mercoledì 31 gennaio 2018

Racconto sulla povertà: quando i poveri vedono

I poveri lo vedranno, oh, se lo vedranno.
Difatti, quando i poveri ci vedono per la prima volta, non perdono più prezioso tempo in parole e gesti privi di fondamento.
Gli occhi si fanno testimoni, costruiscono memoria, definiscono con la retta precisione il passato e il presente, e finalmente indicano il futuro con la concretezza che merita.
Di conseguenza, da quell’istante, parole e gesti saranno diversi e saranno in molti ad accorgersene.
Non solo i poveri...

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venerdì 26 gennaio 2018

Racconto sul reato umanitario

Si sa come sono le leggi uguali per chiunque, che poi dovrebbero essere tutte.
Riguardano molti più cittadini sul lato all’ombra del confine piuttosto che il contrario.
Difatti, all’indomani dell’equa applicazione della norma in oggetto, una serie di arresti a larga scala fu effettuata in una sorta di colossale pesca a strascico senza alcun rischio d’errore.
Furono arrestati tutti coloro che perseverano nel conservare i propri conti in banche che investono nel traffico di armi. Perché vendere morte è un crimine, punto, altrimenti, di cosa stiamo parlando?

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giovedì 25 gennaio 2018

Senza parole

Senza parole

di
Alessandro Ghebreigziabiher


In un futuro, si spera lontano…

“Corrado!”

“Corrado…”

“Vuoi venire un momento, sì o no?”
“Cosa c’è mammina?”
“Niente, Lisa, tua madre vorrebbe informare i nonni della bella notizia.”
“Quale, mammina?”
“Come quale, Lisa? Il fratellino, ricordi?”
“Ah, già, lui…”
“Non essere gelosa, vedrai che sarà bello e saremo tutti più felici, credimi.”
“Cosa vuol dire essere gelosa, mammina?”
“Vuol dire che… Corrado! Sta sempre con quel casco virtuale in testa, caz…”
“Non dire parolacce, mammina.”
“No, non l’ho detta, mi sono fermata prima, dai…”
“Come dici tu, mammina. Vado a chiamare papino?”

Alessandro Ghebreigziabiher
“Sì, grazie. E un’altra cosa.”
“Che?”
“Sei troppo perspicace per avere otto anni.”
“Cosa vuol dire perspicace, mammina?”
“Le parole non le capisci tutte, ma il resto eccome, vero?”
“Vado.”

“Cosa c’è, Donatella?”
“Finalmente! Che stavi facendo?”
“Niente.”
“Niente... sì, mi sa tanto che in quel coso ci vedi le raga…”
“Donatella…”
“Cosa ci vede papino in quel coso?”
“Niente, Lisa, nulla, cara.”
“Insomma, si può sapere perché mi hai chiamato?”
“Ti ho chiamato perché non riesco a connettermi con i miei, volevo informarli della novità, mandargli l’ecografia, parlare con loro, insomma.”
“Cos’è l’ecografia, mammina?”
“La foto di tuo fratello, porc…”
“Donatella?!”
“Scusa, scusa, sarà lo stress per la gravidanza, okay? Mi è scappata, è che questa nascita l’aspettavamo da tempo, ormai, non ci speravo più. E poi tua figlia sembra che intenda imparare tutto il dizionario…”
“Mammina, potresti evitare di parlare di me come se non ci fossi?”
“E mi riprende pure…”
“Comunque hai ragione, Lisa, perdonami. Vogliamo ora tornare al problema della connessione, Corradino caro?”

“Mi dispiace, Donatella, ma sembra che ci sia un problema grave e non riguarda solo noi. A quanto pare una sorta di virus ha infettato il sistema globale e la trasmissione di immagini e video è sospesa, così come quella audio.”
“E io come faccio? Possibile che non possa far sapere ai miei che aspetto un bambino?”

