Storie di immigrati: Il paese dei senza nome
Il paese dei senza nome di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta il paese dei senza nome . Delle creature dalle facce tutte uguali nella stretta inquadratura delle anime dal cuore miope. Perché è risaputo, se dai un nome a una cosa, poi ti ci affezioni. E allora tutto diventa più complicato. Ci si confonde, ovvero ci si fa delle domande. E non sia mai che qualcuno indovini la risposta giusta. Perciò, per non correr rischi, si tolse ancora qualcosa ai senza nome . Che diventarono anche senza emozioni . Figure indefinite e inerti, come immobili caricature in una foto o in una approssimata storia, una di quelle narrate di fretta, solo perché si devono raccontare, giammai per il piacere di farlo. E allora, se non provano alcunché, perché preoccuparsi? Perché struggersi se son come giocattoli? Laddove si rompano, si aggiustano, o al meglio se ne comprano altri. Altrimenti, ci si potrebbe immedesimare, strada tra le più perigliose, al giorno d’oggi. Con la t...