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Alessandro Ghebreigziabiher

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Hai bisogno di qualcosa?

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Hai bisogno di qualcosa? di Alessandro Ghebreigziabiher Si sogna, sovente si dimentica di averlo fatto, ma talvolta qualcosa sopravvive al mattino. Di frequente sono gli incubi più terribili a vedere la luce del giorno, ma talvolta anche alcuni bei sogni varcano la soglia della coscienza e sono quelli più vividi, malgrado improbabili, con accenni di realtà che spesso risulta più tangibile perfino di quel che effettivamente tocchiamo ogni giorno con mano. Succede lo stesso con alcune storie e alla fine della fiera non sai più se hai sognato, ovvero solo letto uno strano racconto. Questo è ciò che accadde a Samuele, undici anni e una immaginazione piuttosto vulnerabile innanzi alle fantasticherie che ci circondano quotidianamente. Quella domenica aveva trascorso buona parte del pomeriggio in ospedale per visitare la nonna, novant’anni e un destino ormai segnato dal solito, impietoso tumore. La cosa buona era che tutti i suoi figli, e gran parte dei parenti, le erano vic...

Il sogno del bambino diverso

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Il sogno del bambino diverso di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta un bambino. Un bambino che era diverso . Non per nascita, sia ben chiaro. Si viene al mondo unici, c’è inciso sulla confezione dell’anima, ma è una di quelle avvertenze speciali, scritte così in piccolo che per leggerle occorre avere gli occhi davvero aperti. Il nostro diverso ci divenne non appena aprì la porta della propria vita a quelle del prossimo. Si trattava di differenze superficiali, come sono la maggior parte di quelle che determinano i confini di ciò che non dovrebbe aver mai limiti. Leggi pure come la tanto trascurata intelligenza . Nondimeno, erano lì, ogni giorno tra i primi del piccolo protagonista di questa storia, come linee sempre più spesse e marcate a far da contorno all’immagine riflessa. “Un sortilegio”, pensò il bimbo, “questa è una cattiva magia, ovvero di malefiche intenzioni, capace di imprigionarmi in uno specchio del tipo truffatore, che ti concede solo due dim...

Cose che servono e che non servono

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Cose che servono e che non servono di Alessandro Ghebreigziabiher Perché porti i braccialetti a tavola? Chiede zia. Mamma sorride, papà scuote la testa. Non servono, fa il nonno. A sette anni non ti servono quelle cose, Sara. Mamma ora ride, anche zia, pure zio. E papà scuote sempre la testa. Parla lui, con quella roba sulla faccia… Perché io sono attenta alle… come si dice quella parola difficile che ha spiegato la maestra l’altro giorno? Un attimo, che l’ho scritta sul quaderno che mi ha regalato mio fratello, vado a leggere. Qui ci scrivi le parole che non capisci e che ti piacciono, ha spiegato Andrea. Ecco… trovata: contraddizioni . Mi piace molto, infatti. Vuol dire che una cosa non c’entra con l’altra, sono pure contrarie, eppure stanno insieme, vicine, fate voi. Le contraddizioni sono pericolose? Ha chiesto a scuola Fabio, proprio quello che si chiama Fabio, ma è cinese, da non confondersi con l’altro Fabio che… non so da dove venga, ma non è cinese, proprio no....

Storie sull'amicizia: La mia luce

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La mia luce di Alessandro Ghebreigziabiher Novità : guarda o ascolta tramite podcast Corrado è in terra, rannicchiato e intento a stritolare se stesso, con l'inaccettabile speranza di cancellarsi, di sparire. Esattamente come l’adorato disegno, ridotto in pezzi da una tra le più ingombranti eredità dell'umano baraccone: il dolore di un genitore. “Cosa fai lì?” chiede l’unica lettera amica di una famiglia solo abbozzata. La effe , per la cronaca, che il cielo la benedica. Corrado non risponde, ma Federica non si arrende e lo raggiunge sul pavimento della camera. Il luogo perfetto per incontrarsi, tra vittime innocenti. La ragazzina, "vecchia" saggia di appena tredici anni, si guarda in giro e nota i resti della sublime opera, sopravvissuti alla paterna solitudine travestita da alcool e rabbia. Quindi vede e capisce qualcosa. Capisce ancora e vede meglio. Vede di più, capisce tutto e decide di prenderlo tra le mani, l’unico senso del racconto, ...

Storie di bambini: Dicono che apriranno la porta

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Dicono che apriranno la porta di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta una vita. Non conta il nome. Il genere e i gusti canonici. O meno. Il taglio di capelli e la qualità dell’abito. La marca del cellulare e la foto sul profilo, se vi è più familiare. La nazionalità e il colore della pelle, se vi è più chiaro. Ciò che conta è che sia viva. Al di là di una banale storiella. Dicono che c’è il giubileo . Dicono che durerà un anno . Ma, soprattutto, dicono che apriranno la porta . L’evento esplode e le parole corrono spinte dal vento supremo. Quello che soffia dall’alto. Spesso si fermano ai confini del mondo dimenticato. Talvolta un cocciuto alito infrange le regole. E penetra sotto il tappeto. Dove la polvere si nasconde. O viene nascosta. Questo solo la Storia con la esse stimata lo dirà, insieme a qualche inviso ciarlatano dalla bocca allargata da sogni e deliri. Dicono che c’è il giubileo. Ma cosa vuol dire, si chiede la vita. Che, malgrado tut...

Storie di giocattoli: Qualcosa di rotto

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Qualcosa di rotto di Alessandro Ghebreigziabiher   E se fosse un dono? Questo pensò Alec, seduto in terra, solo. Aveva appena pianto per Jack, il peluche che aveva osato lacerarsi sulle spalle a testimonianza della propria vulnerabilità. La finzione sotto la pelle che non dovrebbe mai esser conosciuta del tutto. La mano non vista, si dice così, il non è fondamentale, la magia ha bisogno dei non di questo mondo. Non guardare tutto, non puoi e non devi guardare tutto, se non altro nel medesimo istante, altrimenti quello non è un universo di vita che soffre e ride, che adora e muore, e poi resuscita. Ma solo un sottovalutato composto di carta e inchiostro. Alec aveva dieci anni ed era un mostro, così aveva scherzato lo zio Claude. Mistificazione tra le più comuni, quella di ritenere la semantica roba aliena alle imberbi menti. Il più delle volte comprendono il senso che a te, navigato lupo grigio, è sempre sfuggito. Talvolta ne intuiscono l’essenza invisibile, la sola...
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