venerdì 11 ottobre 2019

Matematica delle parole romanzo Toutcourt Edizioni


Matematica delle parole, romanzo

Sinossi
Il dipartimento di analisi matematica di cui il professor Gianni Barbieri è a capo verrà presto chiuso per mancanza di fondi. L'uomo, affetto da un disturbo bipolare, alterna fasi maniacali a momenti di depressione. Ricevuta la drammatica notizia, smette di prendere i farmaci, e si lancia in un'impresa utopica che a suo dire gli permetterà di salvare il dipartimento e il suo impiego: risolvere la congettura dei numeri primi gemelli, tra i più celebri problemi matematici.

Toutcourt Edizioni (2019)

ISBN-10: 8832219093
ISBN-13: 978-8832219098


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Feltrinelli
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mercoledì 13 febbraio 2019

Hai bisogno di qualcosa?

Hai bisogno di qualcosa?

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Si sogna, sovente si dimentica di averlo fatto, ma talvolta qualcosa sopravvive al mattino.
Di frequente sono gli incubi più terribili a vedere la luce del giorno, ma talvolta anche alcuni bei sogni varcano la soglia della coscienza e sono quelli più vividi, malgrado improbabili, con accenni di realtà che spesso risulta più tangibile perfino di quel che effettivamente tocchiamo ogni giorno con mano.
Succede lo stesso con alcune storie e alla fine della fiera non sai più se hai sognato, ovvero solo letto uno strano racconto.
Questo è ciò che accadde a Samuele, undici anni e una immaginazione piuttosto vulnerabile innanzi alle fantasticherie che ci circondano quotidianamente.
Quella domenica aveva trascorso buona parte del pomeriggio in ospedale per visitare la nonna, novant’anni e un destino ormai segnato dal solito, impietoso tumore.
La cosa buona era che tutti i suoi figli, e gran parte dei parenti, le erano vicini, ad accompagnarla nell’ultimo tratto di vita.
La sera, dopo aver cenato e visto un po’ di tv con i suoi, il ragazzino andò a dormire alquanto carico di pensieri.
Spense l’abat-jour, chiuse gli occhi e dopo pochi istanti prese sonno.
La fase REM non ci mise tanto ad andare in scena, con il capocomico inconscio a guidare la sua sorprendente compagnia teatrale di ricordi e fantasie. Perché, non dimentichiamolo, a undici anni i sogni hanno una potenza tale da far spettacolo, questo è indubbio.
“Benvenuto, dottore”, gli disse una volta aperto il sipario del suo cervello una signorina di bianco vestita che tanto assomigliava all’infermiera che accudiva sua nonna. “L’accompagno per la consueta visita.”
Samuele accettò senza discutere il ruolo assegnatogli dalla sua psiche.
Perché, non dimentichiamo anche questo, a undici anni il coraggio di mettersi in gioco è altresì spettacolare.


Alessandro Ghebreigziabiher

“Questo è un ospedale, giusto?” chiese per essere sicuro di dove si trovasse.
“Certo, dottore. Siamo nella clinica dei bisogni al contrario.”
“E io sono il dottore.”
“Sicuro, lei non è mica un adulto, come i nostri malati.”
“Non abbiamo pazienti bambini?”
“Dottore, scherza? Voi siete gli unici che possano curare i grandi.”
Samuele non capì cosa la ragazza intendesse, ma era solo questione di tempo prima che avesse tutto chiaro.
“Venga, che le faccio incontrare i nostri ospiti.”
Entrarono in una camera, anch’essa molto simile a quella della nonna, dove c’era un tizio davanti al computer che non faceva altro che parlare di andamento della borsa e di azioni.
“Come lei ben sa, dottore”, disse l’infermiera, “qui noi curiamo i bisogni travisati. Quest’uomo è convinto che sia la natura ad aver bisogno di noi, quando è esattamente il contrario. Per questo perde il suo tempo a far soldi, invece di curarsi dell’ambiente.”
Il secondo malato era un tizio che con calce e mattoni era intento a tirare su muri dopo muri intorno a sé.
“Quest’uomo, invece, crede che siano le genti che vengono da lontano ad aver bisogno di lui, ignorando che è esattamente l’opposto. Perché l’umanità è tutta quella che bussa alla tua porta, senza la quale sei come un deserto senza fine, dove i miraggi sono tutto quello che ti rimarrà tra le mani alla morte.”
Il terzo paziente era invece un tizio che aveva infilato la testa dentro un monitor, come una specie di casco da sub.
“Lui è il più folle”, disse la ragazza, “perché si è persuaso di non aver bisogno di ascoltare il prossimo, e che siano solo gli altri ad avere questa necessità. Come se la sua voce sia tutto, e tutto sia il nulla che da essa dipende.”
Un altro ancora nuotava in una vasca da bagno ricolma di cellulari, ed era l’uomo che riteneva di avere assoluto bisogno di un telefono per incontrare il prossimo, trascurando la beffarda realtà.
“Quale?” chiese Samuele.
“Semplice, dottore, lei dovrebbe saperlo meglio di me. Sono gli oggetti di cui gli adulti sono ossessionati ad aver bisogno di loro, invece che l’inverso.”
E così via, il viaggio proseguì all’interno della clinica dei bisogni al contrario, dove i grandi venivano curati per le loro assurde contraddizioni.
Quindi, alla fine del giro - e del sogno – il nostro fece la domanda più importante.
“Perché il dottore sono io?”
“Perché solo un bambino, il quale ha bisogno di tutto il meglio che i grandi possano offrirgli, è in grado di ricordar loro l’importanza di accogliere i doni della vita e riconoscerli qualora si palesino.”
Musica, sipario, e luce del sole attraverso le tende della finestra.
Samuele sollevò le palpebre e senza indugio corse in cucina, dove la mamma stava preparando la colazione.
Le si avvicinò, le disse buongiorno, la donna rispose al saluto, e poi, posando delicatamente la mano sulla sua, il bambino le sussurrò: “Mamma...”
“Sì, caro?”
“Dimmi, hai bisogno di qualcosa?”
 

