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Alessandro Ghebreigziabiher

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Sono libero e ora lo so

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Sono libero e ora lo so di Alessandro Ghebreigziabiher Devo guardare avanti e se lo faccio non posso che gioire. Sono uno di quelli , già. Obbligato dalla storia a tenere lo sguardo fisso all’orizzonte. Il passato mi deprime, il futuro è tutto. Ma poi ci penso con più attenzione, magari coinvolgendo nell’intima conversazione anche il cuore e capisco che ciò che mi attende lì davanti deve molto a quel che è stato. Sono libero, quindi. Niente di speciale, ma fa comunque effetto dirlo. Fa bene, più di ogni altra cosa, rammentarne le ragioni, per quanto banali. Sono libero perché ho un cervello tutto mio. E finalmente, come tale, me ne avvalgo perseguendo felicità e sogni solo miei. Posso capire le cose scegliendo quali e quando. Posso permettermi di sbagliare senza sentirmi vecchio o poco aggiornato. Posso anche smettere, in qualsiasi istante, di analizzare e misurare il mondo con cui entro in contatto. Posso persino rimanere in silenzio, fermo, dimenticato nel...

Storie fantastiche

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Vietato guardare

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Vietato guardare di Alessandro Ghebreigziabiher   Di nuovo, in un futuro auspicabilmente lontano… Gli allarmi suonano, ovvero, urlano e strepitano di collera indicibile. Chi ha osato? Chi ha potuto arrivare a tanto? La folla si fa numerosa, intorno, compatta nello stupore e il capo chino sul personale monitor sovrano. “Signora”, fa l’agente preposto fissando la donna inquadrata nel suo, di schermo, “suo figlio è in arresto.” La madre del colpevole è incredula, più che spaventata. “Mi scusi”, fa rivolgendosi al solerte funzionario ritratto nel video del cellulare stretto tra le mani. “Ma, ecco, vede…” “Non la scuso affatto”, ribatte l’altro, mentre i curiosi iniziano a filmare e a strappar via brandelli dell’inusitato evento come cani livorosi intorno alla preda rea di palesar sangue e fragilità. “Il bambino ha violato la sacra regola .” “L’ha violata…” mormorano in coro, quasi salmodiando, i presenti che man mano si appropinquano per guadagnar definizione p...

Senza parole

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Senza parole di Alessandro Ghebreigziabiher In un futuro, si spera lontano… “Corrado!” … “Corrado…” … “Vuoi venire un momento, sì o no?” “Cosa c’è mammina?” “Niente, Lisa, tua madre vorrebbe informare i nonni della bella notizia.” “Quale, mammina?” “Come quale , Lisa? Il fratellino, ricordi?” “Ah, già, lui…” “Non essere gelosa, vedrai che sarà bello e saremo tutti più felici, credimi.” “Cosa vuol dire essere gelosa, mammina?” “Vuol dire che… Corrado! Sta sempre con quel casco virtuale in testa, caz…” “Non dire parolacce, mammina.” “No, non l’ho detta, mi sono fermata prima, dai…” “Come dici tu, mammina. Vado a chiamare papino?” “Sì, grazie. E un’altra cosa.” “Che?” “Sei troppo perspicace per avere otto anni.” “Cosa vuol dire perspicace, mammina?” “Le parole non le capisci tutte, ma il resto eccome, vero?” “Vado.” … “Cosa c’è, Donatella?” “Finalmente! Che stavi facendo?” “Niente.” “Niente... sì, mi sa tanto che in quel coso ci vedi le raga…” “...

Storie di bambini: voltati

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Voltati di Alessandro Ghebreigziabiher “Voltati, caro”, fa Annalisa, sua moglie, ma invano. “Solo un attimo”, risponde difatti Amedeo, senza smettere di mostrare la solita schiena, la consueta nuca, gli ormai radi capelli e le immancabili spalle contratte, a causa delle braccia irrigidite e obbligate a seguire le mani, frenetiche su di lui , sua maestà il cellulare. La stanza è quella grande, come la chiama Stefania, la figlia maggiore, sedici anni, detta anche colei che ora non si limita più a far domande. Adesso ha qualche risposta al suo arco e non manca mai di centrare il bersaglio preferito dalle giovani della sua età. “Tanto è inutile, mamma”, osserva con paradossale tono materno, “da lì non lo smuovi neanche con il terremoto. L’altro giorno il lampadario ballava e ci stava proprio sotto, ma dove credi che guardassero i suoi occhietti?” “Non ti permettere di prendere in giro tuo padre”, l’ammonisce Giuliana, la nonna paterna, “lavora tanto e lo sai.” “Ma non ...

Ho perso ancora una volta

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Ho perso ancora una volta di Alessandro Ghebreigziabiher Una gara. Questa era diventata la nostra serata di dopo estate . Questa era diventata gran parte della nostra comune esistenza, a dirla tutta. Solo che allora non lo capivo. Ovvero, volevo solo vincere, tutto il resto passava in secondo piano. Ma che dico? Passava e scompariva, portandosi via tutto. La cosa era iniziata per gioco, come capita talvolta alle storie d’amore più profonde e sovente alle abitudini più deprecabili. La prima era stata Teresa, con il suo cellulare di perenne ultima generazione, che era sempre più ultima della tua. Ma il mio devo ancora comprarlo , avresti potuto obiettare. E lei, senza sprecar fiato, avrebbe potuto replicare limitandosi ad aprire la borsetta e mostrare la pubblica, demoralizzante evidenza della tua inevitabile sconfitta. Per quanto avanzato fosse stato il tuo telefonino, lei avrebbe avuto tra le mani la versione migliore, non ancora in commercio, in esclusiva per l...
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