Storie di scuola: La classe degli ultimi

La classe degli ultimi

di
Alessandro Ghebreigziabiher

C’era una volta una scuola tra le ultime.Alessandro Ghebreigziabiher
Anzi, no.
Non si può iniziare una storia con una bugia, laddove di fantasia si nutra.
Ovvero l’unico brandello di realtà che rimane a chi non è arrivato ultimo, ci è nato.
C’era una volta l’ultima scuola.
Tra le ultime.
Nell’ultima scuola tra le ultime, all’ultimo piano, c’era l’ultima classe.
La classe degli ultimi.
Si da il caso che, all’ultimo piano dell’ultima scuola, nella classe degli ultimi, l’ultima insegnante tra tutti gli ultimi insegnanti, quella mattina aveva deciso di dare il via alla riscossa degli ultimi.
E quale modo migliore per ribellarsi al destino che stravolgerne le regole?
“Facciamo una gara”, disse la prof agli studenti.
“E’ inutile”, rispose una ragazza dall’ultimo banco.
A esser pignoli, da un ultimo banco della sola fila composta da soli ultimi banchi.
“Perché è inutile?” chiese lei.
“Perché tanto noi non vinciamo mai.”
“Ma stavolta sì”, dissentì l’insegnante, “perché questa gara la vincerà il più ultimo.”
In pochi secondi la contesa si fece a dir poco accesa, sino a riscaldare l’intero edificio, non avvezzo a siffatti coinvolgimenti emotivi.
“Io sono il più ultimo”, esclamò il primo, “perché mio padre ha smesso di cercare lavoro da dieci anni e mia madre se n’è andata…”
“Io sono la più ultima perché venire a scuola è l’unica ragione per la quale mi alzo dal letto. Ed è anche la cosa che odio di più…”
E così via.
“Io sono la più ultima perché penso di essere brutta e mi sono convinta che col tempo lo sarò anche di più.”
“E io sono il più ultimo perché penso di essere solo e mi sono convinto che col tempo lo sarò anche di più, ma sono anche brutto, quindi ho vinto io.”
“Noi siamo i più ultimi”, dissero due gemelli, “perché nonostante i nostri genitori abbiano chiesto di dividerci in due classi, non ne hanno trovato alcuna oltre a questa che fosse disposta ad accoglierci.”
“Io sono il più ultimo e la gara finisce qui”, esclamò alzandosi in piedi invano un ragazzino dalla voce flebile, “perché sono talmente ultimo che non vi siete ancora accorti che sono in classe con voi. Neanche figuro nel registro…”
“Fermi tutti”, disse un uomo attempato aprendo la porta. “Io sono il più ultimo perché faccio il bidello e l’ho voluto io, perché mi piace questo lavoro, ma quando lo dico nessuno mi crede…”
Il vincitore sembrava esser stato decretato, quando un ennesimo colpo di scena si guadagnò il finale.
“Perdonate”, disse la professoressa con palese emozione nella voce, “ma ho vinto. Io sono la più ultima tra tutti voi. Perché nonostante avrei dovuto saperlo per prima, solo per ultima oggi ho capito che forse non vinceremo mai…
“Ma questo non vuol dire che non ci divertiremo da matti, insieme.”


Leggi altre storie di scuola
Vieni ad ascoltarmi a teatro Sabato 30 Aprile 2016 a Roma.
Ascolta la mia canzone La libertà
Compra il mio ultimo libro, La truffa dei migranti, Tempesta Editore



Iscriviti alla Newsletter

Commenti