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Sabato 11 Novembre 2017 ore 19, Spettacolo teatrale e musicale in occasione dell'uscita del romanzo Carla senza di Noi, Graphofeel Edizioni, Libreria Teatro Tlon – Via F. Nansen 14, Roma - Ingresso libero. Per info e prenotazioni: libreriateatro@tlon.it - 06 45653446

Storie per riflettere: Lo scafista

Lo scafista

di
Alessandro Ghebreigziabiher

Sì, lo so.
La maggior parte di voi mi detesta.
Mi incolpate di tutto e fate bene, perché è mia la responsabilità del viaggio.

Alessandro Ghebreigziabiher
Sono io che vengo pagato.
Sono io al timone.
Io decido chi sale a bordo e chi no.
Io decido chi scende e quando.
Sono la persona di spalle, per chi parte e vede il mondo scorrere di lato.
Sono la creatura a metà, per chi vive di lato.
E sono gli occhi che vi osservano solo di riflesso.
Sì, lo so.
Mi accusate di disumanità per questa e mille altre ragioni.
Perché con altrettanto gelido distacco assolvo al mio compito.
Moderno Caronte di anime affannate in cerca della meta promessa e sancita dalle mappe di un mondo che col tempo diventa sempre più piccolo.
Forse avete ragione.
Anzi, senza forse, è così, non può essere altrimenti.
Io devo svolgere il mio ruolo e voi il vostro.
Ma non pensiate che non mi accorga di quel che accade dietro di me.
Della gente che spinge per un posto all’ombra.
E di quella che fa lo stesso per uno spicchio di cielo.
Di chi soffre al pensiero di non arrivare in tempo.
E di chi gioisce del contrario.
Di chi si arrovella per il clima gramo e di chi si rode dall’invidia per chi viaggia in prima classe.
Dei migranti, che oramai sono la maggior parte che ancora crede in me.
E dei disperati, che vorrebbero restare in mia compagnia per sempre.
Perché finché sei in viaggio tutto è ancora vivo, possibile e più che mai non deludibile da ciò che attende all’orizzonte.
Sì, lo so.
Spesso sembra che sia disposto a passare sopra tutto e tutti pur di arrivare alla fine della giornata.
Altrettanto di frequente pare che se non ci fossi io, al mondo, sarebbe più facile per tutti viaggiare e addirittura camminare.
Eppure, non meno sovente, mi maledite per non essere pronto ad accogliervi, laddove necessitate del passaggio tanto agognato.
E ugualmente incolpate il sottoscritto, allorché la misura sia ormai colma e rimanete a terra, a invidiare i presunti fortunati che vi hanno preceduto.
Sì, lo so.
E’ il mio lavoro, l’ho scelto io, nessuno mi obbliga davvero a scrivere ogni giorno lo stesso tragitto dal prima al dopo.
Fate bene a puntare il dito su di me, io non mi scanso.
Perché sono colui al quale mettete la vostra vita in mano.
Ciò malgrado, ogni qual volta il viaggio si trasformi in dramma, fareste un errore madornale se mi consideraste l’unico responsabile.
Perché, in fondo, io ero, sono e sempre sarò.
Solo l’autista dell’autobus…

 
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