Storie di call center: l’operatore suicida
Il call center anti suicidio di Alessandro Ghebreigziabiher Quella mattina fu uno spasso. Antonio non si era mai divertito tanto in vita sua e si chiese più volte perché non l’avesse fatto prima. Domanda inutile, ovviamente. E’ chiaro che prima non pensava di suicidarsi. L’accettazione del destino ormai segnato rende anarchici in maniera imprevedibile quanto inaccettabile, soprattutto per una professione ordinaria come quella dell’ operatore out bound . No, perché perlomeno quello in bound gode del privilegio della sorpresa nascosta nella domanda in entrata, la quale, sebbene riguardi sempre lo stesso servizio o disservizio, può giungere ogni volta in maniera differente. Ma il telemarketing tramite l’intrusione nella vita e l’appartamento di uno sconosciuto per convincerlo della qualità del prodotto è tutta un’altra cosa e l’essenza della distinzione risiede nell’originalità con la quale il cliente ti mandi a quel paese. Sempre che non si abbia l’intenzione di suicid...