mercoledì 28 settembre 2016

Storie sull'amicizia: Il club degli amici

Il club degli amici
di
Alessandro Ghebreigziabiher


Che serata, ragazzi.
Alessandro Ghebreigziabiher
E’ stato il tempo della mia vita, senza scherzi. Il giorno da ricordare per eccellenza, come una sorta di farmaco alleviante ogni pena sempre a portata di mano, ovvero di memoria.
La mia prima volta al club.
Il club degli amici, ma non gente comune, è chiaro.
Altrimenti, difficilmente giustificherebbe una qualsivoglia menzione.
Figuriamoci un intero racconto.
Non so se vi è mai capitato di trovarvi immersi in tale scombinato, improbabile e al contempo attraente insieme di creature, dove non riesci a staccarti dall’una mentre la prima accanto sembra promettere anche di più.
E allora finisci per accomodarti sul divano, ma va bene anche una normale seggiola, perfino in piedi appoggiato alla parete.
Ciò che conta è che da quella privilegiata posizione tu riesca a riempirti gli occhi con la maggior parte delle meraviglie che ti circonda.
Che serata, già.
E che straordinarie esistenze si materializzano grazie, o per colpa, di una sfrenata sete di amicizia.
C’era l’amico dai muscoli perfetti e la forza di mille tori, che riusciva a infonderti sicurezza solo sfiorandoti con quegli occhi accesi di carattere.
E c’era anche l’amica malata di sorriso incurabile e, soprattutto, contagioso di una contagiosità dalla quale nessuno avrebbe potuto difendersi.
Voluto, a essere esatti.
C’era l’amico dall’abbraccio perfetto, con la stretta salda e tutto fuorché imbarazzata. Più che mai con un tempo infinito solo per te.
E c’era l’amica per la quale, qualunque cosa di brutto ti fosse accaduto, per lei sarebbe stato lo stesso, con le tue medesime sensazioni e con le stesse conseguenze nel vivere.
C’era l’amico che c’era, punto.
Era il re della festa, chi avrebbe potuto negarlo?
E c’era pure l’amica dalla bocca serrata e dalle orecchie giganti, abnormi forme per la maggior parte del mondo e un'ascoltatrice ideale per i bisognosi di silenzio e attenzione.
C’erano gli amici dal tempismo perfetto.
Quelli che hanno coraggio laddove il panico diventi insopportabile.
E quelle che ridono di gusto e con indiscutibile sincerità quando nessuno lo fa innanzi alle tue presunte facezie.
Quelli che capiscono, malgrado ci sia poco da capire, ma questo non vuol dire che sia disattesa, la tanto desiderata comprensione.
E quelle che ti osservano e non distolgono lo sguardo, ma non lo fanno solo per amicizia ed è questo il bello.
C’erano altresì gli amici e le amiche che non danno consigli e nemmeno risposte, che non sanno tutto quello che non sai e, soprattutto, non hanno bisogno di sottolinearlo, che il più delle volte scuotono la testa confessando la loro ignoranza sulle cose della vita.
Ma quando cala la notte nell’anima e gli ululati dell’inquietudine crescente si levano dalle zone più remote del cuore, si fanno vivi da un istante all’altro.
E tutto diventa meno difficile.
Che serata.
Non so se sia giusto consigliarvela.
Perché non è tutto luce quel che brilla, dicono.
Ciò nonostante, riuniti insieme nella stessa stanza, le cui dimensioni sono sfortunatamente più grandi di quel che dovrebbero, sono tutto quello che ti rimane.
E per molti è tanto, chi potrebbe negarlo?
Nessuno potrebbe farlo nella serata del club degli amici.
Immaginari


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