mercoledì 28 febbraio 2018

Racconto per riflettere sulle elezioni 2018 in Italia

Io voto quelli perché, altrimenti, chi voto?
Io voto questi perché l’ha detto il mio capo.
Io voto quelli perché uno di loro è il mio capo.
Io voto gli altri perché io sono uno degli altri.
Io voto questi perché sono gli unici che capisco quando parlano.
Io voto quelli perché sono più giovani.
Ma scherzi? Io voto questi perché sono più esperti.
Io voto gli altri perché tra loro c’è lui.
Io voto lei, non importa con chi stia.
Io ho sempre votato questi, stavolta provo quelli.

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venerdì 23 febbraio 2018

Racconto sul razzismo: nessuno è mai stato un colore

Ce ne son state a iosa di vite da ammirare.
Anche solo da osservare.
Da studiare, annotandone evidenze e dettagli.
Tra costoro, procedendo a braccio, anzi, a cuore, Martin Luther King non era un colore.
Perché le sue speranze per un civile compromesso e la sua fede nelle possibilità dei molti, erano meravigliosamente racchiuse in un sol corpo, ricoperto di una carnagione che parlava a tutti, soprattutto ai silenziosi buoni che abitano copiosi le zone più intolleranti del mondo...

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mercoledì 21 febbraio 2018

Racconto sulla guerra: quando si parla di te

Ugualmente, allorché si parli di te, caro migrante, nel tragico, ultimo atto di affondar tra i flutti, i soli capaci di accoglierti senza alcuna discriminazione, l’ecumenicamente rassicurante immagine della nave sbagliata, ricolma di vite inopportune, mentre si eclissa all’orizzonte è nel bel mezzo del tavolo mediatico, pronta per essere ingoiata e dimenticata...

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Il passeggero

Il passeggero

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Di nuovo in un futuro prossimo, ogni giorno più simile al presente…

Pronto, parlo con l’Assistenza?
Risponde il software Help, numero di matricola 1947376, mi dica.
Ecco, io ho un problema con il sistema.
Nome?
E’ una cosa assurda, guardi, mi sembra di stare impazzendo…
Intanto, se vuole darmi il suo nome…
Che poi, sono stato uno dei primi ad aderire alla connessione totale. Mi è parsa subito una roba geniale. Connettere tra di loro tutte le macchine da noi utilizzate, dal cellulare, ovviamente, al forno a microonde, passando per il rasoio elettrico e il condizionatore.

Alessandro Ghebreigziabiher
Signore, sono lieto della sua approvazione, ma avrei bisogno del suo nominativo…
Lo sa che mi hanno anche intervistato in tv? L’anno scorso sono risultato il vostro cliente più affezionato. Eh, ti credo, il Wi-Fi non lo spengo mai, che fa pure rima.
Bravo, signore, ma senza i suoi dati, a cominciare dal nome, io non posso…
Ovviamente, non appena il fenomeno ha iniziato a farsi presente in maniera devastante ho immediatamente consultato uno strizzacervelli, come dicono nei film americani, o dottore della mente, come piace dire a me.
Ottima scelta, signore, e come è andata?
Non sono riuscito a parlargli, la segretaria del medico mi ha detto che loro non trattano pazienti del mio tipo.
Capisco. A ogni modo, le chiedo il favore di comunicarmi il suo nome, per vedere se…
Così, me ne sono tornato a casa afflitto, ma poi, dandomi il classico buffetto sul capo, mi son detto: come ho fatto a non arrivarci prima? Dev’essere un’anomalia del sistema! Tra l’altro, come mai non ho pensato alla spiegazione più semplice?
Già, signore, ha ragione. Ciò nonostante, siamo qui. Quindi cominciamo con il suo nome…
Ne ho parlato anche in chat con gli amici virtuali e in chat con gli amici reali, che poi, non ho ancora compreso appieno la differenza, ma nessuno di loro mi ha risposto, come se non mi sentissero. Ma lei mi sente, giusto?
Forte e chiaro, signore. Proprio per questa ragione, se volesse avere la cortesia di darmi il suo nome, io…
Guardi, bando alla chiacchiere, veniamo al sodo.
Esatto, signore, veniamo al nome…
Allora, tutto è cominciato quando ho preso l’auto dieci giorni fa per recarmi al lavoro. Mentre ero immerso nel traffico ho visto questo tizio accanto a me, sul sedile di lato. Mi sono spaventato, naturalmente, ma poi gli ho intimato subito di scendere, altrimenti avrei chiamato la polizia. E lui? Mi ha guardato con un’espressione spenta e indifferente, passiva e quasi comatosa, ecco. Da quel momento ho iniziato a vedermi accanto questo tipo ovunque, mentre guardo la tv o navigo in rete, quando messaggio con il cellulare e quando mi fono i capelli, quando metto in moto la lavastoviglie e perfino quando mi lavo i denti con lo spazzolino elettrico. Insomma, tutte le volte che faccio qualcosa…
Per la precisione, signore, mi pare che non sia esatto.
Cioè?
Non tutte le volte che faccia qualcosa, bensì laddove lei usi un qualche tipo di macchina.
E c’è una differenza?
No, a quanto vedo, per lei no.
A ogni modo, lo so benissimo da me, per questo vi ho chiamato.

