giovedì 20 settembre 2018

Cose che servono e che non servono

Cose che servono e che non servono

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Perché porti i braccialetti a tavola? Chiede zia.
Mamma sorride, papà scuote la testa.
Non servono, fa il nonno. A sette anni non ti servono quelle cose, Sara.
Mamma ora ride, anche zia, pure zio.
E papà scuote sempre la testa.
Parla lui, con quella roba sulla faccia…
Perché io sono attenta alle… come si dice quella parola difficile che ha spiegato la maestra l’altro giorno? Un attimo, che l’ho scritta sul quaderno che mi ha regalato mio fratello, vado a leggere.
Qui ci scrivi le parole che non capisci e che ti piacciono, ha spiegato Andrea.
Ecco… trovata: contraddizioni.
Mi piace molto, infatti.

Alessandro Ghebreigziabiher
Vuol dire che una cosa non c’entra con l’altra, sono pure contrarie, eppure stanno insieme, vicine, fate voi.
Le contraddizioni sono pericolose? Ha chiesto a scuola Fabio, proprio quello che si chiama Fabio, ma è cinese, da non confondersi con l’altro Fabio che… non so da dove venga, ma non è cinese, proprio no.
Solo che noi non è che diciamo che Fabio, il primo, sia cinese, eh? Per noi sono Fabio uno e Fabio due. Sono i grandi che, quando ne parliamo, ci domandano sempre: quale Fabio? Quello cinese o l’altro? E noi capiamo.
Capiamo che non serve a noi ma a loro.
Ecco, voglio provare a fare un elenco.
Titolo: cose che servono.
Di seguito le cose che servono, ma forse non serve che dica questa cosa, perché è dopo il titolo, però ormai l’ho detta e andiamo avanti.
Mamma e papà, prima mamma e poi il papà, mi ha appena suggerito mamma, e papà… esatto, scuote la testa. Poi, il pavimento, altrimenti finiamo sulle macchine del garage, perché siamo al piano terra, e perciò serve anche il soffitto, e allora se ci cade addosso il nuovo vicino del piano di sopra sono guai. Non l’ho mai visto, ma fa un sacco di rumore quando cammina e dev’essere pesantissimo e gigantissimo.
No, gigantissimo no, dice mamma, forse è meglio usare un’altra parola, magari più usata, spiega papà scuotendo la testa, ma certe volte le parole che servono meglio per dire le cose sono strane e per questo abbiamo paura di usarle, rispondo io.
Continuo con le cose che servono, va’.
La luce accanto al letto, per tanti momenti: quando si legge, quando si fanno i brutti sogni, quando piove forte, e quando… ma ci deve sempre essere un motivo per non stare al buio? Non potremmo levarlo, il buio?
Mi sa che lo metto con le cose che non servono, dopo.
Altre cose che servono, invece: il pane per accompagnare la verdura, così ne nasconde il sapore, il mare calmo, la terrazza di nonna con i piccioni, i piccioni, e la nonna.
Mi sembra tutto, cioè, le cose principali.
Veniamo alle cose che non servono.
Titolo: cose che non servono.
Il buio, l’avevo detto, io sono sempre sincera, mamma sorride, papà scuote la testa, mai il contrario, perché loro sono una contraddizione, ma di quelle che si vogliono bene. Non servono neppure le formiche che arrivano quando cadono le molliche... ma, un attimo, mi sta venendo un dubbio… le formiche non servono a me, ma magari servono a qualcun altro. Che ne so, magari ai ragni che se le mangiano. È importante, questa cosa, credo. Questa è una cosa che serve molto, mi sa. Sapere che quando si dice che una cosa non serve non si deve pensare che sia lo stesso per tutti. Che noi non siamo tutti.
Noi non siamo tutti, questa è una cosa che serve moltissimo, dice mamma, papà non scuote la testa perché è al bagno e non ha sentito, e io la scrivo.
Scrivere! Scrivere è una cosa che serve, la penna, è chiaro, e i fogli, il tavolo, la sedia, sono tutte collegate, potrei andare avanti all’infinito.
E alla fine direi che anche l’infinito è una cosa che serve, così non ci stanchiamo mai di scoprire cose nuove.
Ma tra tutte le cose che non servono, io ce ne metto una e sono sicura che anche stavolta mamma sorriderà e papà scuoterà la testa.
La barba, papà, la barba non serve proprio a nulla.
Solo a pizzicare.
Oh… mi sono sbagliata.
Mamma ha sorriso, ma anche papà.
Quindi pure le cose che non servono fanno stare bene.
Allora, forse, non è che non servano proprio, no?






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