Storie di adolescenti: Corrado il pazzo

Corrado il pazzo

di
Alessandro Ghebreigziabiher

Da qualche parte, laggiù, in un probabile futuro.
“Signora, buongiorno.”
“Si fa per dire, dottore… qui non si va di male in peggio, ma di peggio in peggio. Mi sembra di

Alessandro Ghebreigziabiher
rotolare da una scala e scoprire a ogni tonfo che esiste un ennesimo scalino verso il basso…”
“Su, non la prenda così, guardi che ho buone notizie.”
“Sarà. Mio marito e io non ce la facciamo più, mi creda. Le abbiamo provate tutte, fino alla soluzione estrema, che lei sa.”
“A questo proposito…”
“No, dico, a Corrado gli abbiamo comprato di tutto. A dodici anni non avevo neppure il mio primo telecomando telepatico per la tv, ma si rende conto? Abbiamo speso una fortuna. Il computer neuronale che si connette senza fili, ripeto, senza fili, ha presente? Con tutti i programmi emozionali, ha visto la pubblicità?”
“Certo, ma riguardo a…”
“Può ridere a crepapelle quando gli va o rilassarsi se preferisce calmarsi un po’, gli basta accendere il pc e lanciare il software con la mente, non deve neppure alzare il culo…”
“Signora, si calmi, per favore. Inoltre, rispetto al…”
“E il palmocellulare? Ne vogliamo parlare? Abbiamo ipotecato la casa e fatto venire quella ditta svedese, quelli della biotelefonia. Per azionare le app non deve far altro che distendere la mano e premere le icone che si illuminano sul palmo.”
“Ho capito, signora, ma per quanto concerne…”
“E i giochi? Le ha detto del Guadagna tempo?”
“Che?”
“Ah, sì, forse lei lo conosce come Falli rosicare, giusto?”
“Questo me lo sono perso, signora. Tuttavia, vorrei…”
“Abbiamo venduto la seconda auto, dottore, capisce? In classe… ma che dico? In tutta la scuola ce l’ha solo lui.”
“Cosa?”
“L’innesto postludico, dottore, il nome scientifico è questo, credo. Gliel’abbiamo fatto, mi scusi se non l’abbiamo informata prima, ma eravamo disperati e non sapevamo più cosa provare. In pratica, dal momento che gli viene aggiornata la memoria, il nostro Corradino può vantarsi con gli amici di aver provato ogni videogioco esistente. Non è che ci abbia effettivamente giocato, ecco, ma è come se lo avesse fatto ed è questo che conta, no? Come dice il nuovo articolo della costituzione, la realtà è tutto quello che può essere creduto.”
“Ho inteso, signora, ma adesso mi deve ascoltare…”
“E lui? Dopo che ci siamo indebitati con il mondo, non ha cambiato di un millimetro quell’espressione perennemente afflitta, con gli occhi spenti e i lati della bocca incurvati verso il basso.”
“Signora…”
“Pensavamo di aver toccato fondo, finché non abbiamo provato anche la soluzione estrema…”
“Proprio di questo volevo parlarle.”
“Almeno prima lo chiamavano Corrado il triste. Non è il massimo, ma sempre meglio di Corrado il pazzo.”
“Lo chiamano così, adesso?”
“Sì, e glielo devo dire, anche a noi ci inquieta, con quegli occhi sempre sgranati e la bocca spalancata. A proposito, non c’è pericolo che ingoi una mosca o altro?”
“Non c’è alcun pericolo, signora, è questo ciò di cui volevo parlarle.”
“Scherza?”
“No, affatto. All’inizio ero preoccupato anch’io. Non avevo mai visto un’espressione del genere, così ho cercato di documentarmi. Mi sono messo giorno e notte a scandagliare gli archivi emotivi del passato e alla fine ho capito cosa è successo a Corrado. Potrei sapere dove l’avete portato?”
“Dottore, è la soluzione estrema. Come richiedono le indicazioni sulla ricetta, si prende il ragazzino e lo si conduce a forza fuori di casa, portandolo in un luogo selvatico, dove non ci sia campo e nessuna possibilità di connettersi ad alcuna rete, per provare l’angoscia...”
“Ecco, signora, è questo il punto. Da quello che ho capito, Corrado non è affatto angosciato.”
“Ah, no? E’ sicuro? Mio marito è quasi svenuto e io ho iniziato ad avere subito dei giramenti di testa, non appena siamo arrivati in riva al mare…”
“Capisco, ma quello che invece ha provato vostro figlio non è angoscia, bensì, stupore.”
“Ed è grave?”
“No, è solo qualcosa di meraviglioso che abbiamo dimenticato.”



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