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Storie di immigrati: Il paese dei senza nome

Il paese dei senza nome

di
Alessandro Ghebreigziabiher

C’era una volta il paese dei senza nome.
Delle creature dalle facce tutte uguali nella stretta inquadratura delle anime dal cuore miope.

Alessandro Ghebreigziabiher
Perché è risaputo, se dai un nome a una cosa, poi ti ci affezioni.
E allora tutto diventa più complicato.
Ci si confonde, ovvero ci si fa delle domande.
E non sia mai che qualcuno indovini la risposta giusta.
Perciò, per non correr rischi, si tolse ancora qualcosa ai senza nome.
Che diventarono anche senza emozioni.
Figure indefinite e inerti, come immobili caricature in una foto o in una approssimata storia, una di quelle narrate di fretta, solo perché si devono raccontare, giammai per il piacere di farlo.
E allora, se non provano alcunché, perché preoccuparsi?
Perché struggersi se son come giocattoli?
Laddove si rompano, si aggiustano, o al meglio se ne comprano altri.
Altrimenti, ci si potrebbe immedesimare, strada tra le più perigliose, al giorno d’oggi.
Con la temibile possibilità di condividere il medesimo sentore.
E con la ben più terrificante eventualità che il giocattolo non lo compri più nessuno.
Indi per cui, si decise di privare i senza nome ed emozioni, anche dei diritti.
Rendendoli simili a oggetti inanimati.
Cosa rivendichi, se non hai ragione di farlo?
Può un sasso esigere giustizia?
Avete mai visto la gente ascoltare le rimostranze di un pallone, stanco di esser preso a calci da tutti?
E, soprattutto, è mai sceso qualcuno in campo a difesa dei pavimenti, calpestati da chiunque lo desideri?
Perché in caso contrario, lo spettacolo verrebbe fermato dal primo essere umano, degno di questo nome, seduto tra il pubblico.
E se fossero addirittura in due, o miracolosamente in tre, si potrebbe paventare una vera e propria sommossa.
Allora, per esser certi di evitare ogni tracollo del sistema, oltre alle emozioni e i diritti, si tolse ai senza nome anche il passato.
Intervento funzionale ed efficiente, se ci pensi.
Perché se ignori l’inizio del film non ti appassioni alla vicenda, non capisci quel che sta accadendo e cambi canale.
Ma ci sono sempre quei ficcanaso fissati con la memoria e i perché, che a forza di curiosare tra le pagine strappate dei calendari potrebbero trovare indizi del misfatto.
Allora i senza nome, diritti ed emozioni, dopo il passato si videro cancellare anche il presente.
Manovra chirurgica, degna dei più scaltri manipolatori delle moderne strategie sociali.
Perché se in seguito al passato, cancelli anche il presente, ti sarai liberato anche del loro futuro, il quale deve le sue radici ai precedenti.
C’erano una volta i senza nome.
Che a vantaggio dei loro ideatori, disegnatori e sceneggiatori, divennero col tempo anche senza emozioni e diritti, senza passato, presente e futuro.
Al punto da vivere nelle parole e nei pensieri della popolazione più superficiale come se non esistessero davvero.
E ciò che, in apparenza, non ha reale sostanza può esser sfruttato e venduto in eterno, unicamente a vantaggio di coloro che sanno la verità e fanno di tutto per nasconderla.
La farsa funziona e ha un solo tallone d’Achille.
Il momento in cui uno dei senza nome contraddice il racconto, pronunciandolo ad alta voce, palesando emozioni e reclamando diritti, mostrando di ricordare il proprio passato, chiedendo rispetto per il proprio presente e sopravvivenza per il proprio futuro.
E’ quello l’istante in cui ci rendiamo conto.
Che i veri senza nome, emozioni, diritti, passato, presente e futuro.
Siamo noi.

 

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