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Alessandro Ghebreigziabiher

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Io sono diverso

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Io sono diverso di Alessandro Ghebreigziabiher Sono diverso, capisci? Io sono diverso. E’ evidente, non è un pregiudizio, è così. Te l’ho detto stamani, prima di uscir di casa e te lo ripeto ora che son tornato da te. Non appena ho varcato la soglia del mio appartamento, ne ho avuto riprova, capisci? Mi capisci, sì? C’era quel signore là, quello che non saluta, con gli occhiali piccoli, gli occhi ancor più minuscoli e le pupille che si vedono appena per quanto son microscopiche. Io ho gli occhi grandi, invece. E il naso… no, il mio è più grosso, d’accordo, ma è dritto, il suo ha la gobba, vuoi mettere? No, sono diverso, non mi stancherò mai di ripeterlo, ma è roba che non si discute. Sono diverso dalla signora nell’ascensore, con quelle lentiggini sulle gote e i capelli biondi. I miei sono castani, cavolo, un castano particolare, però. Niente di paragonabile al castano del portinaio che spazzava nell’ingresso. No, perché uno potrebbe dire che sei diverso, t...

Storie sulla diversità: Andate via

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Andate via di Alessandro Ghebreigziabiher Andate via, disse lui. Perché? Rispose l’altro. Perché non c’è posto per voi, qui. Andatevene, tu e i rifugiati . Ma quella è solo una parola, ribatte l’altro. Deriva da rifugio . E' una bella cosa, il rifugio, è indispensabile, salva vite e protegge, serve a tutti, perché prima o poi ne avrai bisogno anche tu, la vita è strana, non sai mai cosa ti attende sulla pagina seguente… E’ inutile, replica il primo. E’ proprio inutile che cerchi, come al solito, di confondermi le idee con le tue subdole chiacchiere. Qui non potete restare, andatevene via, tu e tutti i diversi . Scherzi? Ma hai presente di quanti stiamo parlando? Già con rifugiati stai lasciando fuori della porta un numero eccezionale di esperienze e visioni, di intuizioni e punti di vista, ignorando che l’umanità non sarà mai perfetta e padrona assoluta del proprio destino, ma ogni pezzo di verità in più ci avvicina alla comprensione delle cose, così come ciascun...

Storie sulla diversità: Passeggiando con l’ombra

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Passeggiando con l’ombra di Alessandro Ghebreigziabiher La famiglia dei segreti. Per noi, tranne tutti, il che fa un po’ ridere, lo so. Mio padre era disoccupato da un anno, ma non si poteva raccontare in giro, malgrado in giro non lo vedesse più nessuno e il quartiere è grande, ma la gente mormora lo stesso. Soprattutto se tra quella stessa gente vi siano molti altri imboscati, nonché privati della busta paga, ma che non si dica. In giro. Mia madre, anch’ella scalzata dal vecchio lavoro - un mestiere di concetto, come si diceva una volta – dopo una sequela interminabile di rifiuti si era messa a pulire le scale del palazzo di fronte, altro segreto da custodire con estrema cura. Nel palazzo di casa, perlomeno. Tuttavia, come già detto, il quartiere è vasto, ma la gente mormora, ecc. Poi c’era mio fratello che aveva fatto outing, che poi lui sostiene che si dovrebbe dire coming out, sulla sua attrazione per il cosiddetto sesso forte. Sebbene siamo nell’iper tecn...

Storie sulla diversità: L’altro

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L’altro di Alessandro Ghebreigziabiher   Novità : guarda e ascolta in versione Podcast C’era una volta un pianeta dove vivevano solo due abitanti: lui e l’ altro . Ma non era questa la cosa più bizzarra. Dovete sapere che, malgrado il loro mondo fosse tutt’altro che immenso, i due non si erano mai incontrati. Intendo da vicino, gli occhi di lui in quelli dell’ altro , insieme nello stesso luogo, istante e comune racconto. La vita di lui proseguiva come le vite di molti. Con alti e bassi a intervallare una strada composta unicamente da toni medi. Tipico, malgrado ci si convinca del peggio, o al meglio, letteralmente del suo contrario. Nondimeno, eventualità altrettanto scontata, lui iniziò a cercare quel che dall’inizio dei tempi le creature dagli orizzonti offuscati cercano: un colpevole. Un facile colpevole. Qualcuno che rispondesse di quel che lui non poteva o non voleva rispondere. Perdeva di vista gli occhiali, mancava la corrente, il pc non si connette...

Il sogno

Il sogno di Alessandro Ghebreigziabiher Uno grida. L’altro lo soccorre. “Cosa ti succede?” “Niente, scusami… è che ero grasso, molto grasso.” “Come?” “Sì, e un attimo dopo ero magro, troppo magro. Quindi avevo il volto martoriato dall’acne e poi le classiche orecchie… come si dice?” “A sventola.” “Esatto, proprio così. Quindi ero nero, cioè in realtà marrone, ma chiaro, però.” “Differenza veniale. “Già, poi ero donna, ma ero ancora uomo. E di seguito l’opposto. Ma ero sempre io…” “Capisco.” “Poi ero bello, infinitamente bello e un istante più tardi mi ci sentivo solo, bello. E ancora adesso non ho capito la differenza.” “Tipico.” “Ovviamente, sono stato anche alto e basso. Anche se questa non l’ho intesa appieno. Alto o basso rispetto a cosa?” “E lo chiedi a me?” “No, figurati. Avevo gli occhi a mandorla ma belli. Poi gli occhi azzurri ma cattivi. Quindi gli occhi verdi ma strabici e gli occhi scuri con qualcosa di chiaro.” “E’ la cataratta.” “Sarà ...
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