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Alessandro Ghebreigziabiher

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Storie di paura: L'aspirante scrittore

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L’aspirante scrittore di Alessandro Ghebreigziabiher “Pregiatissimo autore… eccetera ed eccetera .” Così era stato definito sulla busta il non più giovanissimo Armando. Non serviva leggerne il contenuto, non occorreva aprirla, non serviva più nemmeno scrivere, in ultima analisi. Non era questo quel che desiderava? Non erano un nome e un cognome per la propria anima sensibile, l’obiettivo ultimo della sua ricerca? Non bramava ogni secondo di essere introdotto in siffatto modo dall’intervistatore di turno, mentre, dall’alto della sua comoda poltrona e circondato da scaffali di libri testimoni del raffinato lavoro di penna, svelava i misteri celati dietro l’inchiostro di quest’ultima? Non anelava a raggiungere tale unica distinzione dal gretto mondo che lo circondava, tra l’incolta madre e l’arido padre, sempre incapaci di apprezzare le sue meravigliose doti? Non sognava, infine, di affrancarsi dagli amici a suo avviso falliti nella propria banale esistenza, per non parlare d...

Storie di scrittori: L'interferenza

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L'interferenza di Alessandro Ghebreigziabiher E’ difficile cominciare. I pensieri e le emozioni non comunicano facilmente tra loro. Che razza di sfiga essere nati umani, eh? Ah, come sarebbe semplice essere una zecca o una zanzara. Chissà poi perché la mia immaginazione ha trovato proprio queste due, entrambe con la zeta iniziale, peraltro. Tuttavia non ho alcuna intenzione di rifletterci sopra o aprire un dibattito intorno alla questione. Per una volta, cappero, posso dire che non c'è alcuna ragione recondita nascosta in tale scelta? Posso cambiarli, se mi va, posso dire una mosca e un pidocchio. Ecco, peggio di prima. Perché comunque animali così piccoli? Corbezzoli, ci sto cadendo di nuovo. In fondo volevo dire qualcosa di poetico, di sentimentale. Come dipingere la mente e il cuore simili a due amici o una coppia che non riesca a parlare facilmente. Troppo diversi, potrebbe essere la banale spiegazione. Come posso limitarmi a questo? Vivo in un mondo di teste...

Storie sullo scrivere

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Storie di scrittori: come dire…

Come dire... di Alessandro Ghebreigziabiher Il mio nome è Pierre e posso dirvi che io scrivo. Come dire… uso la penna per vivere e per rendere la mia esistenza il più sopportabile possibile. Nondimeno, senza l’inchiostro il bianco del foglio rimane illibato, come dire, inutile. E per le penne come la mia sono proprio le persone come lei a riempire di china la boccetta. Il liquido che ristagna all’interno di quest’ultima può apparire di un anonimo nero ad un occhio distratto, come dire, di fretta. Che grave errore, amici, come dire, quale straordinario abbaglio: c’è né molti più di colori nel nero di quanti la scienza affermi nel bianco. Essa lo dimostra, come dire, prova la sua teoria con insindacabili testimonianze e calcoli. Tuttavia, quelli come il soprascritto, che ardiscono di trasformare un pezzo di carta in un mondo alieno in cui far smarrire il prossimo, se ne fregano delle prove, come dire, non sanno cosa farsene di insindacabili testimonianze e calcoli. Io ho biso...
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