Storie di scuola: il bambino con lo zaino troppo pesante

Il bambino con lo zaino troppo pesante


di
Alessandro Ghebreigziabiher


Cara maestra,
gentili professori tutti,
e soprattutto egregio preside,
mi dispiace.
Sì, lo so, non è un bel modo per iniziare l’anno.
Partire con delle scuse non è il massimo, me ne rendo conto, ma dietro a esse si nasconde la verità.
Voglio dire la verità.
Voglio cominciare dalla verità.
E questo non è invece un meraviglioso modo per iniziare?
I miei hanno terminato di comprare i libri di testo.
Sono tanti e la spesa è stata ingente.
Mi dispiace.
Sì, lo so, non è un bel modo per ripetersi in così poche righe.
Non è il massimo, ne sono consapevole, ma voglio dirla tutta, come si suol dire.
E questo non è un bel modo per riempire il foglio?
Insieme ai libri i miei genitori mi hanno comprato anche lo zaino.
Un voluminoso e vorace zaino.
L’ho riempito con cura con tutto l’occorrente, così, per fare una prova.
Per non arrivare al primo giorno impreparato.
Diario, astuccio con penne, matite e pennarelli, quaderni, a righe e a quadretti, il solito bagaglio, insomma.
E loro, i libri.
Mi dispiace.
Sì, capisco, non è un bel modo perseverare nelle stesse parole, laddove non promettano alcunché di buono.
Non è indubbiamente il massimo.
Se fossero state, che so, che emozione o non vedo l’ora, magari esaltate da un aitante punto esclamativo sarebbe stato diverso.
Tuttavia, è la verità che mi costringe a ripetermi.
E’ non è una giusta ragione per farlo?
Dicevo, e poi ci sono loro, i libri.
Ma non solo quelli da voi richiesti.
Mi sono permesso di aggiungerne altri.
Altre materie, che magari potreste considerare tra una parentesi e l’altra del santo programma.
Ne butto lì alcune.
Giocosità democratica, dove si gioca tutti insieme, anche le maestre, i bidelli e le cuoche della mensa.
Della serie adesso facciamo un gioco, non fate o vi faccio fare un gioco.
Sottrazione della paura o Addizione della curiosità, l’una vale l’altra, dove impareremo, anche stavolta tutti, a guardare il prossimo come un universo da esplorare e non come un alieno da identificare.
Diritto di anarchia, ovvero la possibilità, anzi, la più che mai gradita eventualità che si vada fuori tema in qualsiasi istante, dimenticando anche solo per poco che siamo chiusi dentro quattro mura al presunto riparo dal mondo di fuori.
E rammentando che siamo in quello stesso mondo.
Sempre.
Tutti.
Mi dispiace.
Lo so, so bene tutto, anche che il detto dice non c’è due senza tre, non quattro.
Nondimeno il quarto “mi dispiace” è il più importante di tutti.
Una volta riempito lo zaino è stato difficile da chiudere, ma ce l’ho fatta.
Tuttavia, ha un peso inaccettabile, anche per un bambino forte di speranza e immaginazione come il sottoscritto.
Potrei togliere qualche libro, ma non chiedetemi di decidere.
Non credo che sareste d’accordo con la scelta.
Così non rimane che la verità.
Mi dispiace, vi dico per la quinta e ultima volta.
Il primo giorno di scuola il pesante zaino non verrà.
Ma io sì.
Spero.
Spero tanto che ciò vi basterà.
Che questo sia quel che davvero conti per voi.
E che non vi spiacerà...

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