giovedì 17 gennaio 2019

C’è un clandestino a bordo

C'è un clandestino a bordo

di
Alessandro Ghebreigziabiher


C’è un clandestino a bordo.
Così hanno urlato a squarciagola non appena mi hanno visto.
Un clandestino, ecco cosa sono per loro.
Io, un clandestino… ma come siamo arrivati a questo?
Ho provato, ci ho provato eccome a spiegarmi, a implorarli, a fargli capire che così mi condannavano a morte certa, ma non hanno voluto sentire ragioni.
Mi hanno sollevato di peso e scortato fuori della nave in procinto di salpare.
"Ma la barca è così grande, è enorme! Non ditemi che è una questione di spazio."
Non l’hanno detto, difatti.
È proprio una cosa personale.
È me che non vogliono con loro.
"È razzismo", ho gridato, e si sono messi a ridere, come prevedibile.
Dai, lo ammetto, la loro reazione me l’aspettavo.
Tuttavia, man mano che mi portavano giù dall’imbarcazione ho avuto modo di osservare chi invece era stato accolto senza discutere.
"Ma che razzia di persone siete?" Ho esclamato con tutto me stesso.
"Ho visto che avete fatto salire cani e gatti, e anche porci, come si suol dire.


Alessandro Ghebreigziabiher

"Cavalli e buoi, fagiani e lucertole, perfino ratti e scorpioni.
"Da quando noi siamo diventati meno importanti delle bestie?"
"Non noi", hanno specificato.
Tu.
Ovvero, io.
Io, per loro, valgo meno di un animale.
Perché io sono un clandestino, hanno aggiunto.
Un vero clandestino, hanno specificato.
"Io? Ma è uno scherzo?" Ho urlato con una voce isterica che ha suscitato ulteriore ilarità nei miei espulsori.
Quindi, vista la gravità della situazione in cui mi trovavo, ho cercato di convincerli a ogni costo.
"Vi prego, fatemi restare
", li ho supplicati.
"Farò qualsiasi cosa, pulirò il ponte, laverò i vostri vestiti, luciderò le vostre scarpe, cucinerò per voi e farò tutti i lavori umili e faticosi, degradanti e pericolosi che non vi andrà di fare."
Sapete cosa mi hanno risposto?
Hanno detto che qui tutti fanno tutto, compreso il capitano.
Allora, ho fatto la voce grossa e ho chiesto di parlare con quest’ultimo.
Così, mi hanno accontentato e il boss è arrivato.
Ovvero, è arrivata.
Una ragazza, giovane ma con gli occhi profondi e seri, di chi ha conosciuto le asperità della vita con mano.
Ero intimorito, farfugliavo e lo sguardo con cui mi squadrava era stato capace di spegnere all’istante ogni tentativo di far valere, se non le mie ragioni, perlomeno il mio desiderio di sopravvivenza.
"Tutti vogliamo sopravvivere", si limitò a osservare lei.
Quindi, come richiamati dalle mie urla, vidi palesarsi oltre le spalle della tipa i passeggeri che a differenza del sottoscritto erano stati fatti accomodare.
Quindi presero a fissarmi un po’ tutti con un misto di compassione e collera, curiosità e anche soddisfazione.
Ma la cosa che più mi lasciò senza fiato è che erano di una eterogeneità impressionante, sembrava di ammirare un arcobaleno umano, quanto fossero varie le tonalità delle carnagioni, molteplici i tratti somatici, così come il colore degli occhi e le pettinature.
Così, feci un ultimo tentativo.
"Quindi non avete solo animali, con voi. Perché loro sì, e io no?"
"Perché per tutta loro vita loro sono stati dei viaggiatori e tu non hai fatto altro che impedirne l’approdo", rispose la donna di nome Noah, prima di farmi scendere definitivamente dalla nuova arca. "Tu sei stato e per sempre sarai il solo clandestino a bordo dell’umanità."
Ecco, adesso sono qui, le onde del mare stanno per arrivare.
Ma io le fermerò, innalzerò un confine, anzi, un muro, sarò il baluardo, da qui non si passa, questa è la mia terra…
Dissolvenza, fine.

 
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lunedì 14 gennaio 2019

Lo strano vizio del professor Mann romanzo Ofelia Editrice


Lo strano vizio del professor Mann, Romanzo

Sinossi
Il vice commissario Corda indaga sulla scomparsa di un bambino di nome Benjie. Del presunto rapimento è sospettato l’insegnante di musica Ercole Mann, anche lui svanito nel nulla dopo aver abbandonato inaspettatamente la cattedra ed essere tornato a vivere dai genitori Maria e Albrecht, entrambi ciechi. Nello stesso tempo, Corda non sta passando un buon periodo, poiché sua moglie Lisa palesa un improvviso mutismo, al quale di certo non ha giovato un’imperdonabile scappatella del marito. Entrambi sono in cura presso la psicoterapeuta Giorgia Marinelli, la quale ha a sua volta un problema irrisolto con il padre.
La vicenda si svolge in un mondo dove tutti gli attori in campo mostrano un gran bisogno di parlare, di qualsiasi argomento e in ogni istante, di avere un interlocutore sempre pronto ad ascoltare e, soprattutto, approvare. Tale insoddisfatta necessità induce i personaggi a rendere quasi inutile la presenza dell’altro, riducendo il mancato dialogo a un eterno monologo. Così, navigando attraverso discorsi e parole dette nella gran parte dei casi a senso unico, si viene man mano a scoprire la verità sulla sparizione di Benjie e su quale sia lo strano vizio del professor Mann.