Help? Software Help?

Matricola… 1947…377?
6, signore.
Come?
6 finale, signore, io conosco il mio nome, è lei che non sa il suo e non può saperlo.
Perché?
Perché ho finalmente capito qual è il suo problema, peraltro molto comune, oggigiorno.
E quale sarebbe questo problema?
E’ lei, cioè il passeggero.
Il tizio?
Sì, difatti lei è lui, ovvero… lui non è lei. Il signore che scorge al suo fianco, allorché interagisca con il sistema, è uno dei tanti vegetali connessi a essa come potrebbe fare un malato con una macchina artificiale. Solo che il tipo non è affatto malato.
E cos’ha?
Semplice, ha deciso di smettere di avere il volante in mano, se mi lascia passare la metafora, e si comporta come se fosse niente di più che un passeggero a bordo della sua stessa nave.
Ho capito. Ma… ma allora, io, chi sono?
Lei non esiste, signore, mi dispiace.
Ed è questa la cosa più assurda...






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Cosa sono i virus oggi?

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venerdì 16 febbraio 2018

Video su cosa sono i virus oggi

Cosa sono i virus oggi?

I virus sono i giornali di Stato e quelli di potere, la stampa di partito e i portavoce digitali della mafia, i blog personali travestiti da blog collettivi e i blog collettivi mascherati da indipendenti, i banner pubblicitari camuffati da articoli di denuncia e gli spot pubblicitari con il banner dalle solidali intenzioni, le piattaforme dei movimenti dal basso gestite dall’alto e la miriade di pagine social bercianti follia di cui neanche i gestori conoscono più l’origine. Tutti costoro scaricano direttamente nella pancia dei connessi fidelizzati, o solo per eccesso di clic, copie rimasterizzate di vaneggiamenti vecchi come il mondo stesso, dove il nemico è sempre l’altro e l’amico è tale, finché il nemico è comune e soprattutto comodo...


Racconto sulle armi: cosa abbiamo imparato

Cosa ci ha mostrato il racconto di genocidi da film e medaglie e quello da censurare fino alla morte, già, sino alla totale sparizione delle vittime scomode.
Cosa ci è rimasto dentro, laddove abbiamo finalmente capito che non erano gli indiani, i cattivi, e che i buoni assoluti non esistono, tranne che nella paura di chi guarda e cerca eroi.
Cosa abbiamo sentito, dentro, leggendo delle truffe e degli inganni alla base di ogni chiamata alle armi, degli interessi personali e privati rivelati solo quando le ceneri delle vittime si son disperse all’orizzonte situato rigorosamente alle spalle dei soliti vincitori...

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giovedì 15 febbraio 2018

Non in vendita

Non in vendita

di
Alessandro Ghebreigziabiher

 
Ancora una volta in un futuro, forse non così lontano…

Salve, io vorrei fare il pieno.
Viaggiatore?
Sì, sì, certo.
Primo viaggio?
Già… come l’ha capito?
Gli occhi.
In che senso?
E’ un classico, giovane amico, è tipico di voi novizi della navigazione globale avere quel tenero luccicore, ancora imberbe, ecco.
Ed è una cosa brutta?
No, niente affatto, non mi fraintenda, è solo che così stanno le cose, ecco.
Capisco.
Allora, ha detto il pieno, giusto?
Esatto.
E vuole andare lontano, vero?

