mercoledì 15 aprile 2015

Storie di intercultura per bambini: Il re della foresta

Il re della foresta

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Questa è una storia di leoni.
C’era Ben. Un animale molto orgoglioso di essere un leone. Abbandonato fin da piccolo dai genitori, fuggiti per non cadere nelle mani dei bracconieri, era vissuto col mito del coraggio e della forza, ma soprattutto alimentando l'odio verso la paura, di qualsiasi forma fosse stata.
Ben non sopportava i leoni fifoni e in modo esagerato biasimava chiunque non affrontasse, a viso aperto e da solo, il gigantesco elefante.
Non era un vero leone chi scappasse innanzi al grande nemico e mistero, il fuoco. Nondimeno, più di ogni altra cosa, non era degno di camminare al suo fianco chi non andasse incontro alla vita senza compiere almeno un quotidiano balzo nel vuoto.
Un giorno senza saltare ad occhi chiusi non merita di esser vissuto, era il suo motto.
Da tutto ciò potrete capire quanto Ben trovasse difficile aprirsi col suo branco, più che mai per un grande segreto.
Non era proprio vero che non avesse paura di niente...
Ben aveva una fifa matta del tramonto.
O allorché il giorno e la notte si scambino il cinque, ma questa è un’altra storia.
Contro il tramonto non servivano zanne e artigli, era inutile lanciarsi sfrecciante nella savana o nascondersi tra le rocce, come durante la caccia alla gazzella zoppa, detta ti piace mordere facile, eh?
Il buio arrivava sempre, ogni giorno, senza preavviso e questo spaventava tremendamente Ben. L'unico leone che Ben considerasse degno di stima era Alì.
Ai suoi occhi, costui sembrava non avere sul serio paura di niente.
Pareva che non riflettesse mai su alcunché e che facesse tutto ciò che gli passasse per la testa, senza preoccuparsi mai delle conseguenze.
Quando era con lui, Ben si sentiva sicuro anche al tramonto.
Un giorno, con una luna enorme che faceva capolino nel cielo, Alì condusse l’amico a fare un giro nella foresta, vantandosi di esserne il solo e unico padrone.
"Ben, ho una grande notizia”, esclamò. “Da stanotte sarò il re della foresta, altro che Tarzan."
"Ma cosa dici?” saltò su Ben, "non esistono davvero i re. Quelle sono cose che raccontano gli uomini o gli scrittori. Noi abbiamo solo un capo branco, il vecchio Himat. E lui dice sempre che la foresta è di tutti gli animali che la rispettino."
"Ben, non capisci? Noi siamo leoni, siamo nati per regnare su tutto. Ed io, che non ho paura di nulla, sono stato scelto dalla luna per essere il nuovo re. Tutti gli animali mi temono, tutti scappano quando arrivo io, perfino le zanzare se la danno a gambe, anzi, ad ali. Chi non conosce paura è fatto per comandare e chi ne ha deve obbedire."
Ben era impressionato dall’amico e lo fissava ammirato, vedendolo trionfante innanzi a lui, nel cuore della macchia e avvolto nell’oscurità, mentre affermava con orgoglio il proprio coraggio. Forse Alì aveva ragione. Forse i leoni avevano il diritto di comandare su tutti e chi, se non quello più coraggioso che conoscesse, sarebbe stato il più accreditato?
Proprio in quell’istante percepì un rumore dietro un cespuglio, alle spalle di Alì. Un lieve fruscio, appena percettibile ma comunque udito da entrambi.
"Per il becco dell’upupa!" urlò a squarciagola Alì. "C-Cosa c’è là?" Per poi rifugiarsi tremante alle spalle dell’incredulo Ben, il quale, comunque impaurito, era rimasto immobile.
L’attesa non fu lunga e dal cespuglio affiorò una minuscola puzzola, seguita dai suoi tre cuccioli. Non appena vide i due leoni, la mamma si mise in guardia e fissò i suoi occhi nei loro con spavalderia, finché la prole non scomparve in un altro cespuglio.
A quel punto la puzzola fece loro una sorta di sberleffo e corse dietro i piccoli.
Ci fu un attimo di silenzio e poi Ben iniziò a ridere a crepapelle, sotto gli occhi imbarazzati dell’amico.
“Io so chi era quella”, osservò trattenendo a stento le risa.
“Chi?” domandò l’altro.
“La regina della foresta.”


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