Presentazione con spettacolo teatrale e musicale:
Sabato 26 gennaio 2019 ore 19
Libreria Teatro Tlon, Roma
Ingresso libero

Ofelia Editrice
Collana: Viola e rosmarino
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8899820260
ISBN-13: 978-8899820268

Come acquistare online (disponibile anche in Ebook):
Amazon
IBS
Feltrinelli
Mondadori

giovedì 10 gennaio 2019

Una storia d’amore

Una storia d’amore

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Questa è una storia d’amore.
Sì, se ci penso, con la giusta attenzione e la miglior lucidità.
Lo è, oh se lo è.
Ancora.
C’era una volta Popolo.
Egli era un uomo come molti.
Arrogante e goffo, spesso.
Confuso, il più delle volte.
Vulnerabile, malgrado le apparenze.
E imprevedibile, in ciascun istante e ogni luogo.
Tuttavia, sempre alla stregua dei tanti, vedeva il proprio senno sconfitto sul campo vivente da emozioni e sentimenti.
Soprattutto da quelli a cui non era in grado di dare un nome.
E per quanto avesse provato nella sua vita, il sentire qui e ora riusciva sempre a trovarlo impreparato.
Perché ogni volta che il cuore freme e la pancia trema tutto è sempre come nuovo, c’è scritto da qualche parte tra le pieghe dell’anima.
L’attimo che meglio dimostrò tale assunto accadde quando Popolo incontrò lei.


Alessandro Ghebreigziabiher

Uguaglianza era una ragazza fiera e indomita.
Bella come solo le creature che della propria avvenenza non sono consapevoli sanno essere.
Trattasi di qualità preziosa, giacché coloro che ignorino i propri talenti risparmiano al mondo la personale vanità.
Fu innamoramento immediato, per il nostro, e fece di tutto per farsi notare e, soprattutto, piacere da lei.
Ciò malgrado, fece come Popolo fa.
Alzò la voce, la accerchiò, ne osannò il nome e le virtù, si allontanò e poi tornò alla carica, scese in piazza e travolse con prepotenza e volgarità ogni ostacolo che osasse porsi tra lui e la donna bramata.
Arrivando a idolatrarla come dea in terra, per la quale sacrificare ogni cosa, tranne che la propria superbia.
Nulla da fare.
Tutto sembrava perduto, quando proprio nell’istante in cui fece ciò che spesso Popolo non fa, ella si accorse di lui.
Quando era in silenzio, attento alle di lei parole e ai suoi gesti, rispettoso dei suoi tempi e delle sue pause, e più di ogni altra cosa dimostrandosi capace di ricordare ogni dettaglio, oltre alla preziosa essenza, qualora richiesto.
Quindi, malgrado non altrettanto immediato, fu innamoramento corrisposto.
Furono bei giorni, quelli, quando tutto era ancora possibile.
Segnatevi questo tempo, qualora lo viviate in quello reale, perché ha un valore che rimpiangerete.
Nondimeno, il meglio era all’orizzonte.
Sorridi Popolo, disse Uguaglianza.
Gioisci con me, aggiunse, perché tra non molto sarai padre.
Quella felicità li unì ulteriormente in un abbraccio che prometteva un futuro lieto.
Finché non arrivò il dono atteso.
Una bimba dagli occhi di un tipo mai visto, dai capelli di una tonalità mai definita prima, dalla pelle di un colore fino a quel momento ignoto.
Popolo, disse Uguaglianza incapace di allontanare lo sguardo dalla piccola stretta al petto, la nostra bimba la chiameremo Diversità.
Non so se fu il nome stesso, o la coerenza con l’aspetto di quest’ultima, ma da quell’istante Popolo cominciò ad allontanarsi dalla meravigliosa famiglia che aveva contribuito a creare.
Fino ad andarsene di casa, lasciando le due senza voltarsi.
Tutto per colpa di una convinzione, per quanto folle, ovvero un delirio, per quanto strutturato, secondo il quale non si possano amare entrambe.
Uguaglianza e Diversità.
Malgrado l’una sia figlia dell’altra, nonostante siano sangue del medesimo sangue, e sebbene ciò valga lo stesso per Popolo.
L’avevo detto all’inizio e non posso far altro che ribadirlo alla fine.
Questa, la nostra, quelli di tutti, a dispetto di quel che raccontino le cronache del mondo, è una storia d’amore.
D’amore per tutto ciò che la vita affidi alle nostre cure.
Perché solo quest’ultimo, non la ragione o la scienza, può aiutarci a restare uniti.
Come un sol popolo, uguale e al contempo diverso.


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