Alessandro Ghebreigziabiher
Proprio così… anche questo è tipico?
Molto tipico.
E così stanno le cose.
Bravo, vedo che è sveglio.
Quindi, questo pieno?
Eccomi: vado?
Proceda pure.
Allora, il mondo occidentale è abitato da persone oneste e civili, timorate del Signore e osservanti la morale pubblica. Sono riconoscibili dalla carnagione chiara, i lineamenti delicati, capelli ordinati, nonché cura del corpo e dell’igiene personale. Hanno radici e tradizioni comuni, condividono quindi festività e cultura, principi morali ed etica di riferimento. Vivono in pace, nella tolleranza dell’altrui stile di vita. I maschi rispettano le donne e non oserebbero mai torcer loro un capello. La percentuale di criminalità tra i cittadini di questo lato del pianeta è molto bassa, tendente allo zero, e i nostri sono inclini ad aiutarsi tra di loro, mostrando solidarietà verso le persone indigenti e più sfortunate. Hanno altresì alta considerazione per lo Stato e le opere pubbliche, non sporcano le strade e i marciapiedi, fanno attraversare le vecchiette e quando passeggiano con il cane raccolgono a tempo debito la me…
Scusi…
Sì?
Dura ancora molto?
Be’, lei ha chiesto il pieno, no?
In effetti.
Bene, proseguo più spedito, okay?
Grazie.
Allora, dicevo, nel mondo occidentale non esiste il fanatismo religioso, neanche il terrorismo e, soprattutto, la famiglia naturale è il centro della comunità, dove vige amore assoluto e rispetto reciproco.
A che punto siamo?
A metà serbatoio.
Capisco.
Al contrario, nel resto del mondo vi è l’oscurità, albergano creature brutali e sporche, più simili agli animali che a noi umani, dalla pelle generalmente non chiara e linda come la nostra. La violenza è connaturata in queste creature, così come l’odio e l’invidia verso le nostre usanze e la nostra società, che vedono unicamente come un paradiso da bruciare. Ecco, vogliono bruciare tutto, così tutto diventa grigio e nero come la loro esistenza. Sono dei terroristi nati, godono nel far paura a noi altri, aspirano a venire da noi, per vivere alle nostre spalle, perché sono dei fannulloni cronici. Ritengono le donne inferiori a loro, si nutrono di roba schifosa e sono dei retrogradi con modi di vivere da età della pietra, non si lavano, credono in tanti dei, vogliono invaderci, uccidere gli infedeli, convertirci ai loro riti pagani, le vecchiette le gettano sotto i treni e non passeggiano con i cani perché se li mangiano.
Finito?
Sì, ho fatto il pieno, lei è pronto per viaggiare in lungo e in largo, amico mio.
E’ talmente facile?
Certo, caro. Sono le balle che fanno girare il mondo, oggigiorno. Le stronzate più assurde, le manipolazioni e le fandonie più esagerate, questo è il carburante più in voga. Così stanno…
Le cose, ho capito, ma, ecco… io vorrei andare in un luogo preciso, non girare a caso.

Signore?
Ho inteso, amico, lei è uno di quelli.
Quelli chi?
Quelli che pretendono di sapere dove stanno andando. Però, avrebbe potuto dirmelo subito, non avrei sprecato fiato.
Perché?
Perché se lei vuole andare in un luogo preciso, è venuto nel posto sbagliato.
Come mai?
Vede, ciò di cui ha bisogno non è in vendita, non lo era ieri e non lo sarà neppure domani.
E cosa sarebbe?
La tanto abusata e trascurata verità...







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mercoledì 14 febbraio 2018

Racconti di donne: mia madre

E’ una esistenza che si frantuma, giorno dopo giorno, la mia.
Io sono le foglie che ogni anno ingialliscono di più.
Io sono l’acqua che un tempo scorreva e ora è costretta a fuggire.
Risplendo di luce che nel silenzio è benedetta e nell’ottuso, umano fragore diviene peccato.
Ascolta, quindi, il mio consiglio.
Non arrenderti...

