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Sabato 11 Novembre 2017 ore 19, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni, Libreria Teatro Tlon – Via F. Nansen 14, Roma - Ingresso libero. Per info e prenotazioni: libreriateatro@tlon.it - 06 45653446

Storie di vecchietti: la corsa di Lucia

L’ultima corsa di Lucia

di
Alessandro Ghebreigziabiher


A cosa serve avere idee senza riuscire a realizzarle in modo completo?
Tante idee.
Come quella della triste, folle e, sotto ogni punto di vista, imprevedibile mattinata di Lucia Montego, ottantadue anni, di cui almeno un quarto trascorso in un ospizio sotto forma di camera ben ammobiliata a casa del generoso figlio di nome Xavier.
Pappette primi mesi e pannoloni salva materasso, intrattenimento giornaliero svolto da un cinico giullare con sguardo perfido e insensibile nelle vesti di un insospettabile apparecchio televisivo sempre acceso e, come unico diversivo, la passeggiata serale sulla fida sedia rotolante, con l'imbarazzo della scelta nel guidatore, tra il suddetto figlio e una moglie apparentemente altrettanto contenta di sostituirlo.
Questa era ormai la vita di Lucia.
“Xavier, non ce la faccio più…”
“Di cosa parli, Marisa?”
“Lo sai benissimo. Sto parlando di quella donna, tua madre…”
“Ah sì? Adesso è quella donna? Se non era per i soldi di quella donna voglio vedere come avresti potuto avere questa casa.”
“Insomma, basta! Quanto devo pagare per quel regalo? Quanto ancora? Sono più di vent'anni che faccio la serva per quella lì, che neanche mi rivolge la parola. Neanche un sorriso. Sta lì, in silenzio, di fronte alla televisione.”
“La serva? Mi sembra che esageri.”
“Ah sì? E chi le pulisce il culo mentre tu stai a negozio? Chi la imbocca a pranzo e cena, vedendosi sputare addosso un cucchiaio su due? Chi…”
“Stai parlando di mia madre.”
“Appunto, Xavier. E’ ora che in quanto suo figlio tu prenda una decisione da adulto.”
“Cosa dovrei fare secondo te?”
“Lo sai, sono due anni che te lo dico.”
“Ancora con questa storia della casa di cura?”
“Xavier!” urlò la donna in piena escalation. “Stavolta non ho più intenzione di sopportare i tuoi ripensamenti: o la mandi all'ospizio o me ne vado io!”
E sbatté la porta dietro di sé.
Un secondo, il tempo di permettere a Xavier di realizzare la situazione che l'uscio si spalancò nuovamente: “Hai una mattina di tempo per decidere. Sarò qui a mezzogiorno e per allora voglio una risposta.”
Quindi la porta suonò il suo poderoso 'slam' in modo ancora più terribile del precedente.
Xavier era senza parole.
Con la moglie avevano fatto quella discussione tante volte ma era riuscito sempre a convincerla a rivedere le sue posizioni. Ciò nonostante conosceva bene Marisa e sapeva perfettamente comprendere quando non v'era alcuna possibilità di farle mutare parere. A parte l'inequivocabile maltrattamento della porta, aveva un tono nella voce inconfondibile, intriso di quella pazienza ormai sfatta e pronta al disfacimento più totale.
Così si alzò lento dalla poltrona e si diresse verso la scrivania nel salone, i cui cassetti contenevano le cosiddette 'carte di famiglia’, tra cui il depliant della casa di cura comunale più vicina, conservato con il presentimento di un futuro ineluttabile.
Ora si da il caso che Lucia fosse oggettivamente vecchia, malferma, dolorante, inabile al di fuori di ogni ragionevole dubbio ma, c'è un ma, la donna aveva un udito eccezionale.
Malgrado sullo schermo Pedro avesse confessato a Jolanda di aver fatto all'amore con Clorinda - senza preoccuparsi di Amerigo che nel frattempo faceva la corte ad Isaura che a sua volta era perdutamente infatuata di Sonia, la figlia illegittima di Pedro stesso – la vegliarda aveva ascoltato ogni cosa, testo e punteggiatura, intonazioni e pause, insomma, aveva registrato tutta la sceneggiatura della scena in questione.
Pedro era ormai lasciato al suo destino e Lucia aveva diretto le sue chiare pupille verso la finestra.
No, l'ospizio no.
Certo, la nuora aveva ragione, non le rivolgeva mai la parola, mai un sorriso o un movimento cortese, ma che poteva farci se Marisa le stava antipatica? E poi era brutta. Lucia gliel'aveva detto tante volte al figlio all'indomani delle nozze: “Ma perché ti sposi quella racchia? Ci sono tante belle figliole a Lisbona, ci sono delle mulatte con gli occhi azzurri che sono uno spettacolo e tu ti vai a beccare quel gran pezzo di cernia?”
“Mamma”, tentava di obiettare lui, “la devo sposare io, mica tu. Sono affari miei.”
“Eh, no!” si alterava lei. “Sono anche miei. Sto pensando a mio nipote, io… Lei è una befana, tu non sei un adone, e cosa viene fuori? Guarda che l'immagine è tutto al giorno d'oggi, guarda le fiction.”
“Mamma”, tagliava corto a quel punto Xavier, “possibile che tu misuri il mondo solo attraverso la tv?”
E lei, gridandogli alle spalle, vedendolo allontanarsi: “Vai, vai! Povero nipote mio… Gli faranno fare sempre la parte del morto. I brutti nelle fiction sono i primi a morire. Lo sanno tutti, lo sanno.”
