giovedì 10 gennaio 2019

Una storia d’amore

Una storia d’amore

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Questa è una storia d’amore.
Sì, se ci penso, con la giusta attenzione e la miglior lucidità.
Lo è, oh se lo è.
Ancora.
C’era una volta Popolo.
Egli era un uomo come molti.
Arrogante e goffo, spesso.
Confuso, il più delle volte.
Vulnerabile, malgrado le apparenze.
E imprevedibile, in ciascun istante e ogni luogo.
Tuttavia, sempre alla stregua dei tanti, vedeva il proprio senno sconfitto sul campo vivente da emozioni e sentimenti.
Soprattutto da quelli a cui non era in grado di dare un nome.
E per quanto avesse provato nella sua vita, il sentire qui e ora riusciva sempre a trovarlo impreparato.
Perché ogni volta che il cuore freme e la pancia trema tutto è sempre come nuovo, c’è scritto da qualche parte tra le pieghe dell’anima.
L’attimo che meglio dimostrò tale assunto accadde quando Popolo incontrò lei.


Alessandro Ghebreigziabiher

Uguaglianza era una ragazza fiera e indomita.
Bella come solo le creature che della propria avvenenza non sono consapevoli sanno essere.
Trattasi di qualità preziosa, giacché coloro che ignorino i propri talenti risparmiano al mondo la personale vanità.
Fu innamoramento immediato, per il nostro, e fece di tutto per farsi notare e, soprattutto, piacere da lei.
Ciò malgrado, fece come Popolo fa.
Alzò la voce, la accerchiò, ne osannò il nome e le virtù, si allontanò e poi tornò alla carica, scese in piazza e travolse con prepotenza e volgarità ogni ostacolo che osasse porsi tra lui e la donna bramata.
Arrivando a idolatrarla come dea in terra, per la quale sacrificare ogni cosa, tranne che la propria superbia.
Nulla da fare.
Tutto sembrava perduto, quando proprio nell’istante in cui fece ciò che spesso Popolo non fa, ella si accorse di lui.
Quando era in silenzio, attento alle di lei parole e ai suoi gesti, rispettoso dei suoi tempi e delle sue pause, e più di ogni altra cosa dimostrandosi capace di ricordare ogni dettaglio, oltre alla preziosa essenza, qualora richiesto.
Quindi, malgrado non altrettanto immediato, fu innamoramento corrisposto.
Furono bei giorni, quelli, quando tutto era ancora possibile.
Segnatevi questo tempo, qualora lo viviate in quello reale, perché ha un valore che rimpiangerete.
Nondimeno, il meglio era all’orizzonte.
Sorridi Popolo, disse Uguaglianza.
Gioisci con me, aggiunse, perché tra non molto sarai padre.
Quella felicità li unì ulteriormente in un abbraccio che prometteva un futuro lieto.
Finché non arrivò il dono atteso.
Una bimba dagli occhi di un tipo mai visto, dai capelli di una tonalità mai definita prima, dalla pelle di un colore fino a quel momento ignoto.
Popolo, disse Uguaglianza incapace di allontanare lo sguardo dalla piccola stretta al petto, la nostra bimba la chiameremo Diversità.
Non so se fu il nome stesso, o la coerenza con l’aspetto di quest’ultima, ma da quell’istante Popolo cominciò ad allontanarsi dalla meravigliosa famiglia che aveva contribuito a creare.
Fino ad andarsene di casa, lasciando le due senza voltarsi.
Tutto per colpa di una convinzione, per quanto folle, ovvero un delirio, per quanto strutturato, secondo il quale non si possano amare entrambe.
Uguaglianza e Diversità.
Malgrado l’una sia figlia dell’altra, nonostante siano sangue del medesimo sangue, e sebbene ciò valga lo stesso per Popolo.
L’avevo detto all’inizio e non posso far altro che ribadirlo alla fine.
Questa, la nostra, quelli di tutti, a dispetto di quel che raccontino le cronache del mondo, è una storia d’amore.
D’amore per tutto ciò che la vita affidi alle nostre cure.
Perché solo quest’ultimo, non la ragione o la scienza, può aiutarci a restare uniti.
Come un sol popolo, uguale e al contempo diverso.


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