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Alessandro Ghebreigziabiher

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L’invasione

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L’invasione di Alessandro Ghebreigziabiher È una bella giornata di prima estate. Il sole è caldo, ma non troppo, la stagione in corso mantiene le promesse, così come hanno fatto le previsioni la sera prima. D’altra parte, come dice sempre Giulia, possiamo permettere a una vocetta del cellulare, per quanto reciti con perfetta dizione le indicazioni metereologiche, di decidere cose fare del nostro tempo? In ogni caso, quindi, alle prime ore del mattino di quel santo sabato avrebbe caricato in macchina ombrellone, secchielli e palette, nonché figliolanza al completo, per recarsi alla spiaggia più vicina. Al netto del balneabile, ovviamente. Tuttavia, oggigiorno non sei più al riparo da loro . Gli antivirus umani, auto arruolatisi nelle file dei guardiani della sicurezza globale. Difatti, non appena la donna ha sistemato le vivande sul telo per una veloce merenda, quale tappa intermedia tra un tuffo e l’ennesimo castello di sabbia, l’allarme scatta: attenzione, perico...

La creatura

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La creatura di Alessandro Ghebreigziabiher Novità : guarda e ascolta tramite podcast “Una sensazione terribile, non hai idea, credimi…” “Davvero? ” fa sua la moglie.  “ R accontami tutto, Piero.” “Ci provo… “La cosa… all’improvviso mi rendo conto di quella cosa . “Lei è dentro di me. “Lei è viva, si muove e pensa. “In quell’istante capisco che non è una cosa… “È una creatura, un alieno che vive in me, come in quel film di fantascienza. “Solo che qui non siamo in un film, io non vivo in un film. “Sono una persona come tante, un uomo comune, di carne e sangue, che può farsi male, che può morire. “Qualcuno che deve preoccuparsi di se stesso, perché la vita è già difficile di suo, ti spinge a proteggerti, ti rende egoista, perché devi sopravvivere. “Perché vuoi sopravvivere. “Ma in quel momento non riuscivo più a pensare a questo… “Mi sono sentito incredibilmente debole e indifeso, fragile oltre ogni possibilità, come la più esile carta velina alla mercé f...

Storia breve

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Storie per riflettere: Il mondo attraverso gli occhi

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Il mondo attraverso gli occhi di Alessandro Ghebreigziabiher Li vedo. La mia famiglia, li vedo sempre. Vedo anche ciò che loro non trovano. Più. Dicono che l’apparenza inganni e che il meglio sia il più delle volte nascosto agli occhi. Be’, c’è sempre la classica eccezione. E io lo sono, eccezionale, malgrado le apparenze e il meglio che non avrò mai. Dicevo, li vedo. La mia famiglia, ogni giorno. Vedo anche quel che loro vedono. La donna con i capelli grigi, colei che si muove più lentamente e che respira con altrettanta prudenza, osserva le cose al di là del vetro di una finestra sempre chiusa, ma lucida come uno specchio. Anzi, molto di più, perché riflette tutta la vita che non c’è da questo lato. L’altra donna, quelle che cela con cura i pochi, canuti intrusi, si accontenta di guardare le cose rimpicciolite, intrappolate e manipolate in un ammasso di plastica, circuiti e menzogne che non smette mai di assillarla con i suoi continui richiami sonori e color...

Storie per riflettere: Io sono, quindi esisto

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Io sono, quindi esisto di Alessandro Ghebreigziabiher Io sono. Quindi esisto. E’ questo che vuol dire. Ecco perché ho bisogno di dirlo. Di scriverlo e di leggerlo. Perché in questa storia corro continuamente il rischio di convincermi del contrario. Cosa sono, allora? Sono un abitante lontano che vive vicino. A te, e a molti altri. Che ruba al massimo qualche secondo del tempo che si nutre di velocità. Che occupa minuscole porzioni di mondo, malgrado sembrino interi continenti nei racconti più urlati. Più temuti. Maggiormente sfruttati. Sono un’interruzione dei consueti programmi. L’intervallo meno rilevante che esista. Tra un tempo e l’altro che sono divenuti identici. Sono il canale in cui ti imbatti quando pigi per errore un tasto a caso del telecomando. Disturbando un’emozione con un’altra. Sono un attore senza copione che vaga da un set all’altro. In attesa che la sua battuta venga ascoltata. Sono il pesce che vive nell’acquario da ancor prima che ...

