sabato 25 luglio 2020

A morte i razzisti romanzo Oakmond Publishing


A morte i razzisti, romanzo

Sinossi
Malick è un giovane di origini africane e, fin da bambino, ha dovuto subire discriminazioni per il colore della pelle, oltre a forme di bullismo reiterato da parte di alcuni compagni di classe più grandi.
Da un giorno all’altro decide di vendicarsi. Durante un viaggio in metropolitana assiste all’ennesimo atto di intolleranza da parte del branco verso un cittadino straniero e non riesce a rimanere indifferente. È così che uccide il suo primo razzista.
Da quel momento matura in lui l’idea che non si tratti di un evento casuale, ma l’inizio di una vera e propria missione: sterminare tutti i razzisti, cominciando da coloro che hanno ferito i suoi sentimenti, e dei quali non ha affatto dimenticato facce e nomi.
Tutto si risolve, ovvero si svela, nel finale, mentre il nostro ha alla sua mercé il suo primo nemico: il bullo Claudio.
Sarà quello il momento in cui scoprire la verità e, forse, guarire.
 
Intervista all'autore sul libro con Daria Forlenza su Afrologist

venerdì 11 ottobre 2019

Matematica delle parole romanzo Toutcourt Edizioni


Matematica delle parole, romanzo

Sinossi
Il dipartimento di analisi matematica di cui il professor Gianni Barbieri è a capo verrà presto chiuso per mancanza di fondi. L'uomo, affetto da un disturbo bipolare, alterna fasi maniacali a momenti di depressione. Ricevuta la drammatica notizia, smette di prendere i farmaci, e si lancia in un'impresa utopica che a suo dire gli permetterà di salvare il dipartimento e il suo impiego: risolvere la congettura dei numeri primi gemelli, tra i più celebri problemi matematici.





Toutcourt Edizioni (2019)

ISBN-10: 8832219093
ISBN-13: 978-8832219098


Come acquistare online:
IBS
Feltrinelli
Amazon


mercoledì 13 febbraio 2019

Hai bisogno di qualcosa?

Hai bisogno di qualcosa?

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Si sogna, sovente si dimentica di averlo fatto, ma talvolta qualcosa sopravvive al mattino.
Di frequente sono gli incubi più terribili a vedere la luce del giorno, ma talvolta anche alcuni bei sogni varcano la soglia della coscienza e sono quelli più vividi, malgrado improbabili, con accenni di realtà che spesso risulta più tangibile perfino di quel che effettivamente tocchiamo ogni giorno con mano.
Succede lo stesso con alcune storie e alla fine della fiera non sai più se hai sognato, ovvero solo letto uno strano racconto.
Questo è ciò che accadde a Samuele, undici anni e una immaginazione piuttosto vulnerabile innanzi alle fantasticherie che ci circondano quotidianamente.
Quella domenica aveva trascorso buona parte del pomeriggio in ospedale per visitare la nonna, novant’anni e un destino ormai segnato dal solito, impietoso tumore.
La cosa buona era che tutti i suoi figli, e gran parte dei parenti, le erano vicini, ad accompagnarla nell’ultimo tratto di vita.
La sera, dopo aver cenato e visto un po’ di tv con i suoi, il ragazzino andò a dormire alquanto carico di pensieri.
Spense l’abat-jour, chiuse gli occhi e dopo pochi istanti prese sonno.
La fase REM non ci mise tanto ad andare in scena, con il capocomico inconscio a guidare la sua sorprendente compagnia teatrale di ricordi e fantasie. Perché, non dimentichiamolo, a undici anni i sogni hanno una potenza tale da far spettacolo, questo è indubbio.
“Benvenuto, dottore”, gli disse una volta aperto il sipario del suo cervello una signorina di bianco vestita che tanto assomigliava all’infermiera che accudiva sua nonna. “L’accompagno per la consueta visita.”
Samuele accettò senza discutere il ruolo assegnatogli dalla sua psiche.
Perché, non dimentichiamo anche questo, a undici anni il coraggio di mettersi in gioco è altresì spettacolare.


Alessandro Ghebreigziabiher

“Questo è un ospedale, giusto?” chiese per essere sicuro di dove si trovasse.
“Certo, dottore. Siamo nella clinica dei bisogni al contrario.”
“E io sono il dottore.”
“Sicuro, lei non è mica un adulto, come i nostri malati.”
“Non abbiamo pazienti bambini?”
“Dottore, scherza? Voi siete gli unici che possano curare i grandi.”
Samuele non capì cosa la ragazza intendesse, ma era solo questione di tempo prima che avesse tutto chiaro.
“Venga, che le faccio incontrare i nostri ospiti.”
Entrarono in una camera, anch’essa molto simile a quella della nonna, dove c’era un tizio davanti al computer che non faceva altro che parlare di andamento della borsa e di azioni.
“Come lei ben sa, dottore”, disse l’infermiera, “qui noi curiamo i bisogni travisati. Quest’uomo è convinto che sia la natura ad aver bisogno di noi, quando è esattamente il contrario. Per questo perde il suo tempo a far soldi, invece di curarsi dell’ambiente.”
Il secondo malato era un tizio che con calce e mattoni era intento a tirare su muri dopo muri intorno a sé.
“Quest’uomo, invece, crede che siano le genti che vengono da lontano ad aver bisogno di lui, ignorando che è esattamente l’opposto. Perché l’umanità è tutta quella che bussa alla tua porta, senza la quale sei come un deserto senza fine, dove i miraggi sono tutto quello che ti rimarrà tra le mani alla morte.”
Il terzo paziente era invece un tizio che aveva infilato la testa dentro un monitor, come una specie di casco da sub.
“Lui è il più folle”, disse la ragazza, “perché si è persuaso di non aver bisogno di ascoltare il prossimo, e che siano solo gli altri ad avere questa necessità. Come se la sua voce sia tutto, e tutto sia il nulla che da essa dipende.”
Un altro ancora nuotava in una vasca da bagno ricolma di cellulari, ed era l’uomo che riteneva di avere assoluto bisogno di un telefono per incontrare il prossimo, trascurando la beffarda realtà.
“Quale?” chiese Samuele.
“Semplice, dottore, lei dovrebbe saperlo meglio di me. Sono gli oggetti di cui gli adulti sono ossessionati ad aver bisogno di loro, invece che l’inverso.”
E così via, il viaggio proseguì all’interno della clinica dei bisogni al contrario, dove i grandi venivano curati per le loro assurde contraddizioni.
Quindi, alla fine del giro - e del sogno – il nostro fece la domanda più importante.
“Perché il dottore sono io?”
“Perché solo un bambino, il quale ha bisogno di tutto il meglio che i grandi possano offrirgli, è in grado di ricordar loro l’importanza di accogliere i doni della vita e riconoscerli qualora si palesino.”
Musica, sipario, e luce del sole attraverso le tende della finestra.
Samuele sollevò le palpebre e senza indugio corse in cucina, dove la mamma stava preparando la colazione.
Le si avvicinò, le disse buongiorno, la donna rispose al saluto, e poi, posando delicatamente la mano sulla sua, il bambino le sussurrò: “Mamma...”
“Sì, caro?”
“Dimmi, hai bisogno di qualcosa?”
 

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