Ho perso ancora una volta

Ho perso ancora una volta
di
Alessandro Ghebreigziabiher
Una gara.
Alessandro Ghebreigziabiher
Questa era diventata la nostra serata di dopo estate.
Questa era diventata gran parte della nostra comune esistenza, a dirla tutta.
Solo che allora non lo capivo.
Ovvero, volevo solo vincere, tutto il resto passava in secondo piano.
Ma che dico?
Passava e scompariva, portandosi via tutto.
La cosa era iniziata per gioco, come capita talvolta alle storie d’amore più profonde e sovente alle abitudini più deprecabili.
La prima era stata Teresa, con il suo cellulare di perenne ultima generazione, che era sempre più ultima della tua.
Ma il mio devo ancora comprarlo, avresti potuto obiettare.
E lei, senza sprecar fiato, avrebbe potuto replicare limitandosi ad aprire la borsetta e mostrare la pubblica, demoralizzante evidenza della tua inevitabile sconfitta.
Per quanto avanzato fosse stato il tuo telefonino, lei avrebbe avuto tra le mani la versione migliore, non ancora in commercio, in esclusiva per la sua altrettanto unica collezione.
La nostra, non contenta di vincere, come tutti gli aficionados del podio più alto, ambiva stravincere sino a disintegrare una volta per tutte gli avversari.
Vediamo chi tra noi riesce a fare le foto più belle durante l’estate, e il guanto finale fu lanciato.
Sono state le vacanze più brutte che ho trascorso con la mia famiglia e ancora oggi me ne pento, ma sono sicura che l’anno prossimo sarà diverso. Ne ho la certezza stretta tra le mani, ben visibile all’orizzonte di questa storia.
Per la cronaca, ho trascorso l’intera villeggiatura con l’inquadratura del cellulare al posto degli occhi e il dito in assedio del bottone azionante la foto camera.
Alla disperata ricerca dell’immagine perfetta, l’eccezionalità del particolare e la magia dell’attimo, tutti riuniti nel medesimo istante.
A settembre ero sommossa da sentimenti contrastanti.
Se da un lato ero afflitta dai prevedibili litigi con mio marito per aver trascurato per tutta la vacanza sia lui che i nostri figli – il colmo è stato quando Mattia è scivolato sugli scogli per inseguire un granchio e io a riprendere il tutto invece di soccorrerlo – e la gioia di avere tra le mani la sicura vittoria.
Già, perché alla fine ero convinta di aver davvero rapito l’anima di una meraviglia della natura.
Una mattina, molto presto, mi ero alzata come al solito prima di tutti e, dopo aver preparato la colazione, ero uscita in spiaggia per fare una passeggiata. Ho alzato gli occhi al cielo e ho visto.
Ho visto e trasformato immediatamente in bit il disegno di nuvole più straordinario che occhio umano possa incontrare.
La sera fatidica ero emozionata ma anche raggiante.
Alla fine avrei tolto, con mia estrema goduria, quel sorriso beffardo dal volto di Teresa.
Quest’ultima fece come al solito trionfante la presentazione delle sue suggestive e coloratissime immagini, sottolineate da fragorosi applausi a scena aperta, come si dice.
Stava per gongolare innanzi all’ennesimo successo, quando esclamai con trepidazione: “Adesso tocca a me.”
Pochi secondi, il tempo di alzarmi dal divano per raggiungere la tv e collegare il mio cellulare che la mia natura non avvezza alle scene che contano, e soprattutto alle possibilità migliori, mi tradì platealmente, così come quel maledetto sudore sui palmi delle mani.
In breve, il cellulare mi scivolò tra le dita e il responso del dottore dei telefoni fu una vera pugnalata al cuore: memoria illeggibile.
Ho perso, quindi.
Ancora una volta, ho perso.
Tornata a casa sul tardi, trovai mio marito ancora alzato, insieme ai nostri figli.
Solo in quel momento mi sono resa conto che non gli avevo mai mostrato le foto che avevo fatto, soprattutto quella che mi avrebbe fatto guadagnare il virtuale primo premio.
Alla fine compresi che talvolta, quando le memorie digitali ci tradiscono, non è affatto detto che sia una brutta notizia.
Raccontai loro quel che avevo visto, con le parole e i gesti, con la descrizione delle mie sensazioni e l’idea che mi ero fatta di colori e forme.
Le immagini presero vita di nuovo, tra me e loro.
Come se le avessero viste, anche loro.
Quella sera, come ho detto, ho perso.

Ancora una volta non ho vinto.
Ma è stato bello scoprire.
Quello che nessuna sconfitta potrà mai cancellare.

 
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