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Storie sull'amicizia: La mia migliore amica

La mia migliore amica

di
Alessandro Ghebreigziabiher

 

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“Signori”, fa lo psicologo con evidente soddisfazione nello sguardo come nel tono della voce, “è con grande piacere che vi informo che con Giovanni possiamo interrompere le sedute.

Alessandro Ghebreigziabiher
Ovviamente, io sono a disposizione, per ogni evenienza. Avete il mio numero, sapete dove lavoro, insomma… signora? Su, non faccia così…”
“Non si preoccupi, è solo gioia, sono contenta…”
L’uomo le passa i fazzoletti che sono sempre
sulla scrivania a portata di mano e di volto.
La donna ne approfitta e cancellate le lacrime mostra un’espressione al colmo della felicità. Pronta a piangere di nuovo, in breve.
“Lei lo sa. Io e mio marito eravamo così angosciati…”
Il compagno afferra la mano della moglie e la stringe con delicatezza. Non è una persona particolarmente generosa nei gesti, ma è solo una sorta di innata dedizione all’essenziale e allorché il raro tocco vada in scena, è sempre sul pezzo.
La donna gli sorride e lui la imita di rimando.
Altrettanto fa il dottore al di là della scrivania. È una guerra assai difficile, quella contro i mostri dell’anima, ma talvolta si vince qualche battaglia e non si può fare a meno di festeggiare.
“Ricordo quando siamo venuti qui la prima volta, due anni fa…” dice la donna. “Eravamo così afflitti. Dopo… sì, dopo Livia pensavamo che adottare Giovanni fosse stata la scelta più giusta, il modo migliore per continuare insieme…”
“Lo è ancora, signori”, tiene a precisare il dottore della mente. “Dovete convincervi che è così anche adesso e che lo sarebbe stato a prescindere dai miglioramenti di Giovanni. Come vi spiegai a suo tempo, vostro figlio è arrivato nella vostra casa che aveva già cinque anni, non è semplice a quell’età accettare l’idea di una nuova famiglia, papà, mamma, e tutto quello che ne consegue. È molto comune, poi, dover affrontare altre difficoltà da adolescenti, ma è per questo che voi siete qui e sarete con lui anche domani, finché ne avrà bisogno.”
“Anche lei è fondamentale”, osserva deciso il padre di Giovanni.
“Grazie, ma a onor del vero, devo riconoscere che come al solito sono i ragazzi stessi a compiere il lavoro più difficile. E anche gli amici contano molto, come quella di Giovanni.”
“Chi?” chiede la madre.
“Come chi? La sua migliore amica…”
“E chi sarebbe?” cade dalle nuvole anche il padre. “Non ce ne ha mai parlato… come si chiama?”
“Non lo so, il nome non me l’ha mai voluto dire, ma è spesso a casa vostra, no?”
Un velo di perplessità cala inevitabilmente sui genitori.
“Scusi, dottore”, fa la madre, “ma come lei ricorda, siamo venuti da lei anche perché Giovanni non usciva mai di casa e stava sempre solo, nella sua stanza…”
“Sì, certo, ma poi ha incontrato lei, no?”
“No?” ripete il dottore.
I due si guardano confusi e uniti dalla flebile speranza che, magari in loro assenza, il ragazzino avesse frequentato la tipa in questione.
“Cosa ha detto di questa lei?”
“Che è la sua migliore amica e spesso mi ha riportato suoi consigli e pensieri che l’hanno aiutato a star meglio. Nella fattispecie devo ammettere che talvolta mi sono sembrati anche più sensati dei miei, come se avessi avuto una specie di invidia per l’improbabile collega…”
“Per esempio?” chiede la donna, con un principio di illuminazione nella testa.
“Be’, potrei citare molte frasi, alcune me le sono scritte, pensate un po’. Per esempio quando mi ha confidato che secondo lei la vita non è un video, ma un insieme di foto ed è tutta, davvero tutta, solo in una tra esse. Ricordala per sempre e sereno per sempre vivrai. Giovanni mi disse che per lui è il giorno che vi ha visti per la prima volta…”
Il dottore riprende i fazzoletti e si accinge a passarli alla donna, quando si accorge che anche il marito sta piangendo. Ma stanno anche sorridendo.
“Avete capito chi è?”
“È Livia…” risponde il padre del ragazzo. “Sono parole di Livia, del suo diario… ”
“Giovanni deve averlo trovato…” aggiunge la moglie. “Non ha mai smesso di scriverlo, anche in ospedale, era sempre lì, accanto a lei…”
Lo psicologo si estrania per un istante e, rammentando le ultime parole di Giovanni prima di concludere il comune cammino una volta per tutte, si commuove anche lui.
“Da oggi voglio fare cose belle e vivere bene, dottore, per me e anche per la mia migliore amica.”
Glielo devo.


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