“Su, Donatella, non piangere così…”
“Sì, mammina, non piangere, dai…”
“La fate facile, voi! So già che mia madre me la farà pesare a vita, questa, per anni come minimo. Già la sento: sono stata l’ultima a vedere l’ecografia del mio nipotino. Lo ripeterà in eterno a parenti e conoscenti…”
“Non esagerare…”
“Non sono io che esagero, è lei che lo è.”
“Cosa?”
“Esagerata.”
“Cosa vuol dire che la nonna è esagerata, mammina?”
“Ecco, la vedi?”
“Intende che la nonna è un po’ apprensiva, cara, come tua madre, del resto.”
“Corradino?”
“Cosa?”
“Potresti evitare di parlare di me come se non ci fossi?”
“Scusa.”
“Ma insomma… possibile che oltre a registrare video e audio, scattare foto e inviare immagini non ci sia altro modo per comunicare con i miei genitori? Come si chiamava quella cosa che si usava un tempo…”
Scrittura, mammina.”
“Già, Lisa, brava! E non possiamo usarla, Corrado?”
“No, cara, i recenti dispositivi, come il nostro, non prevedono quella roba, gli insiemi di lettere…”
“Un momento…”
“Cosa c’è, Lisa?”
“Aspettate qui.”
“Dove va, tua figlia?”
“Probabilmente dal vocabolario, ci si è così affezionata che lo tiene abbracciato quando dorme.”

“Mammina, papino, so come far sapere ai nonni del fratellino.”
“Come?”
“E’ vero che non possiamo inviare immagini, audio e video, che non esiste più la funzione scrittura, ma c’è ancora quella disegna nei vecchi modellini come il mio.”
“E chi si ricorda come si fa?”
“Figurati io, Donatella, sono stato sempre un pasticcione…”
“Papino?”
“Sì?”
“Mammina?”
“Sì?!”
“Io saprei disegnare…”
“E chi te l’ha insegnato? Non si fa più a scuola.”
“L’ho imparato da sola.”
“E come hai fatto a imparare a disegnare?”
“Semplice. Mi è bastato capire cosa significa. Ci penso io a informare i nonni senza parole…”





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mercoledì 24 gennaio 2018

Racconto sulla povertà di poveri e più poveri

C’era una volta un mondo.
Un pianeta in equilibro su se stesso ormai da tempo immemore.
Una proporzione antica quanto l’uomo stesso, una specie a caso.
Difatti, proprio a causa di quest’ultima, per quanto la suddetta posizione fosse precaria e perennemente sull’orlo del precipizio, tale assurdo contrasto di pesi e contrappesi era immutabile.
Diciamolo con franchezza, vi va?
La disuguaglianza era uno stato di cose acclarato.

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venerdì 19 gennaio 2018

Racconto sul riscaldamento globale e Tom

Poi, una volta ottenuto un minimo della sua attenzione, potresti aggiungere: “Tom, lo sai che l’anno scorso è stato uno dei tre anni più caldi della storia mai registrati? Hai capito che caldo che fa, Tom?”
Lui potrebbe voltarsi come se non avesse udito alcunché.
Continuando a girare in tondo intorno alla sua monotona esistenza.
Ma magari tu potresti essere uno di quelli insistenti.

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giovedì 18 gennaio 2018

Racconto sulla paura degli immigrati

Tu assecondami e immagina con me che quelli con i capelli rossi siano una specie di categoria a parte rispetto all’intero genere umano.
Terzo, inizia a raccontare al mondo intero sempre la stessa storia, ma in ogni forma pensabile e attuabile, che sia l’arte piuttosto che la stampa, la politica come l’istruzione, dove l’essenza è tale: quelli con i capelli rossi rappresentano il male assoluto.
Col tempo, vedrai allora che il cattivo della favola lo chiameranno il cavaliere rosso, il rosso diverrà un colore lugubre e inquietante, un’espressione come la situazione la vedo rossa prefiggerà nubi all’orizzonte, lavorare in rosso sarà una piaga dell’occupazione e, soprattutto, gli attori con i capelli rossi saranno i primi a morire negli horror, credimi sulla parola.

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Spegniamo tutto

Spegniamo tutto

di
Alessandro Ghebreigziabiher

 
In un prossimo futuro…

Allora, Caterina, eccoci qua, finalmente.
Già, finalmente, Marco.
In che senso?
Cosa?
In che senso dici finalmente
E tu?
L’ho chiesto prima io.
Be’, io intendevo nel senso letterale, alla fine.
Alla fine di cosa?
Del solito corteggiamento virtuale, ecco. Siamo andati avanti per mesi…
E tu? Cosa intendevi?
Lo stesso.
Capisco.

