Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta storie di immigrati clandestini

Alessandro Ghebreigziabiher

Guarda le storie vere su YouTube

C’è un clandestino a bordo

Immagine
C'è un clandestino a bordo di Alessandro Ghebreigziabiher C’è un clandestino a bordo. Così hanno urlato a squarciagola non appena mi hanno visto. Un clandestino, ecco cosa sono per loro. Io, un clandestino … ma come siamo arrivati a questo? Ho provato, ci ho provato eccome a spiegarmi, a implorarli, a fargli capire che così mi condannavano a morte certa, ma non hanno voluto sentire ragioni. Mi hanno sollevato di peso e scortato fuori della nave in procinto di salpare. "Ma la barca è così grande, è enorme! Non ditemi che è una questione di spazio." Non l’hanno detto, difatti. È proprio una cosa personale. È me che non vogliono con loro. "È razzismo", ho gridato, e si sono messi a ridere, come prevedibile. Dai, lo ammetto, la loro reazione me l’aspettavo. Tuttavia, man mano che mi portavano giù dall’imbarcazione ho avuto modo di osservare chi invece era stato accolto senza discutere. "Ma che razza di persone siete?" Ho esclamat...

Mi hanno espulso

Immagine
Mi hanno espulso di Alessandro Ghebreigziabiher Un incubo. Questo è un incubo, ma da svegli. Magari stessi ancora dormendo, darei qualsiasi cosa per trovarmi in uno di quei racconti, dove poi aprire gli occhi e tutto torna come prima. Rivedo ancora la scena come se fosse adesso, di nuovo, e di nuovo ancora. Sono in casa, tranquillo, fiducioso che la porta e le pareti mi proteggeranno. Perché là fuori c’è pericolo, questo mi hanno insegnato, ed è ciò che condivido ogni giorno con i miei pari. Il male si annida tra le pieghe di quel che ignoro e che è diverso da me, questa è la sola notizia da diffondere in ogni angolo del cervello come in ciascuna trama del cuore. A un tratto sento urla oltre l’uscio, chiamano il mio nome senza nominarlo, ma so che sono io, so che è di me che stanno parlando, che sono colui che stanno cercando. Non al terzo, neppure al secondo, bensì la porta cede al primo colpo, mostrandomi all’istante quanto fossi illuso di essere al sicuro. In...

Racconto sui migranti negli Stati Uniti

La legge dei migranti , il cui enunciato è breve e lineare: segui le regole, e fa’ ciò che vuoi . Puoi scriverla, se ti aggrada, ma impararla a memoria e soprattutto coscienza risolverebbe molto e faciliterebbe il viaggio collettivo. Esempi? A iosa, cara amica, anche di più, gentile amico, tanti da comporne un racconto. Dove un medico ha camice lindo e mani sapienti, di rimedi a lungo termine o per il mero, temporaneo sollievo, destinate a pazienti la cui cittadinanza non ha alcun peso sulla ricetta. Si potrebbe tirar in ballo un certo Ippocrate, ma basta la norma qui introdotta... Leggi il resto

Storie di immigrati: Il paese dei senza nome

Immagine
Il paese dei senza nome di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta il paese dei senza nome . Delle creature dalle facce tutte uguali nella stretta inquadratura delle anime dal cuore miope. Perché è risaputo, se dai un nome a una cosa, poi ti ci affezioni. E allora tutto diventa più complicato. Ci si confonde, ovvero ci si fa delle domande. E non sia mai che qualcuno indovini la risposta giusta. Perciò, per non correr rischi, si tolse ancora qualcosa ai senza nome . Che diventarono anche senza emozioni . Figure indefinite e inerti, come immobili caricature in una foto o in una approssimata storia, una di quelle narrate di fretta, solo perché si devono raccontare, giammai per il piacere di farlo. E allora, se non provano alcunché, perché preoccuparsi? Perché struggersi se son come giocattoli? Laddove si rompano, si aggiustano, o al meglio se ne comprano altri. Altrimenti, ci si potrebbe immedesimare, strada tra le più perigliose, al giorno d’oggi. Con la t...

Storie di immigrati: le tre domande

Immagine
Le tre domande di Alessandro Ghebreigziabiher E’ un sogno, pensò lui . Dev’esserlo, sperò, più che altro. Lei era lì insieme all’altro, ai piedi del suo letto, come nelle favole di una volta. Permettimi uno sfogo, disse lei. L’altro rimase in silenzio. Lui non rispose. Non avrebbe potuto nemmeno se lo avesse voluto davvero. Neppure se fosse stato sveglio. Sono stanca, dichiarò lei. Io sono stanca, ripeté. Perché tu non lo sei? Questa è la mia prima domanda. Come fai a non esaurire la voglia di tutto questo? Come fai a pronunciare ancora tali parole? E le hai dette, non negarlo, oh se le hai dette. Senza andare troppo lontano, dicesti che gli ebrei, in fondo, se lo meritano l’inferno, per quello che hanno fatto a nostro signore, perché sono attaccati ai soldi, che vivono solo tra di loro e non si integrano. Dicesti anche che, dopo tutto, gli africani hanno fatto un affare a essere catturati e portati nel nuovo mondo, perché qui hanno sofferto, certo, ma...
Guarda le storie

Scopri vite ed emozioni raccontate dal vivo