Io sono diverso
Io sono diverso di Alessandro Ghebreigziabiher Sono diverso, capisci? Io sono diverso. E’ evidente, non è un pregiudizio, è così. Te l’ho detto stamani, prima di uscir di casa e te lo ripeto ora che son tornato da te. Non appena ho varcato la soglia del mio appartamento, ne ho avuto riprova, capisci? Mi capisci, sì? C’era quel signore là, quello che non saluta, con gli occhiali piccoli, gli occhi ancor più minuscoli e le pupille che si vedono appena per quanto son microscopiche. Io ho gli occhi grandi, invece. E il naso… no, il mio è più grosso, d’accordo, ma è dritto, il suo ha la gobba, vuoi mettere? No, sono diverso, non mi stancherò mai di ripeterlo, ma è roba che non si discute. Sono diverso dalla signora nell’ascensore, con quelle lentiggini sulle gote e i capelli biondi. I miei sono castani, cavolo, un castano particolare, però. Niente di paragonabile al castano del portinaio che spazzava nell’ingresso. No, perché uno potrebbe dire che sei diverso, t...