Storie di giocattoli: Qualcosa di rotto
Qualcosa di rotto di Alessandro Ghebreigziabiher E se fosse un dono? Questo pensò Alec, seduto in terra, solo. Aveva appena pianto per Jack, il peluche che aveva osato lacerarsi sulle spalle a testimonianza della propria vulnerabilità. La finzione sotto la pelle che non dovrebbe mai esser conosciuta del tutto. La mano non vista, si dice così, il non è fondamentale, la magia ha bisogno dei non di questo mondo. Non guardare tutto, non puoi e non devi guardare tutto, se non altro nel medesimo istante, altrimenti quello non è un universo di vita che soffre e ride, che adora e muore, e poi resuscita. Ma solo un sottovalutato composto di carta e inchiostro. Alec aveva dieci anni ed era un mostro, così aveva scherzato lo zio Claude. Mistificazione tra le più comuni, quella di ritenere la semantica roba aliena alle imberbi menti. Il più delle volte comprendono il senso che a te, navigato lupo grigio, è sempre sfuggito. Talvolta ne intuiscono l’essenza invisibile, la sola...