Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta storie con morale

Alessandro Ghebreigziabiher

Guarda le storie vere su YouTube

Le meravigliose armi dei piccoli

Immagine
Le meravigliose armi dei piccoli di Alessandro Ghebreigziabiher Un lampo, via la corrente, via tutto, da qualche parte, lassù, dove ogni cosa funziona, e di quel tutto si ha bisogno per vivere. Un lampo, un altro ancora, là sotto, dove il buio è di casa e, di certo, non fa paura. “Papà...” “Sì?” “Ho fatto un incubo.” “Raccontami, ti ascolto.” “No, è breve, solo due o tre secondi.” “Mi interessa comunque, vai.” “Ecco, ti ho detto, papà, è stato tutto molto veloce. All’inizio del sogno mi trovavo in una casa bellissima, piena di lampadari e colori, e c’era musica, tu ballavi, e mamma era ancora qui, con noi, come se le bombe...” “E poi?” “Poi, solo un attimo dopo, il sogno ha cominciato a sbriciolarsi.” “In che senso?” “Come se stessi leggendo un bel libro e una magia cattiva facesse a pezzettini le pagine.” “E hai avuto paura?” “No, sono solo triste.” Come per l’incubo, all’uomo furono sufficienti solo due o tre secondi per intervenire. “Ma non devi restar...

Il paese delle leggi dannate

Immagine
Il paese delle leggi dannate di Alessandro Ghebreigziabiher “Salve”, fa il nuovo arrivato, “io sono una legge.” “Certo che lo sei”, risponde l’altro all’ingresso, “qua tutti lo siamo.” “Perché sono qui?” Domanda il primo. “E, soprattutto, dov’è, qui ?” “Seguimi”, lo invita l’altro precedendolo all’interno del paese ove tutti loro, prima o poi, finiscono. “Vedi colui che cammina a stento lungo l’erta salita?” “Sì, lo vedo bene. Ma perché ha catene ai piedi e alle mani?” “Perché lui è la legge che permetteva agli uomini di creare schiavi, per poi venderli e comprarli come se fossero merci.” Perché c’è stato un tempo in cui tutto ciò era legale , la silente nota di contrappunto. Pochi passi e altra inevitabile domanda. “E chi è quel poveretto, immobile nella piazza, con le braccia legate dietro la schiena e le caviglie altrettanto serrate?” “Lui è la legge che proibiva alle donne di votare e di parlare in pubblico, di farsi eleggere e di intraprendere qualsiasi altr...

Badante

Immagine
Badante di Alessandro Ghebreigziabiher La donna era disperata e confusa. C’era qualcosa di sbagliato, in tutto ciò, le sussurrava la ragione. Ma si sa, per molti, troppi, di questo mondo, la razionalità è un bagaglio troppo ingombrante da portarsi in viaggio. Paolo le sorrideva, mentre gattonava nella stanza, malgrado il verbo non le sembrasse esatto, come tanti della lingua che aveva dovuto imparare per necessità e per amore del futuro. Il bambino di appena dieci mesi con cui viveva la maggior parte della propria quotidianità non pareva affatto un gatto, mentre misurava le distanze della sua cameretta. La sua andatura a carponi non aveva l’eleganza e la sinuosità dei felini. Non le sembrava neppure fiero e guardingo, come molti tra loro. Il bimbo che le permetteva di mangiare, in una perfetta donazione reciproca, era simpaticamente goffo nei movimenti, ma perché sopraffatto da una quanto mai sana curiosità dell’ignoto oltre il centimetro che lo divideva dall’infini...

Il gioco della vita

Immagine
Il gioco della vita di Alessandro Ghebreigziabiher   In un futuro lontano quanto vicino… “Caspita”, fa il giovane sollevando del tutto le palpebre, “mi sa che ha funzionato...” “Cosa?” Il nostro sobbalza, in quanto non aveva scorto il tizio sulla soglia della strana stanza. “Chi è lei?” “Il suo amministratore, signore”, risponde l’uomo, pantaloni neri e cravatta del medesimo colore su una camicia perfino più bianca e impeccabile delle pareti sullo sfondo. “Cos’è che ha funzionato?” “La macchina del tempo… perché questo è il futuro, giusto?” “Dipende da cosa lei intenda per passato, signore.” “Prego?” “Niente, lasci perdere, si preoccupi del gioco, piuttosto.” “Quale gioco?” “Che domande, signore: il gioco della vita .” In quel momento il ragazzo mette a fuoco alcuni aspetti tutt’altro che trascurabili. Malgrado si trovi sulla medesima sedia da PC dalla quale aveva effettuato l’avveniristico salto temporale, innanzi a lui non c’è più quest’ultimo, bens...

La coppia perfetta

Immagine
La coppia perfetta di Alessandro Ghebreigziabiher “Allora, bambini”, esclama la maestra, “siete finalmente arrivati in quinta, l’anno prossimo si va alle medie.” La donna fa una carrellata degli alunni, dei volti, degli occhi e del disegno del sorriso, più o meno entusiasta. La ragione è banale, poiché l’anno venturo, ma che dico, ogni istante che attende le giovani vite a lei affidate si tinge di tonalità emotive di un'eterogeneità assoluta. C’è chi attende con ansia il pomeriggio imminente, perché finalmente incontrerà suo cugino, fresco di natalità e pianti, e pannolini, e latte in polvere… e per fortuna che ci siamo già passati, pensa con sollievo l’insegnante. Al contempo, tra gli altri, c’è chi aspetta la ricreazione per gustarsi la pizzetta al pomodoro strappata alla mamma, tra una merendina biologica e l’altra, e chi invece non vorrebbe mai tornare a casa, a meno che accompagnato da tutti gli Avengers, Harry Potter e Jack Sparrow messi insieme, ma andrebbe b...

