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Visualizzazione dei post da Giugno, 2018

Un fantastico nuovo linguaggio

Un fantastico nuovo linguaggio di Alessandro Ghebreigziabiher In un’era in cui la lingua populista si alimenta tramite bugie e fobie, c’è la necessità di un nuovo modo di comunicare, in grado di nutrire speranze mai sconfitte del tutto. “Elisa”, esclama l’uomo notando le venature tristi nello sguardo di sua figlia. “Cosa c’è che non va?” “Nulla.” “Perfetto, parlami di questo nulla, quindi.” La ragazza rimirò il pazzo genitore che la sorte le aveva affidato, dalla cervice sconnessa, ovviamente, ma era sempre presente. E allorché tale tutt’altro che certa evenienza sia assicurata, si può pazientare persino innanzi a quotidiani, dissennati sproloqui. “Stamani ho fatto scena muta, durante il tema. Ho lasciato il compito in bianco.” “Come è possibile? Non hai fatto neanche un bel disegno?” “Papà… ho sedici anni, faccio il liceo, non l’asilo.” “Perché, solo all’asilo si può disegnare?” La giovane sbuffò di noia e afferrò automaticamente il telefono. “Qual era la tr

Leader populista

Leader populista di Alessandro Ghebreigziabiher Da qualche parte, tempo addietro, anche ieri, come in questo preciso momento… “Buongiorno, si accomodi pure.” “Buongiorno, grazie.” “Chiudo la porta?” “No, lasci pure aperto, almeno tira un po’ d’aria.” “Okay.” “Bene, lei è qui per il posto di leader populista , mi conferma?” “Sì, certo.” “Che caldo che fa… non crede?” “E’ iniziata l’estate.” “Già... prima di iniziare, vuole bere qualcosa?” “Molto gentile, ma grazie lo stesso.” “Non ha sete? Io sto morendo…” “No, sono a posto, grazie ancora.” “Capisco… allora, dicevo, lei vorrebbe diventare un leader populista, giusto?” “Sicuro.” “Ahia… cavolo…” “Cosa le succede?” “Cosa mi succede? Maledette zanzare… quest’anno non hanno ancora fatto la disinfestazione. Ovviamente non possiamo tenere le finestre chiuse, con questo caldo.” “Mi rendo conto.” “E il condizionatore?” “Cosa?” “Cosa che?” “Lei ha appena detto: e il condizionatore? ” “E il condizionatore è

Comunità di recupero

Comunità di recupero di Alessandro Ghebreigziabiher All’inizio è stato difficile. Lo è per tutti. Il primo giorno in comunità di recupero non lo scorderò mai. D’altro canto, potrei forse dimenticare tutti gli altri? A ogni modo, i miei nuovi compagni erano lì, nel cortile che tutti ospita, dove c’è spazio per incontrarsi, se davvero lo si vuole. “Io mi chiamo…” esordii cercando di presentarmi, ma fui immediatamente bloccato dalla mia interlocutrice. Silenzio , questo è ciò che disse. Questo è quel che chiese. Difficile, difficile davvero. Ardua impresa, a dirla tutta, perché ero lì per chiedere aiuto. Per ottenerlo, a esser precisi. Ciò malgrado, accusai il respingimento e mi corazzai di orgoglio ferito fino al tramonto. Il giorno seguente ero di nuovo nella piazza, il luogo della socializzazione e della condivisione. Mi appropinquai al primo tizio a portata di dialogo ed esclamai: “Ciao, io vorrei…” Identica risposta. Silenzio , questa fu difatti la sua

L’invasione

L’invasione di Alessandro Ghebreigziabiher È una bella giornata di prima estate. Il sole è caldo, ma non troppo, la stagione in corso mantiene le promesse, così come hanno fatto le previsioni la sera prima. D’altra parte, come dice sempre Giulia, possiamo permettere a una vocetta del cellulare, per quanto reciti con perfetta dizione le indicazioni metereologiche, di decidere cose fare del nostro tempo? In ogni caso, quindi, alle prime ore del mattino di quel santo sabato avrebbe caricato in macchina ombrellone, secchielli e palette, nonché figliolanza al completo, per recarsi alla spiaggia più vicina. Al netto del balneabile, ovviamente. Tuttavia, oggigiorno non sei più al riparo da loro . Gli antivirus umani, auto arruolatisi nelle file dei guardiani della sicurezza globale. Difatti, non appena la donna ha sistemato le vivande sul telo per una veloce merenda, quale tappa intermedia tra un tuffo e l’ennesimo castello di sabbia, l’allarme scatta: attenzione, perico