Leader populista

Leader populista

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Da qualche parte, tempo addietro, anche ieri, come in questo preciso momento…

“Buongiorno, si accomodi pure.”
“Buongiorno, grazie.”
“Chiudo la porta?”
“No, lasci pure aperto, almeno tira un po’ d’aria.”
“Okay.”
“Bene, lei è qui per il posto di leader populista, mi conferma?”
“Sì, certo.”
“Che caldo che fa… non crede?”
“E’ iniziata l’estate.”
“Già... prima di iniziare, vuole bere qualcosa?”
“Molto gentile, ma grazie lo stesso.”
“Non ha sete? Io sto morendo…”
“No, sono a posto, grazie ancora.”

Alessandro Ghebreigziabiher
“Capisco… allora, dicevo, lei vorrebbe diventare un leader populista, giusto?”
“Sicuro.”
“Ahia… cavolo…”
“Cosa le succede?”
“Cosa mi succede? Maledette zanzare… quest’anno non hanno ancora fatto la disinfestazione. Ovviamente non possiamo tenere le finestre chiuse, con questo caldo.”
“Mi rendo conto.”
“E il condizionatore?”
“Cosa?”
“Cosa che?”
“Lei ha appena detto: e il condizionatore?
“E il condizionatore è rotto, porca zozza, ecco cosa intendevo.”
“Mi dispiace.”
“Le dispiace… okay. Ripeto ancora, lei è qui per il ruolo di leader populista, è così?”
“E’ così.”
“E quali sarebbero le sue credenziali a riguardo? Mi dica.”
“Le migliori, gliel’assicuro. Sono tutto d’un pezzo, un uomo di carattere, dalla personalità forte e dalla voce squillante e autoritaria. Non mi faccio prendere dai facili sentimentalismi e sono del tutto immune alla retorica buonista. Ho a cuore solo gli interessi dei miei concittadini e sono pronto a ergermi come un incrollabile baluardo innanzi alle orde straniere che incombono sulle nostre coste e i nostri confini. Sono per la famiglia naturale e mi opporrò sino alla morte contro i relativisti del gender e gli inquinatori morali che minano la sopravvivenza della nostra nazione.”
“Ha finito?”
“Sì.”
“Se ne vada.”
“Come?”
“Esca fuori immediatamente, lei non ha capito un fico secco di cosa richieda davvero il posto in questione.”
Il tizio se ne va contrariato quanto afflitto, per giunta piuttosto confuso.
Un secondo più tardi, entra nell’ufficio il candidato successivo, che ha ascoltato tutto il colloquio in corridoio.
Ha un sorriso smagliante e sembra molto sicuro di sé.
“Buongiorno, si accomodi.”
“Grazie.”
“Lei è qui per diventare un leader populista?”
“Esatto.”
“Allora, mi dica…”
“Guardi, facciamola breve: questo caldo è uno schifo, è intollerabile e inaccettabile lavorare in queste condizioni, il sole è un astro sopravvalutato, così come l’estate, andrebbe abolita, propongo di eliminarla, è questo che vuole la gente, tranne le vacanze, quelle le lasciamo. Nel frattempo suggerisco di dotare le città di condizionatori gratuiti ovunque, ovviamente di produzione nostrana, mica quella roba cinese da due soldi, la copertura finanziaria c’è, lo giuro, basta coprire le spese risparmiando sulle creme solari, visto che abbiamo cancellato la stagione in questione.”
“E poi?” fa l’intervistatore estasiato.
“E poi attueremo uno sterminio totale delle zanzare su tutto il territorio nostrano, non prima di averle rinchiuse e torturate in appositi centri di detenzione, a monito di tutte quelle che oseranno solo pensare di arrivare da noi a vivere alle spalle del nostro sangue.”
“E poi?” ripete l’altro con un filo di voce.
“E poi non creda che abbia dimenticato la sua sete, signore. Non è giusto che quella gente sguazzi nell’acqua a nostre spese e i bravi cittadini patiscano l’arsura.”
“Di chi sta parlando?”
“Dei migranti, come di chi? Non appena avrò l’incarico lavorerò su un progetto fondamentale, ovvero prosciugare il tratto di Mediterraneo che ci divide dall’Africa, quindi desalinizzare, sterilizzare e rendere al fin potabili le acque per dissetare le brave persone come lei. Voglio vedere, poi, come riusciranno a far partire quelle maledette navi cariche di rubalavoro e stuprafemmine quando troveranno solo chilometri di deserto davanti a loro.”
“Ma lei è un genio…”
“No, sono solo il leader populista che state cercando.”





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