Lui la chiamava angelo. Poi ho trovato il diario nel cassetto...
Maledetta me e il giorno in cui ho trovato quel diario. Ma anche maledetto lui…
Ora ho bisogno di riordinare le idee: mi chiamo Maria Carmela ed ero una donna felice. Mio marito diceva di amarmi e me lo dimostra pure, con parole e gesti d’affetto che mi sembravano sinceri.
Il mio angelo, così chiamava. Tu sei il mio angelo.
Sì, va be’, come no… ci credevo, sembrava tutto vero. Se solo avessi saputo!
Sono terrorizzata… cosa faccio? Non ho con me il telefono e viviamo in campagna, in una zona isolata di Somma Vesuviana, fuori Napoli. Siamo lontani da chiunque.
Eppure Salvatore era un uomo così dolce i primi tempi, premuroso, ma c’era qualcosa in quello sguardo, qualcosa di misterioso.
Non era solo fascino, avrei dovuto capirlo che si nascondeva qualcos’altro.
E solo adesso mi rendo conto di tutti quei segreti, il suo lavoro con i continui viaggi e soprattutto il suo studio con quei cassetti chiusi a chiave.
Ma mi andava bene, perché ero felice, ma poi, l’altra sera abbiamo litigato per una sciocchezza. Non era mai accaduto prima. Avevamo bevuto e abbiamo entrambi detto cose che non pensavamo, ma non era nulla di grave. Ma poi, lui ha alzato la voce e ha detto quella cosa che mi ha fatto gelare il sangue...
“Credimi, Maria, tu non vuoi sapere tutto…” ha detto fissandomi con gli occhi arrossati dal vino ed è uscito sbattendo la porta.
Mi ha spaventata e anche sorpresa. Stavamo litigando davvero per una stupidaggine, ovvero chi avrebbe dovuto comprare il latte per il giorno dopo.
Ho iniziato a tremare, ma poi, mi sono incuriosita. Cosa intendeva? Cosa c’era che non avrei dovuto sapere? Siamo sposati da dieci anni e non abbiamo figli. Siamo sempre stato io e lui. Che cosa mi ha tenuto segreto per tutto questo tempo?
È stato in quel momento che ho violato una sua regola: non entrare nello studio quando lui non è in casa e soprattutto non cercare di aprire i cassetti della sua scrivania.
Perché? Qual è il problema? Sono sua moglie o no? Ho detto basta, mi sono avvicinata alla soglia dello studio, ruotato la maniglia e spinto la porta.
Non ho acceso la luce come se fossi una ladra in casa mia.
Ho raggiunto la scrivania e lì ho esultato come una ragazzina: Salvatore aveva lasciato il mazzo di chiavi, il suo prezioso e geloso mazzo di chiavi, tra qui quella degli armadietti in cantina, del capannone in giardino e soprattutto dei tre cassetti sulla sinistra.
Mi tremavano le mani e all’improvviso ho sentito un rumore all’esterno.
Stavo per ritornare di corsa in salotto, quando ho capito che non era lui, ma il cane dei vicini.
Sono tornata sui miei passi, ho preso le chiavi, ho aperto il primo cassetto e sono rimasta senza parole, stupefatta...
Ma cosa sta succedendo? Cosa vuol dire tutto questo? Ero confusa, in prenda all’agitazione, eppure era solo l’inizio.
Il primo cassetto era pieno di documenti, carte di identità e patenti, altri mazzi di chiavi, ma solo di automobili e un mucchi di telefoni cellulari.
Cosa significa tutto questo? Dove sono finita? In un film horror? Ma questa è la mia vita, una vita vera, di una donna come tante che fa una vita normale. Non siamo mica in America… cosa sono questi oggetti? Chi è mio marito?
Rovisto ancora e trovo gioielli, anelli, braccialetti e collane. È tutta roba vera, di valore. Chi sei, Salvatore?
Vorrei fuggire. Avrei dovuto farlo, ripensandoci ora, ma non l’ho fatto e sono andata vanti. E così sono passata al secondo cassetto.
In quel momento un altro rumore dall’esterno e per un pelo non mi è venuto un attacco di cuore. Ma stavolta non fu il cane. Era l’auto dei vicini. Il signor Coppola va a farsi un cicchetto al bar come al solito, mi sono detta, approfittando che la moglie dorme. Dovrebbe essere astemio, secondo lei, ma come fa?
Come si fa a rinunciare alla propria natura? E qual è la tua, Salvatore?
Questo mi sono chiesta quando ho aperto il suo secondo scrigno…
Per poco non ho cacciato un urlo, che ho strozzato con la mano sulle labbra.
Due pistole e un coltello! Un grosso coltello… ma a cosa gli servono?
Cominciavo a capire cosa intendesse quando aveva detto che non avrei voluto sapere tutto…
Ma ormai era troppo tardi, dovevo andare avanti.
Aprii il terzo cassetto e trovai quel maledetto diario...
Avevo in mano il suo diario. Il diario di mio marito. Neanche sapevo che ce l’avesse, un diario.
Pensai che fosse sbagliato leggerlo. Ma poi pensai a tutto quel che avevo già trovato… come potevo fermarmi proprio a quel punto? Dovevo sapere. Dovevo sapere tutto. E allora iniziai a leggere…
“Caro diario,
Ho trovato la donna ideale. Daniela è perfetta. Io la amo e voglio che sia mia per sempre.
Da stanotte nessuno potrà mai separarci…”
Daniela chi? Salvatore mi aveva sempre detto che ero la prima donna con cui ero stato. La prima con cui aveva fatto all’amore…
Scorsi le pagine del diario e trovai un altro passaggio allarmante.
“Paola, lei è quella giusta. Quanto e anche più di Daniela. Se continua così, saremo insieme, una cosa sola…”
Un’altra donna? Notai che il diario aveva ancora svariate pagine e pensavo che la cosa si fosse esaurita lì, ma ne trovai altre cinque.
Francesca, Caterina, Luisa e Giovanna… tutte perfette, tutte giuste, tutte donne ideali… ma non c’era alcuna pagina in cui raccontava di averle lasciate…
Finché non è arrivata la parte in cui parlava di me.
“Caro diario,
Maria Carmela sembra essere la migliore di tutte, il mio angelo. Andiamo d’accordo in modo perfetto. Siamo fatti l’uno per l’altra e soprattutto non litighiamo mai. Ormai sono anni che stiamo assieme ma non sono ancora sicuro che sia degna… c’è qualcosa in lei che mi sfugge. E poi, non è normale che non ci capiti mai di litigare… tutte le coppie che si amano lo fanno… non sono sicuro, ma forse sono io. Forse lei è davvero quella più giusta. Lei potrebbe essere l’ultima a essere mia. L’ultima che mangerò per cena…”
In quel momento si è aperta la porta e Salvatore ha acceso la luce.
Ha urlato con rabbia. Quindi, mentre tremavo come una foglia si è avvicinato alla scrivania, è uscito e a chiuso la porta dall’esterno.
Cosa faccio ora? Ho lasciato il telefono in salotto… e la stanza è al terzo piano…
Ma perché non ho comprato quel maledetto latte stamattina?
Commenti
Posta un commento