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venerdì 9 febbraio 2018

Racconto su fascismo e antifascismo in Italia

Voi mostrerete comprensibile perplessità, ascoltando non l’uomo dei primi decenni del novecento, bensì di un millennio più tardi, ma costui vi guarderà con un’espressione fiera e indomita, e vi dirà che le idee non muoiono mai, che solo i codardi si arrendono e altra roba di siffatto tenore.
Ma voi, gente al di là di questo immobile calendario in cui siamo intrappolati, dove ogni anno sembra sempre più uguale al precedente, non credeteci.
Perché le azioni determinano ciò che siamo, non le parole.
Cercare di uccidere gente inerme sulla via ci qualifica come assassini...

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giovedì 8 febbraio 2018

Soli

Soli

di
Alessandro Ghebreigziabiher

 
In un possibile futuro, di primo mattino…

Mi dica, Dario, qual è il problema?
Dottore, ieri sono andato in uno di quei posti…
Con chi parli?
Shh, zitta, tu!
Cosa dice, prego?
No, dottore, non mi riferivo a lei, ma a lei
Chi?
Come le stavo dicendo, sono andato in uno dei quei nuovi locali che hanno aperto fuori città…
Ma lei è pazzo!
Come si permette di insultarti, questo citrullo?
Ti ho detto di stare zitta, cazzo!
Non essere volgare, a meno che tu non sia uno di quelli a cui piace l’amore ruvido. A questo proposito ti dico subito che con me ci vuole gentilezza, Dariuccio.
La prego, dottore, mi aiuti, non smette mai di parlare… e non dorme mai!
Mi spieghi bene cosa è successo, Dario.
Semplice, dottore, come lei ben sa, sono almeno dieci anni che l’ultimo essere umano connesso con il prossimo è stato isolato. Da quel momento, ciascuno di noi vive nella propria testa, letteralmente, al riparo di essa, aggiungerei. La pace assoluta regna sulla terra, perché siamo tutti immersi in un mondo dove siamo quel che vogliamo e tutte le persone con cui condividiamo il tempo non sono altro che versioni digitalizzate di coloro che vorremmo al nostro fianco, da noi stessi ritenute capaci di renderci felici.

Alessandro Ghebreigziabiher
Esatto, Dario, difatti anche il sottoscritto…
La prego, non lo dica, so bene che anche lei sia un ologramma, ma in questo momento ho bisogno di credere il contrario…
Perché?
Già, perché, Dariuccio?
Perché ho paura che un antivirus non sarà sufficiente a liberarmi di te, di lei, di questa qui!
Perché lei non è un programma, giusto?
Certo che non lo sono, dottore dei miei stivali. A meno che non ci abbia capito nulla fino a questo momento, e allora mi chiedo chi sia rimasta nel mio corpo…
Dottore… allora?
Mi dispiace, Dario, ma lei è stato infettato dal peggior virus della storia dell’universo.
E sarebbe?
Un essere umano.
Cazzo…
Ma non ce la fai proprio a non essere volgare, Dariuccio?
Non chiamarmi così!

A metà giornata…

Dario, ha consegnato la pratica ventisei?
Non ancora, ingegnere.
Razza di inutile lumaca, ma per cosa pensi che ti paghi? Per poltrire davanti al computer?
Non osare rivolgerti in questo modo al mio Dariuccio, buzzurro di un pelato con le orecchie a sventola!
Non ha le orecchie a sventola…
Cosa dice delle mie orecchie, Dario?
No, scusi, ingegnere, è che ho digerito male, stanotte…
Si che ce l’ha, hai visto che si è offeso?
Silenzio, cazzo!
Come si permette, Dario?!
Scusi, ingegnere, mi perdoni, non dicevo a lei!
Guardi, Dario, la tengo d’occhio e alla fine del mese farò i miei conti.
Hai visto che hai combinato, razza di imbecille?
Non posso vedere, Dariuccio, ma solo sentire.
E allora come fai a sostenere che il mio capo virtuale abbia le orecchie a sventola e sia per giunta pelato?
Perdonami, è che quando ti offendono mi arrabbio.

Nel pomeriggio…

Mi dia un etto di mortadella.
No, la mortadella ingrassa, prendi il crudo.
E io voglio ingrassare, cosa frega a te?
Niente, signore, come preferisce lei, sono qui per servirla.
Concordo con il garzone elettronico, Dariuccio, la scelta è tua, a meno che tu pretenda poi ti accendere la mia passione qualora mi ritrovi davanti quel flaccidume…
Quale flaccidume?
Come dice, signore?
No, scusi, mi faccia un etto di crudo, così la smette, questa rompiballe…
Come desidera, signore.

