
“Come chi? La sua migliore amica…”
“E chi sarebbe?” cade dalle nuvole anche il padre. “Non ce ne ha mai parlato… come si chiama?”
“Non lo so, il nome non me l’ha mai voluto dire, ma è spesso a casa vostra, no?”
Un velo di perplessità cala inevitabilmente sui genitori.
“Scusi, dottore”, fa la madre, “ma come lei ricorda, siamo venuti da lei anche perché Brando non usciva mai di casa e stava sempre solo, nella sua stanza…”
“Sì, certo, ma poi ha incontrato lei, no?”
“No?” ripete il dottore.
I due si guardano confusi e uniti dalla flebile speranza che, magari in loro assenza, il ragazzino avesse frequentato la tipa in questione.
“Cosa ha detto di lei?”
“Che è la sua migliore amica e spesso mi ha riportato suoi consigli e pensieri che l’hanno aiutato a star meglio. Nella fattispecie devo ammettere che talvolta mi sono sembrati anche più sensati dei miei, come se avessi avuto una specie di invidia per l’improbabile collega…”
“Per esempio?” chiede la donna, con un principio di illuminazione nella testa.
“Be’, potrei citare molte frasi, alcune me le sono scritte, pensate un po’. Per esempio quando mi ha confidato che secondo lei la vita non è un video, ma un insieme di foto ed è tutta, davvero tutta, solo in una tra esse. Ricordala per sempre e sereno per sempre vivrai. Brando mi disse che per lui è il giorno che vi ha visti per la prima volta…”
Il dottore riprende i fazzoletti e si accinge a passarli alla donna, quando si accorge che anche il marito sta piangendo. Ma stanno anche sorridendo.
“Avete capito chi è?”
“E’ Lidia…” risponde il padre del ragazzo. “Sono parole di Lidia, del suo diario… ”
“Brando deve averlo trovato…” aggiunge la moglie. “Non ha mai smesso di scriverlo, anche in ospedale, era sempre lì, accanto a lei…”
Lo psicologo si estrania per un istante e, rammentando le ultime parole di Brando prima di concludere il comune cammino una volta per tutte, si commuove anche lui.
“Da oggi voglio fare cose belle e vivere bene, dottore, per me e anche per la mia migliore amica.”
Glielo devo.


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mercoledì 11 gennaio 2017

Storie d'amore: Mi piace

Mi piace

di
Alessandro Ghebreigziabiher

Lui mi piace e ho agito, potrebbe finire qui.
I tempi sono cambiati, dicono in tanti. Sì, d’accordo, lo si dice in ogni tempo diverso dal precedente, è banale, ma questa cosa qui, dai, questa è normale.
Anzi, è la norma.
Una ragazza che fa il primo passo, che si dichiari

Alessandro Ghebreigziabiher
all’ignaro lui è roba di tutti i giorni, oramai.
Così, a natale mi son fatta coraggio, mi son fatta, punto, e sono andata in missione per conto del cuore.
Un attimo… ho detto fatta, vero? Non pensate a droghe di qualsivoglia peso.
Ho la mia personale idea di sballo e non ho problemi a spacciarla qui, sulla pubblica pagina.
Le mie droghe sono, in ordine sparso, i video musicali dove non si capisce un fico secco, ma la musica ti spezza in due, anzi, in tre e pure quattro, cinque parti necessariamente diseguali. Le maratone, la sera molto tardi o il mattino troppo presto, dello stesso film strappa lacrime, risate e budella, fino a consumare gli occhi. E le interminabili passeggiate con Tubo, il mio bastardino, che è di una simpatia infettiva, malgrado la cara bestiolina non capisca il suo nome, questa arriva dopo.
Il rallenty che segue è d’obbligo.
Eccolo, lo vedo, lui non vede me, tutti non vedono noi, ma la bidella sì.
Perché cappero non si fa gli affari suoi?
Oh, s’è voltata, bene.
Avanzo cuore in mano e cervello nascosto da qualche parte, altrimenti, col cavolo che sarei qui, ora.
Lui mi vede, io da mo’ che lo guardo, lui in realtà non mi vede davvero, ma cosa conta per un’innamorata pronta a tutto?
Mi avvicino, lui è vicino, io tremo, lui no, io sorrido, lui pure, ma per lui è solo una mera, empatica reazione.
No, Cupido, ancora no, Afrodite, e tutte voi, divinità dell’amor puro, non mi accontenterò di banale empatia, che come bruco possa divenir col tempo farfalla.
Voglio ali e tutto il resto adesso, sul posto.
Così, mi schiarisco la voce e sparo le mie preziose cartucce.
“Piero, vorrei dirti qualcosa, vorrei davvero, ma temo che non ci siano lettere in tutto l’alfabeto pronunciabile capaci di formar parole coerenti con quel che provo.”
“Bella questa, Stefi, mi piace.”
“Sì… sono contenta… fa piacere anche a me.”
“Cosa?”
“Che ti piaccia.”
“Ottimo.”
“Dicevo… temo, io temo, ma questo non vuol dire che mi arrenda, perché la paura è solo una porta che ti conduce nell’unico luogo dove sei davvero attesa.”
“Bellissima, questa è ancora meglio. La condivido subito.”
E prende a digitare, il demente.
“Piero?”
“Sì?”
“Ti dicevo, poc’anzi, che non mi arrendo e quindi, insomma… dal primo giorno che ti ho visto io ho capito.”
“Che?”
“Ho capito che non riesco a immaginare giorno dove i tuoi occhi non trovino casa nei miei.”
“No…”
“Ebbene sì.”
“E’ tua?”
“Cosa?”
“Va be’, non importa, la posto subito sulla mia pagina, stavolta raggiungo i mille, stai a vedere…”
“Piero…”
“Sì?”
“Ma hai capito che ti sto dicendo?”
“Certo e mi piace, te l’ho detto.”
“Sì, questo l’ho capito anch’io… forse devo essere più chiara… io sto cercando di dirti che vorrei che questo natale mi regalasse un sogno a occhi aperti e quel sogno sei tu…”
“Sul serio?”
“Certamente.”
“Stefi, ma tu sei qualcuno, sei, questa è quella che mi piace di più! Ti dispiace se la rivendo come mia?”
“No, fai pure…”
Che dire, mi sono allontanata in relativo buon ordine, mesta e leggermente incacchiata.
Natale è trascorso con andatura agrodolce con inevitabili punte di malinconia.
Tuttavia, ho iniziato l’anno con un proponimento a cui intendo tener fede più di ogni altra cosa nella mia vita, da ora in poi.
Devo pensare con molta, infinitamente molta più attenzione.
A quello che mi piace…



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