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Sabato 11 Novembre 2017 ore 19, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni, Libreria Teatro Tlon – Via F. Nansen 14, Roma - Ingresso libero. Per info e prenotazioni: libreriateatro@tlon.it - 06 45653446

Storie di scrittori: Fa male

Fa male


di
Alessandro Ghebreigziabiher


“Ringraziamo con un altro applauso Omero Malfatti per averci letto questi brani”, disse con voce impostata l’affascinante conduttrice della serata. “Il Malfatti è un attore di cui sentiremo spesso parlare. Grazie ancora, Omero. Allora, la parola agli editori.”
“Signore e signori, buonasera” disse Margutta raggiante. “Siamo qui oggi per presentarvi un libro del quale Carpinelli ed io siamo orgogliosi. Chi ci conosce sa che la nostra produzione non è così vasta, sei, sette uscite all'anno. Tuttavia ciò nasce da una scelta ben precisa. Quando vent'anni fa abbiamo deciso di intraprendere questo viaggio ci siamo detti che avremmo pubblicato esclusivamente i manoscritti che ci fossero veramente piaciuti, unanimemente. Da questo non immaginate quante volte ci scanniamo laddove naturalmente capiti che arrivi in redazione un testo apprezzato da uno solo dei due.
Ci sono voluti vent'anni prima che giungesse da noi un lavoro che, letto al contempo da entrambi, fosse capace di suscitare lo stesso sincero apprezzamento. Fine, ancor prima di pronunciarci sulla sua destinazione editoriale o meno, di trovare la coerente collocazione tra le nostre selezionate collane, ci è piaciuto come semplici lettori, amanti della buona scrittura. Aldo, vuoi aggiungere qualcosa?”
“Ti ringrazio, Felice”, fece l’altro imbarazzato, meno uso alle scene. “Chiedo scusa, sicuramente io non possiedo l'eloquio e la sfrontatezza del buon Margutta e, difatti, è di solito lui a presentare i nostri libri. Tuttavia, nonostante la mia timidezza, ci ho tenuto ad essere qui, questa sera, perché sono contento di questo libro come non mai. Ecco, ho detto fin troppo. Lascerei ora la parola a Luca Smiraglia, colui che meglio di ogni altro può dirci qualcosa su questo volume.”

Gentili Carpinelli e Margutta Editori,
vorrei proporvi un lavoro dal titolo 'Fine'. Di esso posso dirvi che è stato difficile non esserci, come storia personale, quanto è stato difficile esserci, come nella natura dello scrivere quando si è alla fine di un viaggio o di una storia.
Posso garantirvi, però, che non c'è niente di fondamentalmente vero, a parte tutto ciò che riguarda me…
Aspettando vostre notizie, cari saluti.

Luca Smiraglia

Questa era stata la lettera con la quale il nostro aveva accompagnato il manoscritto in viaggio verso la casa editrice. Stringata ma col tentativo di accattivare, incuriosire. Aveva letto in un manuale dell'aspirante autore che fosse la formula migliore per proporsi. E il consiglio, a quanto pare, aveva portato fortuna.

Gentile Luca Smiraglia,
il suo testo è interessante.
Carpinelli ed io vorremmo scambiare due parole con lei. Ci chiami in settimana al numero 06 7745142.