Storie con morale: Io vedo di più

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Io vedo di più di Alessandro Ghebreigziabiher Due padri, al parco. Due bambini in carrozzina, con due padri, al parco. Capita, non è la norma, d’accordo, ma succede, per buona sorte. E' tempo, prezioso, adorato e indispensabile tempo per le consorti, tra le altre cose. “Sai?” fa uno dei due. “Mi sono comprato la tv con lo schermo grande.” “Davvero?” fa l’altro. “Era ora.” “Ma grande, eh?” “Bravo, finalmente.” Pausa frustrata, seguita da rincorsa aggressiva. “Cinquanta pollici, una bestia.” “Ah, ma il minimo, quindi.” “Come sarebbe a dire, il minimo ? Il mio è il più grande tra parentame e amici.” “Be’, mi dispiace doverti correggere, ecco.” “Perché?” “Perché io ho un sessanta pollici abbondanti, caro.” “Cosa vuol dire abbondanti?” “Mi conosci, sai quanto sono pignolo. Li ho misurati e siamo perfino un paio di millimetri oltre la misura di fabbrica.” Pausa invidiosa e reazione d’orgoglio ferito. “Il mio però ha anche il 3D.” “Ah, ma quello è di serie...

Storie per riflettere: Lo scafista

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Lo scafista di Alessandro Ghebreigziabiher Sì, lo so. La maggior parte di voi mi detesta. Mi incolpate di tutto e fate bene, perché è mia la responsabilità del viaggio. Sono io che vengo pagato. Sono io al timone. Io decido chi sale a bordo e chi no. Io decido chi scende e quando. Sono la persona di spalle, per chi parte e vede il mondo scorrere di lato. Sono la creatura a metà, per chi vive di lato. E sono gli occhi che vi osservano solo di riflesso. Sì, lo so. Mi accusate di disumanità per questa e mille altre ragioni. Perché con altrettanto gelido distacco assolvo al mio compito. Moderno Caronte di anime affannate in cerca della meta promessa e sancita dalle mappe di un mondo che col tempo diventa sempre più piccolo. Forse avete ragione. Anzi, senza forse, è così, non può essere altrimenti. Io devo svolgere il mio ruolo e voi il vostro. Ma non pensiate che non mi accorga di quel che accade dietro di me. Della gente che spinge per un posto all’ombra. ...

Storie sulla vita: quanto mi resta?

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Quanto mi resta? di Alessandro Ghebreigziabiher “Quanto mi resta?” chiese lui, con voce a dir poco spaventata. “Non lo so”, disse lei, non meno agitata. “Come faccio a risponderti?” “Non voglio lasciarti sola…” “Neppure io, cosa credi? E poi, come fai a esser certo che te ne andrai per primo?” “Lo sento.” “See…” “Ti dico di sì, vedrai che sarà così.” “Sarà come dici tu.” “Ho paura.” “Pure io.” “Io di più.” “Perché?” “Perché vorrei restare con te per sempre, qui.” “Anche io…” “Ho paura che dall’altra parte non ci sia nulla.” “Lo so, pure io ci penso, ogni tanto.” “E la cosa non ti terrorizza?” “Certo, sono fatta di carne come te, ma…” “Ma cosa?” “Ma considera se invece saremo ancora insieme, io e te, a cosa sarà servito lamentarsi ora?” “Hai ragione, ma queste sono solo parole. Io mi fermo a pensare e mi figuro altre miliardi di possibilità oltre al nulla e non sono meno terrificanti.” “Per esempio?” “Per esempio, immagina che ci sia qualcosa, che n...
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