Alessandro Ghebreigziabiher
Allora, che facciamo, silenziamo le varie chat? Ho un enorme desiderio di stare solo con te, Caterina.
Già, concordo.
Che bel locale, vero?
Proprio vero.
Ascolta, spegniamolo del tutto, il cellulare, che dici? Così nessuno ci disturba.
Hai ragione, Marco, presto detto.
Vogliamo intanto ordinare da bere? Cosa preferisci?
Già che ci siamo, Marco…
Che?
Per essere coerente, credo sia meglio che spenga anche il chip neuronale.
No… ce l’hai anche tu?
Certo! Ma non ti ho mai visto sul Social Dreamwork, dove ci si connette dormendo…
Neppure io su Psicher
E cos’è?
Il social sui deliri, uno spasso, credimi.
Spegniamo, allora?
Sicuro, Caterina, sarebbe proprio un controsenso.
Già.
Allora, cosa prendi, quindi?
Un birra media va benissimo, e tu?
Io… ecco, io voglio essere del tutto sincero, con te, stasera.
E quindi?
A essere onesti, dovrei arrestare anche l’ArrApp
E cos’è, Marco?
Non la conosci?
No…
Si carica sul sistema operativo genitale, ce l’hai, no?
Certo, me l’hanno fatto installare i miei per evitare gli stupri, in caso di aggressione blocca tutto e in tempo reale la webcam invia uno screenshot immediato del predatore alla polizia.
Utile, mi rendo conto. A ogni modo, mi vergogno un po’… ma l’ArrApp serve a potenziare le prestazioni. Sai, per me sarebbe la prima volta, sono così insicuro…
Anche per me sarebbe la prima volta…
Sei arrossita!
No, è il simulatore emozionale USB che ho sulle spalle, hai notato che non mi appoggio mai allo schienale?
E a cosa ti serve?
Be’, dicono tutti che sono poco espressiva, fredda, ma non è così, ti giuro.

Infatti.
Marco…
Sì?
Facciamo una bella cosa?
Che?
Spegniamo tutto.
E poi?
E poi ti amo.
Anch’io.




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mercoledì 17 gennaio 2018

Racconto sui diritti umani: schiavi moderni

La stanza potevi riconoscerla all’istante, se solo ti fossi appropinquato nei pressi, magari tendendo l’orecchio a una delle pareti.
Gnam e ancora gnam, l’incessante danza della masticazione fine a se stessa era sempre in onda, come uno di quei talk show pomeridiani, che vanno avanti a prescindere dalla presenza del pubblico.
Perché il prodotto è già stato venduto, oramai.
Ora non resta che festeggiare, riempi il piatto, fai traboccar bicchieri e gole che oggi mi voglio strozzare, è il solo, perenne refrain della scena.

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venerdì 12 gennaio 2018

Ringraziamento a Trump per i cesso di paesi

Come dire, per quanto diversi, Pakistan e Scozia, ovvero, se preferisce oriente e occidente, iniziarono a detergersi il didietro con una metodologia ufficiale nello stesso tempo e nel medesimo modo.
In seguito, come è prassi qualora le umane genti trovino la soluzione a un comune problema, condividemmo cessi come oggi facciamo sui vari social con le stronzate – mi lasci passare il termine quanto mai opportuno, e altrettanti ne furono installati nella Creta minoica, nell'Egitto faraonico e nell'antica Persia.

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giovedì 11 gennaio 2018

Racconto per riflettere: l'uomo che faceva strada

Ecco perché io faccio strada.
Sono umano ed è questo il mio compito migliore.
Come tale, non potrei mai ritener sufficiente alzar la voce, per sgridare con ugola isterica e un'occhiata posticciamente minacciosa il camminator ribelle.
Perché il bisogno di percorsi alternativi verso il domani è roba scontata, che per primo dovrei aspettarmi.
Giammai per ultimo.
E perché sarebbe imperdonabile che le giovani fiamme che tanto bruciano gli occhi agli sguardi precocemente invecchiati rinunciassero al prezioso ardore di cui ci fanno dono...

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mercoledì 10 gennaio 2018

Racconto sui migranti negli Stati Uniti

La legge dei migranti, il cui enunciato è breve e lineare: segui le regole, e fa’ ciò che vuoi.
Puoi scriverla, se ti aggrada, ma impararla a memoria e soprattutto coscienza risolverebbe molto e faciliterebbe il viaggio collettivo.
Esempi?
A iosa, cara amica, anche di più, gentile amico, tanti da comporne un racconto.
Dove un medico ha camice lindo e mani sapienti, di rimedi a lungo termine o per il mero, temporaneo sollievo, destinate a pazienti la cui cittadinanza non ha alcun peso sulla ricetta.
Si potrebbe tirar in ballo un certo Ippocrate, ma basta la norma qui introdotta...

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