Felice Margutta

Luca non riusciva a crederci. Non la solita redazione o segreteria, peraltro con le consuete risposte sulla programmazione già completa o sul suo lavoro perennemente inadatto alla linea editoriale di turno.
L'editore in persona, lui di suo pugno, aveva risposto. E aveva usato la parola interessante.
Poi ci furono l'emozionato colpo di telefono, l'incontro a voce nella sede della casa editrice - che tra l'altro tutto aveva immaginato tranne che fosse in un semplice appartamento - la firma del contratto e, quale sogno ad occhi aperti, le sue parole, le sue intuizioni, le immagini costruite alacremente nella zona più privata della sua testa, divenute il libro, un libro vero, con la copertina rigida e le pagine numerate, col suo nome in prima e la biografia in quarta.
Tutto questo passò nella sua mente quella sera, in quell'attimo, seduto nella sala eventi di una delle più importanti librerie della città, innanzi a giornalisti, critici, ma soprattutto tanta gente comune. Quella che entra assetata in un negozio in cerca di ciò che lui, da sempre, pretendeva di essere in grado di dare, come uno spacciatore di ritorno dall'estero con una nuova e potente miscela. E ora doveva rendere conto della sua droga.
“Prima di tutto vorrei ringraziare Felice e Aldo dei complimenti e soprattutto dei numerosi consigli che mi hanno dato in fase di revisione delle bozze. Sono stato fortunato nel pubblicare il mio primo libro con due persone così amanti del proprio lavoro.
“Che dire, Fine è nato da una parola, il titolo. Dal suo significato letterale ma soprattutto dalla valenza che tale concetto aveva in me, nel momento in cui mi trovavo, quando decisi di scriverne. Il tutto trovò la forza di andare avanti grazie ad una domanda che ponevo di conseguenza a me stesso, come spesso accade quando scrivo, peraltro senza trovare risposta: 'Può avere veramente fine la presenza di un lato autobiografico in ciò che si scrive?' O, meglio, in ciò che scrivo io. Ovviamente non ho preso la strada di un saggio sull'argomento, non è nelle mie corde e tantomeno nelle mie possibilità, presumo. Ho pensato che l'invenzione fosse la strada migliore per allontanarmi definitivamente da me.”
E la prima levata di mano tra i presenti apparve cautamente: “Signor Smiraglia”, disse la ragazza, invitata a parlare da Luca con un cenno del capo, “ci è riuscito?”
“Non lo so, signorina. Non saprei dirlo con certezza. Credo, però, di aver fatto molta strada.”
Da quel momento, ad effetto domino, le domande si susseguirono: “Scusi, per allontanarsi da sé è partito scrivendo qualcosa di personale, per poi prendere altre strade, oppure si è lanciato lontano già nelle prime righe?”
“Vede, l'idea era la seconda, di base. Ma se fosse stato così semplice farlo fin dalla prima pagina non avrebbe avuto senso seguire la domanda, non crede?”
“Smiraglia, lei crede che ci sia stata, nel percorso da lei attraversato, una crescente separazione dalle sue vicende personali, nel senso di riconoscibile in una attenta lettura?”
“Questa è una bella domanda. Le posso dire che, per quanto riguardi il sottoscritto, tutto dipende da cosa si intenda per attenta lettura. Ogni volta che rileggo questo testo me ne faccio un'idea diversa.”
“Signor Smiraglia, lei è contento del suo lavoro? Ne è soddisfatto?”
“Be’, sì. Non credo assolutamente di aver risposto definitivamente alla domanda di cui sopra ma penso di aver imboccato una strada che ad essa risponde o meglio reagisce, seppur senza approdare ad un risultato ben tangibile.”
Ci fu un attimo di silenzio, una ventina di interminabili secondi e una voce inconfondibile emerse tra la platea senza volto: “Signor Smiraglia”, con tono sarcastico, “cosa accade se qualcuno legge il suo libro e ritrova la ‘sua’ di storia personale, con l'enorme desiderio di allontanarsi da essa una volta per tutte?”
A Luca gelò il sangue, all'istante. Aveva rimosso quella consapevolezza, quella che qualcuno in particolare poteva non essere d'accordo con le sue scelte tra realtà e finzione.
“Elisa… ciao…”
Signor Smiraglia, risponda alla domanda”, aggiunse la ragazzina, alzandosi in piedi, chiara e diretta come sempre.
“Non lo so, figlia mia, non lo so”, ripose lui, congelando i presenti in un'impacciata tensione emotiva.
“Te lo dico io, allora, papà: fa male. Fa male e nient'altro.”
“Elisa, io… io non volevo ferirti…” esclamò Luca tra le lacrime, di fronte all'unica persona al mondo in grado di generarle e allo sguardo preoccupato di Carpinelli e Margutta, un attimo prima sfavillante come non mai in una presentazione.
“Lo so, papà. Lo so. Ma tu, sei sicuro di voler mettere la parola fine, una volta per tutte, alla tua storia nella nostra storia?”

Testo tratto dallo spettacolo di teatro narrazione Fine.

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