Nuvola bianca e nuvola nera

Nuvola bianca e nuvola nera

di
Alessandro Ghebreigziabiher


C’è voluto tempo, per capire.
Ce ne vuole sempre, quando tutto si vuole tranne farlo.
Ecco perché occorre pazienza.
Ed ecco perché provo ora infinita gratitudine per chi ne ha avuta con me.
Nuvola bianca.
Già, nuvola nata bianca, con tutti i vantaggi del caso.

Alessandro Ghebreigziabiher
La classica nuvoletta, adorabile nelle sue forme morbide ed eleganti.
Protagonista di azzurri palcoscenici primaverili o addirittura estivi, ritratta e ammirata con sguardi sorridenti tra disegni più o meno infantili e foto più o meno spontanee.
Tutto era perfetto, all’inizio, anche se non lo era affatto, ma è difficile scorgere le contraddizioni del vivere, laddove tu sia indenne ai cinici capricci del destino.
Finché non sono arrivate loro.
Già, le nuvole nere.
La versione maledetta di noi altre.
A macchiare la scena e il racconto.
A far distogliere lo sguardo del pubblico.
O, peggio, a infondergli angoscia e preoccupazioni di ogni sorta.
La volta celeste è grande, suggerivano alcune, c’è posto per tutti e a tutti appartiene.
Ingenue nuvole buoniste che pontificano dalle regioni fortunate, poiché baciate da climi perennemente favorevoli.
Così le additavo con rovente rabbia.
Non è colpa loro, spiegavano altre, sono solo vittime di venti impietosi e di imprevedibili correnti d’aria.
Perché non le accogliete nel vostro angolo di cielo, allora?
Questo usavo ribattere con sbavante livore.
È la conseguenza del riscaldamento globale, osavano addirittura osservare talune, che rende folle il cammino di tutti.
Sì, certo, e nel frattempo denunciavo il rischio di scomparsa di noi altre.
Perché le nuvole nere non sono come noi.
Non si integrano e tendono a stare unicamente tra loro.
Sono qui solo per portare oscurità e paura.
Questo era il mio cantilenante lamento.
Già, paura.
Parola ed emozione chiave di questa assurda storia.
Serbavo la convinzione di sapere perfettamente cosa fosse.
Finché l’incubo si è avverato nella maniera più compiuta.
Da un momento all’altro, ero io il nemico.
Perché anche questa è la natura delle cose del cielo.
La nuvola bianca diventa nera, prima o poi.
Ecco cos’è davvero la paura, ho pensato e sentito.
Ancora prima di scorgerla nell’occhio che osserva e ignora.
Ancor prima di avvertirla in ciò che sfila accanto a te, con più o meno studiata distanza.
E prima ancora di scoprire che non esiste il viaggio inverso, in questa inevitabile mutazione.
Tuttavia, c’è qualcosa di straordinario quanto incredibilmente prezioso oltre l’orizzonte che abbiamo stupidamente trasformato in confine.
La consapevolezza di ciò che si è, o si sarebbe potuto nascere.
La responsabilità e il peso di essere colei che, malgrado le futili esteriorità, irrigherà il mondo.
E più di ogni altra cosa, la mai troppo tardiva compassione per ciò che sono diventata.
Il più travisato e trascurato frammento del firmamento.
Lo dicevo all’inizio della mia vita e ora lo ripeto.
Ci vuole tempo per capire.
C’è ne vuole sempre molto, laddove non sia questo ciò che si voglia davvero.
Ma qualora finalmente accade, sai che diventare l’altro.
È il solo modo per smettere di odiare.





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