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Alessandro Ghebreigziabiher

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Storie di scuola al contrario

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Storie di scuola al contrario di Alessandro Ghebreigziabiher Ti ho capito, figlia mia, recepito il messaggio. Papà è lento, me ne rendo conto, ma poi ci arriva. Perché ti scrivo invece di parlarti a voce? Be’, pure tu hai usato una pagina per comunicare, mi sembrava la scelta migliore, ecco. E non riprendermi perché dico troppe volte ecco alla fine della frase. Se lo dico, lo scrivo, ecco. Sono coerente. Se non capisco, lo ammetto, insomma. Che ne dici di insomma , ti sembra meno pedante? Cosa vuol dire pedante , ti starai chiedendo, me lo immagino. A undici anni puoi essere sveglia quanto ti pare, ma presumo che ci siano ancora parole di cui ignori il significato. Lascia perdere il dizionario, okay? Sto cercando di scusarmi. Ecco e insomma. Ora però ho capito, Valeria, a differenza della tua maestra, con cui ho parlato oggi pomeriggio, al ricevimento. Poverina, come avrebbe potuto? Senza aver visto il primo tempo del film, come riesci a comprendere il fina...

Storie di scuola dove niente si impara

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La scuola dove niente si impara di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta una scuola. Una di quelle strane, di cui non si parla, e quando lo si fa, capita sempre per caso. Come quando si scrive una storia, perché non è, e mai dovrebbe essere, azione programmata ed eccessivamente lucida. Nella scuola di quelle strane, di cui non si parla, beate loro, niente si imparava. Perché niente si insegnava. Di conseguenza, maestre o professori, docenti e insegnanti, per esteso, il complicato e temuto adulto al di là del banco più grande, nulla spiegavano. Perché non c’era programma da seguire. Né registri da vidimare e tantomeno protocolli da applicare. Indi per cui, qualora fossi capitato in una delle aule della scuola tra quelle strane, di cui non parli, al netto di una congenita vocazione alla pervicace distrazione, avresti visto ben altro. Libri di testo, privi di quest’ultimo. Senza corposi indici e dettagliati capitoli, paragrafi indispensabili e pignole note a...

Le tre i

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Le tre i di Alessandro Ghebreigziabiher Insegnante di lettere. Talvolta lo si diventa davvero volontariamente, malgrado tutto e tutti. Ma non si fa niente del tutto da soli, c’è sempre qualcuno, qualcosa, che nel momento cruciale ha dato una mano. Ha pronunciato le parole che servivano, riscaldato le emozioni necessarie. O, soltanto, era lì, al momento giusto. “Cosa vuoi fare dopo il liceo?” Chiese la prof al maturando. “ Riempi lo zaino del minimo indispensabile ”, esclamò la prima i, “ e monta sul primo treno, non importa dove, non conta chi, ma vai, prima che sia troppo tardi e parla con tutte le persone che incontri, stringi mani e assaggia colori, suoni e dolori. Lascia che la sofferenza ti invada, è l’unico modo per ammaliare sua signora la paura e derubarla dei doni che nasconde sotto il mantello .” “Ingegneria elettronica”, rispose invece il ragazzo, imitando la maggior parte degli studenti che l’avevano preceduto, a parte un detenuto in libera uscita apposit...

Storie di scuola: Le parole sono chiavi

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Le parole sono chiavi di Alessandro Ghebreigziabiher   Sì, lo so. Non sono un esempio, non lo è la sottoscritta come lo scritto stesso qui di sotto. O di seguito , dovrei dire, giusto? Ecco, spero si sia capito che scrivere non è il mio forte, come non lo è parlare. Sarà forse per questo che ho accettato di fare l’ insegnante di sostegno con un bambino di sette anni, il quale, nella sua seppur breve esistenza, di parole ne avrà pronunciate al massimo un centinaio. A dire tanto, mi disse la madre. Mi piacque subito, questa cosa, perché malgrado il mio motivo non sia ritenuto un vero e proprio disturbo, una timidezza di proporzioni bibliche non è certo un punto di forza, nella vita. L’ho detto, però, vero? Non sono un esempio e non sono altrettanto esemplari le ragioni della mia scelta lavorativa. Insegnante di sostegno… Io neanche volevo fare l’insegnante, figuratevi voi. Fin da piccola ho sempre sognato di diventare una suonatrice d’arpa. Solo lì avrei tr...

Storie di scuola: Siamo tutto quello che c’è fuori

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Siamo tutto quello che c’è fuori di Alessandro Ghebreigziabiher In pensione. Alla fine ci sono arrivata. Non alla pensione, cioè anche quella, ma mi riferisco ad altro. Al resto. Tutto il resto. Ricordavo, l’altro giorno, quando mi sono imbattuta in quel collega che ancora adesso non rammento come si chiamava. Non ho mai avuto particolare dimestichezza con i nomi e le facce. Ricordo solo le voci. Ma di quel minuto adolescente in prima media, con la testa invasa da ricci a dir poco scostumati e gli occhiali eccessivamente grandi, dalla sgargiante montatura rossa tenuta insieme dallo scotch, non ho più dimenticato alcunché. Corrado, si chiamava Corrado ed era stato solo un anno nella mia classe. O, forse, ero stata io. A trascorrere non più di un anno nella sua vita. Non ho idea di dove sia finito dopo, ma non appena il mio collega mi ha chiesto dei vecchi tempi andati ho subito ripensato a lui e a ciò che scrisse nel tema di quel giorno. Racconta chi sei , la tra...

Storie di scuola: La classe degli ultimi

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La classe degli ultimi di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta una scuola tra le ultime. Anzi, no. Non si può iniziare una storia con una bugia, laddove di fantasia si nutra. Ovvero l’unico brandello di realtà che rimane a chi non è arrivato ultimo, ci è nato. C’era una volta l’ultima scuola. Tra le ultime. Nell’ultima scuola tra le ultime, all’ultimo piano, c’era l’ultima classe. La classe degli ultimi. Si da il caso che, all’ultimo piano dell’ultima scuola, nella classe degli ultimi, l’ultima insegnante tra tutti gli ultimi insegnanti, quella mattina aveva deciso di dare il via alla riscossa degli ultimi. E quale modo migliore per ribellarsi al destino che stravolgerne le regole? “Facciamo una gara”, disse la prof agli studenti. “E’ inutile”, rispose una ragazza dall’ultimo banco. A esser pignoli, da un ultimo banco della sola fila composta da soli ultimi banchi. “Perché è inutile?” chiese lei. “Perché tanto noi non vinciamo mai.” “Ma stavolta sì”, ...
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