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mercoledì 6 febbraio 2019

La nave dei sogni

La nave dei sogni

di
Alessandro Ghebreigziabiher


C’era una volta una terra.
Che sembra un’isola, ma non lo è, no che non lo è.
Malgrado i sovrani di oggi facciano di tutto per renderla tale.
Isolata dal mondo, dai mari e da altra terra, già, ma anche da speranze insopprimibili, che puoi chiamare semplicemente sogni.
Perché di questo si parla e si vive, ovunque.
Nondimeno, c’era una volta una terra e tu cancella.
Lì, dove la memoria si fa più vulnerabile, dove i medicamenti applicati nel tempo a ricucir ferite e lesioni profonde furono affrettati e superficiali, confusi e per nulla consapevoli, immagina di cancellare i frammenti chiave.
Leggi pure come i passaggi della storia che ti spiegano meglio quando e perché sbagliasti allora.
Come se togliessimo dalla fiaba di Biancaneve la scena della strega che tenta di propinarle la mela avvelenata.
Quante donne hanno imparato così a distinguere tra un frutto mortale e un amorevole dono?
Come se oscurassimo nell’Iliade il momento in cui il prode Achille soccombe per la freccia di Paride dritta sul suo fragile tallone.
Quanti di noi hanno in tal modo appreso l’arte di proteggere con cura i propri punti deboli?
Come se eliminassimo dalla vicenda di Pinocchio tutti gli istanti in cui costui comprende la stupidità del mentire alle persone più care.
Quante bugie abbiamo risparmiato a coloro che amiamo, grazie all’esempio del racconto passato?



Alessandro Ghebreigziabiher

Ebbene, figurati di vivere oggi in un luogo siffatto, privato della capacità di fantasticare un orizzonte migliore, a occhi più o meno aperti.
Poi, come spesso accade, il vento o il destino riportano indietro ciò che in maniera innaturale hai cercato di estinguere dalla tua esistenza.
Il nostro caso, la nostra storia, è tutta lì.
Una nave che si palesa sulla magica linea tra cielo e terra.
Che all’inizio appare minuscola, e pian piano si fa grande innanzi ai nostri occhi, man mano che le distanze diminuiscono e gli illogici vuoti creati dagli stolti vengono colmati.
È una nave speciale, quella che si avvicina alle nostre rive e invade le paure dei vili.
È una nave carica di sogni viventi.
È altresì un sortilegio dovuto a una indebita cancellazione, quello che infetta il tuo occhio denudato di empatia e fantasia, che ti mostra soltanto persone dalla carnagione aliena e sofferenti per il viaggio.
Che addirittura diffonde minacce e pericolo per la tua sicurezza.
Ogni volto, ogni forma umana, ciascuno sguardo, sono letteralmente sogni di cui hai perso il valore e la conoscenza.
Il sogno di esser vivo il giorno seguente.
E il sogno di bere acqua in ogni istante la sete lo richieda.
Il sogno di avere un letto tutto tuo.
E il sogno di avere cibo nel piatto almeno una volta al dì.
Il sogno che tuo figlio possa ancora sognare.
E il sogno che possa almeno vivere, anche senza di te.
Il sogno di toccare terra con il cuore, ancor prima che con i piedi e le mani.
E il sogno di sapere che c’è qualcosa, alla fine del sogno, per cui vale la pena.
Morire e sognare.
..

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