Ovviamente era consapevole di essere un peso per Marisa, con tutte le sue esigenze fisiologiche, ma in fondo avevano la casa, no? E poi, cos'altro aveva da fare quella lì? Poteva forse partecipare a qualche fiction? E come con quella brutta faccia?
Insomma, non era in alcun caso disposta a comprendere lo sfogo della compagna di suo figlio.
D’altra parte aveva udito molte volte discussioni come quella appena andata in scena ma aveva anch'ella intuito la risolutezza della cernia.
La situazione era davvero difficile.
Cosa fare?
In quell'istante uno spot interruppe il suo rimuginare e quello di Pedro: 'Amici ascoltatori, non perdete questa sera una prima visione assoluta per Tele Joao: Thelma e Louise, due donne, due amiche con le spalle al muro nella loro ultima corsa…'
Un secondo dopo non ebbe dubbi. Lei era sola, non si reggeva in piedi ma qualcosa di frizione, freno e sterzo ancora ricordava.
La jeep di Xavier era sempre parcheggiata nel cortile di fronte alla casa, con le chiavi inserite.
Perciò, mentre il figlio, leggeva con attenzione le varie tariffe dell'ospizio, Lucia in tuta e foulard in testa, arrancando appoggiandosi dappertutto, raggiunse cauta ma decisa la porta di casa.
Poi, furtiva come un esperto ladro, fu all'esterno senza produrre alcun rumore e in pochi attimi si ritrovò al volante.
Accensione, rombo di motori, sgassata d'avvio, nulla di tutto ciò distolse Xavier dal suo lavoro tranne la conseguente e inevitabile frenata, con annessa spalmata di copertone sull'asfalto, delle auto che per un pelo non investirono la macchina che era uscita in strada senza, ovviamente, preoccuparsi se venisse o meno qualcuno dai lati.
Per un istante l'uomo pensò ai ladri e alla voce della moglie: ‘Ricordati che te l'ho detto, babbeo! Non si lasciano le chiavi in macchina, babbeo!’
Tuttavia un presentimento lo avvolse d’improvviso e qualcosa lo portò a controllare nella camera di Lucia. L'addizione era assurda ma uno più uno fa due e la scioccante immagine di sua madre tremante, con tre decimi di vista in totale, sfrecciante per le vie di Lisbona - tra l'altro al volante della sua nuova quattro per quattro - s'impadronì di lui, facendolo svenire.
C'è chi dice che la realtà superi sempre la fantasia e, ad onor del vero e di quel tale, nel frattempo la corsa di Lucia era divenuta enormemente più spettacolare di quella presunta di Susan Sarandon e Geena Davis.
Ovvero, delle loro controfigure.
Il primo semaforo rosso fu superato in modo fulmineo e indubbiamente la vecchia ebbe un gran culo a non sfiorare alcunché al suo passaggio, ma due tir rovesciati, un tram dentro un supermercato, una moto a ruote all'aria e un bus in testa coda furono un inizio degno del miglior action movie.
Da quel primo vermiglio segnale Lucia sembrò prenderci gusto.
Fece collezione di multe, tra sorpassi illegali, corsie vietate e sensi proibiti. Due volanti della stradale le si incollarono dietro ma nulla sembrava fermare la vecchina da corsa.
Incrociò perfino una manifestazione operaia, deragliando in pieno il corteo, additata dagli scioperanti imbufaliti come la solita crumira fascista e intollerante.
Inutile dire che, in prossimità di una scuola, non ebbe esitazione di fronte agli studenti impietriti sulle strisce e il vigile che si sbracciava preso del panico, vedendo arrivare quella jeep a folle rapidità.
La fortuna volle che il delirium tremens si stava acuendo e Lucia aveva preso a zigzagare nevroticamente senza nemmeno rendersene conto.
Fu così che, con almeno cinque auto della polizia sul groppone, svoltò per la via che conduceva all'oceano.
Raggiunse il porto, puntò dritta verso una spiaggia piena di bagnanti e ingranò la quinta.
Gli agenti la affiancarono, qualcuno osò perfino puntarle la pistola, ma Lucia era ormai inarrestabile.
Per un attimo, nella nebbia dei suoi occhi decrepiti, aveva scorto la luce del sole che sovrasta l'oceano atlantico, imponente come la massa d'acqua che lo ammira dal basso.
E così aveva immaginato l'orizzonte posto nel mezzo tra di loro, altrettanto esteso.
Grande orizzonte, grande viaggio, grande successo.
Come nelle fiction.
E via a tavoletta.
Ecco… ve lo assicuro, proprio qui, su questa riga. Se potessi andare avanti non sapete che gioia sarebbe per me.
Cosa credete? Che non muoia anch'io dalla curiosità di sapere se Lucia finisca male, come Thelma e la sua amica, oppure venga arrestata, o magari perdonata da Marisa e riaccolta in casa da lei e Xavier, o in chissà quale altro modo concluda la sua corsa?
Sto scrivendo questi brandelli di storia proprio per esporre pubblicamente il mio caso: ho bisogno d'aiuto, io.
Di idee ne ho tante, ma…

Tratto dal testo dello spettacolo Io di idee ne ho tante ma, narrato nel 2005 in occasione del Festival di letteratura Voci Afro-Italiane, a Roma, e durante il Festival di letteratura All'incrocio dei sentieri, a Bologna.

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