mercoledì 8 aprile 2015

Storie di intercultura per bambini: le due caramelle

Le due caramelle

di
Alessandro Ghebreigziabiher


C'era una volta a Bucarest un negozio di dolci, pieno di ogni delizia.
Vi erano paste di ogni tipo e gusto: panna, crema, cioccolato. Il loro profumo riempiva il negozio e ci si poteva saziare semplicemente annusando. Era il paradiso per ogni bambino, e non solo. Gli affari andavano molto bene per l'anziana proprietaria, che poi era la vera creatrice di tutto le gustose meraviglie.
Era un'arte per lei, anzi, di più, era vero e proprio amore preparare dolci e tutti si congratulavano. Tuttavia, insieme alle altre leccornie, in vetrina vi era una boccia di vetro in cui erano rimaste solo due caramelle, una alla menta e l'altra all’arancia, rispettivamente di nome Calin e Nicolae. Fra loro non correva buon sangue, anzi, buon succo.
Il primo, in tutta sincerità, non sopportava proprio di essere una caramella. Fin da piccolo sognava di essere un pasta con la crema, al cioccolato, perfino priva di ripieno. In ragione di ciò provava molto rancore per la vecchia padrona e notevole antipatia per Nicolae, al contrario, fiero della sua condizione.
Quest’ultimo era un orgoglioso di natura e in ogni caso viveva con il pensiero che ci fosse un motivo, un buon motivo, se era nato caramella. Il fatto era che ogni volta che qualcuno avvicinasse lo sguardo alla boccia, Calin faceva le boccacce al cliente, lo insultava, insomma, faceva di tutto per fargli passare la voglia.
Tutto a scapito del compagno, che ormai si stava rassegnando a finire i propri giorni nel freddo contenitore. Una notte Nicolae decise di parlare a cuore aperto al compagno di vetrina.
"Calin, svegliati!"
"Cosa vuoi?" rispose bruscamente l'altro, un attimo prima immerso nel sonno.
"Perché ti comporti così? Qual è il tuo problema?"
"E a te cosa importa? Pensa ai fatti tuoi!"
Nicolae continuò, senza perdersi d'animo: "E' inutile che tratti male anche me, non ci resta molto tempo, ormai. Fra poco andremo a male e la signora ci butterà via."
"E cosa vuoi che me ne importi? Così la faccio finita e non se ne parla più..."
Calin sbottò a piangere senza rendersene conto. Nicolae gli si avvicinò e gli disse: "Ma perché sei così triste?"
Calin rispose con le lacrime negli occhi: "Ma perché ci ha fatto due misere caramelle? Qui ci sono un sacco di paste, creme di tutti i tipi, torte di ogni forma e sapore. E noi? Due caramelle! Siamo lo scarto di questo negozio…"
Per la prima volta Nicolae comprese lo stato d'animo di Calin e, senza cercare di consolarlo, ma, con molta franchezza, gli disse: "Sai, ti capisco, fossimo stati una torta con la ricotta o una crostata sarebbe stata un'altra cosa. Non è vero?"
"Già."
"Ma abbiamo anche la fantasia."
"Cosa vuoi dire?" chiese Calin con gli occhi ancora lucidi.
"Dico che niente e nessuno ci vieta di sognare di essere ciò che vogliamo. Ora io andrò a dormire e domani sarò un delizioso dolce con la panna. Buonanotte!"
Calin rimase un attimo interdetto ma poi incalzò il compagno: "A-Ah, sì? E io... io sarò una torta con la crema, una torta enorme. A domani!"
Le due caramelle si addormentarono dolcemente e Calin riposò come non aveva mai fatto prima. Ma non solo. All'indomani i due si svegliarono così convinti dei loro sogni che credettero sul serio di essere un dolce e una torta, a tal punto da convincere un anziano e soprattutto molto goloso signore, che comprò con gioia le due caramelle.
Tuttavia, una volta in casa del vecchio, Calin tornò a lamentarsi: “Che bella idea, ora ci mangerà e verremo consumati dai succhi gastrici di quel tipo.”
“La fantasia, ricordi?” disse Nicolae. “Ora io immaginerò di essere un escremento di topo, così l’uomo non mi mangerà.”
“Davvero? Allora… allora io immaginerò di essere sputo di ragno, ecco.”
Pochi istanti e l’anziano signore si avvicinò alle caramelle e inorridito arrestò la mano ad un soffio dai due.
“Che schifezza è questa?” esclamò. “Non andrò più in quel negozio!”
Così, gettò le due caramelle nel cestino dell’immondizia.
E se vi avvicinate a quest’ultimo ascolterete due amici gridare a squarciagola di gioia.

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