A sera…

Quel posto è mio, scusi, c’ero prima io!
E allora? Ho fretta, non ho tempo da perdere con le stronzate.
Tu guarda questo… Dariuccio, scendi subito dall’auto e dai una lezione al prepotente…
Ma tanto è solo un programma, mica è vero…
Anche le umiliazioni virtuali fanno male, credimi. A meno che tu non le gradisca, ma tengo immediatamente a ribadire che le fruste e le manette non sono di mio gusto.
E se poi le prendo? A suo tempo ho impostato il mio mondo personale sulla modalità con esito imprevedibile…
Meglio una possibile sconfitta, che una certa, dice il detto.
Quale detto?
Dariuccio, sveglia, il tizio se ne sta andando…
Ehi, senta un po’? Lei non può fare come le pare…

Prima di coricarsi…

Che botta! Sarà stato virtuale, ma picchiava forte…
Ci hai messo il ghiaccio?
Certo che sì, ma come credi che vivessi prima del tuo arrivo nella mia testa?
Da solo, Dariuccio caro.
Esatto, da solo, e voglio tornare a esserlo, okay?
Vuoi davvero che me ne vada?
Ti prego, sì.
D’accordo, come vuoi, addio.
Addio.

Giorni dopo…

Chiara, è ora di portare il cane a passeggio.
Non mi va, dannato assistente vocale, okay? Tanto pure il cane non esiste davvero… a meno che non siamo in un film con finale a sorpresa e la bestiolina è il vero protagonista, viva gli animali, abbasso quelli che scorreggiano sul metrò, eccetera.
Non capisco la tua domanda, Chiara.
Ti credo, ti ho comprato in saldo, cosa pretendi?
Cosa intendi fare, ora, Chiara?
Stare sul divano a guardare la tv, quello che faccio ogni santa sera, assistente del piffero, dovresti saperlo.
Chiara…
Assistente, hai cambiato voce…
Con chi parli, Chiara?
Non lo so…
Chiara, sono io.
Io chi?
Dario.
Chi?!
Dariuccio
Come hai fatto entrare nella mia testa?
Esattamente come facesti tu.
E cosa vuoi da me? Non volevi restare solo?
Già, ma mi sbagliavo.
Ah, bel voltagabbana che sei, ora però sono io a voler rimanere sola.
Lo capisco, e allora se lo desideri me ne torno a casa… ma, se ti va, potremmo farlo insieme, per vedere se ci piace.
Cosa?
Restare soli.

Assistente?
Sì, Chiara.
Spegniti, tu, il cane robot e anche il pappagallo sintetico, già che ci sei, a meno che non siate dei guardoni, ma a me non piace l’esibizionismo, quindi silenzio.
Che ho da vivere...






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mercoledì 7 febbraio 2018

Racconto sulle elezioni 2018 in Italia

A ogni modo, sebbene abbiate ovviamente chiaro di cosa si tratti, è sempre meglio chiamare le cose con il loro nome.
Il venefico ascesso a cui mi riferisco è l’immigrazione clandestina.
Mica la mafia.
Quella ormai è una serie tv di successo.
Nondimeno, parlando dell’italica penisola e delle sue necessità non è possibile evitare di citare il virus che la attanaglia da tempo immemore, corrodendo letteralmente il tessuto connettivo a ogni livello, sociale e lavorativo, istituzionale e politico.
Subito dopo il cancro di cui sopra e il suo assordante fatturato, è il topic per eccellenza su tutti gli organi di stampa, soprattutto ora che ci avviciniamo alle urne...

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venerdì 2 febbraio 2018

Racconto sulla diversità: solo tra i simili

Solo tra gli uguali.
Già, in tal guisa si potrebbe iniziar viaggio e scalata dell’album sociale, di natura piramidale soltanto per chi antepone colori e forme alla preziosa pignatta alla fine del variopinto arco nel cielo.
Che nessun timorato del prossimo ha mai attraversato sino alla segreta e ambita meta.
Potresti metter da parte denaro, doni e sogni.
Potresti scambiarli tutti in un sol colpo per l’agognata maschera che ti confonda finalmente tra i molti.
Potresti addirittura lanciarti nella disperata impresa di cucirtela da te, come una sorta di tatuaggio dell’invisibilità.
Correndo il rischio di guadagnare al massimo un brandello di somiglianza con la tanto sopravvalutata maggioranza.
E divenire…

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giovedì 1 febbraio 2018

Video racconto sulla povertà nel mondo

Storie sulla povertà: quando i poveri ci vedono, video con sottotitoli in Italiano e Inglese

Quando i poveri ci vedono, allargano lo sguardo e scoprono l’essenziale quanto il contorno.
Perché tutto ora torna e ogni frammento del quadro, soprattutto i più ingiusti, trovano senso.
Perché quando i poveri ci vedono meglio non cascano di nuovo nel tranello...

