Jenny aveva un obiettivo all’orizzonte: scalare Ama Dablam, una montagna in Nepal di circa 6800 metri.
L’impresa era stata fissata per l’ottobre del 2025 e ormai non pensava ad altro.
Era una scalatrice provetta con almeno dieci di esperienza ad alti livelli.
Si allenava con continuità da sempre, si sentiva bene e aveva l’approvazione del marito, anche se ovviamente si preoccupava per lei.
Ma lo aveva accettato perché per Jenny la montagna era come un’altra casa.
Una notte, però, fu svegliata da un incubo: nel sogno si trovava ai piedi della vetta e un attimo prima di iniziare la salita aveva un infarto.
Non aveva mai sofferto di cuore e neanche qualcuno della sua famiglia.
Ne parlò con il marito e qualche amica, e su consiglio di una di queste ultime si decise a farsi visitare.
Ebbene, venne fuori che aveva una seria malformazione dalla nascita che si era aggravata nel tempo. E che in condizioni di particolare sforzo e tensione avrebbe potuto causarle un attacco cardiaco. Fu operata e andò tutto bene, ma il medico le consigliò di smettere di scalare montagne e di dedicarsi alla cura del suo cuore.
Ciò la rattristò, ma col tempo capì che avrebbe perso molto di più senza quel sogno.
E si sentì immensamente grata nei confronti del suo stesso corpo o chi per lui per averla salvata.
di Alessandro Ghebreigziabiher, scrittore, drammaturgo, attore e regista teatrale
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