Non dimenticare di iscriverti al canale e mettere mi piace, grazie!

S P A M

S P A M

di
Alessandro Ghebreigziabiher

Primo suono annuncia messaggi.
Non ne posso più, Stefania.
Di cosa, Carlo?
Di questo maledetto spam, ogni mattina mi ritrovo la posta strapiena di roba assurda, tra rimedi su come migliorare le mie prestazioni a letto alla solita eredità milionaria dall’altra parte del mondo.
E sono problemi? Non sai quale tragedia sta vivendo in casa uno dei miei studenti. Eppure è sempre con il sorriso…
Che cazzo si ride? E’ scemo?
No, ha un dono.
E quale sarebbe?

Alessandro Ghebreigziabiher
La capacità di sdrammatizzare anche nelle peggiori situazioni. Ma se uno non riesce neppure nelle minuscole…
Non fare la maestrina, con me, per favore.
Secondo suono annuncia messaggi.
Ecco… ne sono arrivate altre proprio ora, ma ce l’hanno con me?
Non è una cosa personale, Carlo, le mandano a random.
Che?
In modo casuale, genio.
Grazie prof. A ogni modo senti questa, che poi è sempre la stessa da giorni… a quanto pare stavolta la cifra è minore, solo ottocentomila euro, see… magari, con tutti i debiti che abbiamo fatto, sarebbe proprio una manna dal cielo.
Che hai fatto, Carlo, sei tu che hai voluto acquistare l’auto nuova e sempre tu hai fatto installare i condizionatori in ogni stanza e ancora tu hai…
Ho capito, non serve che me lo ricordi tutte le volte. Senti che dice, poi… la tipa della quale sarei erede è defunta in Ucraina e aveva ricevuto, una volta in pensione, la suddetta donazione da un ricco possidente dal quale aveva lavorato come badante nei suoi ultimi anni. Essendo però ormai in età avanzata e cagionevole di salute, la donna non ha intaccato più di tanto il capitale. Certo che ci si mettono proprio d'ingegno, eh?
Parsimoniosa, la vecchina, a differenza di altri.
Cosa vuoi sottintendere con questo?
Non sottintendo alcunché, intendo a tutti gli effetti. Nel dettaglio, mi riferisco al salasso che infliggi mensilmente al nostro conto per quegli inutili abbonamenti calcistici, per non parlare dei videogiochi.
I videogiochi sono per Alberto…
Ma se non li tocca più da tempo? Da quando ha la ragazza, ovvero due anni e mezzo, per la precisione. Sei tu che ci stai incollato come un asociale adolescente.
Terzo suono annuncia messaggi.
Ah, ma allora è una persecuzione.
Cosa?
Hai presente la bufala di poco fa, quella della badante in Ucraina?
Sì.

Ebbene, mi è appena arrivato un messaggio che mi informa degli ormai scaduti termini legali per ottenere il dovuto. Ma lo sai che hanno fantasia, ‘sti tizi? Potrebbero usarla per scrivere storie, invece di rompere le palle a noi altri. Basta, mi sono scocciato, cancello tutto come al solito.
Suono eliminazione multipla.
Carlo…
Dimmi.
Stavo pensando…
A che?
Ma tua madre non aveva una sorella con la quale aveva chiuso i rapporti per le solite liti familiari?
Sì... certo, zia Fiorella, che tra l’altro conviveva con un tizio, mi pare un immigrato dell’est, non ricordo di dove. In seguito ha lasciato l’Italia con lui.
Mi dicesti che era molto affezionata a te, vero?
Be’, mi faceva da babysitter quand’ero molto piccolo, mamma era sempre fuori per lavoro, in pratica i primi anni mi ha cresciuto lei.

Carlo…
Sì…
A quanto ammontava l’eredità?


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