Nuvole

Work in progress

Sono libero e ora lo so

Immagine
Sono libero e ora lo so di Alessandro Ghebreigziabiher Devo guardare avanti e se lo faccio non posso che gioire. Sono uno di quelli , già. Obbligato dalla storia a tenere lo sguardo fisso all’orizzonte. Il passato mi deprime, il futuro è tutto. Ma poi ci penso con più attenzione, magari coinvolgendo nell’intima conversazione anche il cuore e capisco che ciò che mi attende lì davanti deve molto a quel che è stato. Sono libero, quindi. Niente di speciale, ma fa comunque effetto dirlo. Fa bene, più di ogni altra cosa, rammentarne le ragioni, per quanto banali. Sono libero perché ho un cervello tutto mio. E finalmente, come tale, me ne avvalgo perseguendo felicità e sogni solo miei. Posso capire le cose scegliendo quali e quando. Posso permettermi di sbagliare senza sentirmi vecchio o poco aggiornato. Posso anche smettere, in qualsiasi istante, di analizzare e misurare il mondo con cui entro in contatto. Posso persino rimanere in silenzio, fermo, dimenticato nel...

Un fantastico nuovo linguaggio

In un’era in cui la lingua populista si alimenta tramite bugie e fobie, c’è la necessità di un nuovo modo di comunicare, in grado di nutrire speranze mai sconfitte del tutto...

Comunità di recupero

Immagine
Comunità di recupero di Alessandro Ghebreigziabiher All’inizio è stato difficile. Lo è per tutti. Il primo giorno in comunità di recupero non lo scorderò mai. D’altro canto, potrei forse dimenticare tutti gli altri? A ogni modo, i miei nuovi compagni erano lì, nel cortile che tutti ospita, dove c’è spazio per incontrarsi, se davvero lo si vuole. “Io mi chiamo…” esordii cercando di presentarmi, ma fui immediatamente bloccato dalla mia interlocutrice. Silenzio , questo è ciò che disse. Questo è quel che chiese. Difficile, difficile davvero. Ardua impresa, a dirla tutta, perché ero lì per chiedere aiuto. Per ottenerlo, a esser precisi. Ciò malgrado, accusai il respingimento e mi corazzai di orgoglio ferito fino al tramonto. Il giorno seguente ero di nuovo nella piazza, il luogo della socializzazione e della condivisione. Mi appropinquai al primo tizio a portata di dialogo ed esclamai: “Ciao, io vorrei…” Identica risposta. Silenzio , questa fu difatti la sua ...

Le polpette di Ikea sono turche

La tv è coreana, va bene. Ma il ‘va bene’ è nostro, cribbio. L’auto nel box è tedesca, confesso. E il caffè di stamattina viene dal Brasile. Le banane del consueto frullato a merenda sono del Senegal. Google, Facebook e Twitter sono americani, come dici tu. Ma io preferisco Instagram, tie’. Che è… è americano pure lui, ok… va bene! Pensi che non lo sappia? Pensi che non sappia che le mani che puliscono la mia casa vengono dalla Romania? Che quelle che si prendono cura di mia madre sono polacche? Leggi il resto

Racconto di pace e scuse

Tuttavia, più di ogni altra cosa – affermerà il paese delle opportunità sprecate – imploriamo perdono da voi, anime native, coloro che abbiamo sterminato al nostro arrivo, i veri americani, che americani non erano affatto, e fu forse questo l’inizio della loro sventura. All’unisono, si leverà dritta la rivale di sempre, la grande madre Russia, e con sincero pentimento domanderà scusa per i gulag, naturalmente, ma sarebbe scontato, perché in pratica dovrà rispondere di più o meno le medesime colpe dello storico nemico, tra tutti il sacrificio dei diritti umani e l’annientamento sistematico delle voci stonate tra gli autoctoni. Leggi il resto

Racconto del populista e il dittatore

"Ciò che conta di più, però, è che mi sono fatto la suddetta domanda e ho così risposto: i miei potenziali elettori sono tutti, perché io devo parlare a tutti, e allora devo usare parole semplicissime, che chiunque possa capire.” “Obbedire.” “Prego?” “Non capire, obbedire. Io lo preferisco.” “Sì, certo, anche per me è lo stesso!” “Ed è bastato questo?” “No, quello è stato il primo passo. Secondo, una volta compreso che devo parlare a tutti e devo usare parole semplicissime, mi sono chiesto: cosa devo dire alle persone?” “E cos’hai capito?” “Che devo dire roba che metta le une contro le altre e che, soprattutto, fomenti le loro più ottuse paure.” Leggi il resto

Racconto per riflettere: mi piace pensare

Mi piace pensare, l’ho detto. E, laddove insista nel peraltro comune atto, sono incline a voltar spalle e criterio alla sentenza reale, lo ammetto. Di conseguenza, a cavallo di codesta fugace andatura, mi piace pensare alla parola fine, incisa una volta per tutte con inchiostro che sia di ogni tipo di rosso, fuorché il sangue delle vittime innocenti. Un solo, semplice lemma, d’accordo, ma di immenso potere al cospetto delle più orrende narrazioni a cui stiamo assistendo al riparo di comode poltrone con braccioli. Fine della guerra, fine delle violenze, fine dei massacri, fine, infine, di ogni abominio tollerato, là fuori... Leggi il resto

Io sono diverso

Immagine
Io sono diverso di Alessandro Ghebreigziabiher Sono diverso, capisci? Io sono diverso. E’ evidente, non è un pregiudizio, è così. Te l’ho detto stamani, prima di uscir di casa e te lo ripeto ora che son tornato da te. Non appena ho varcato la soglia del mio appartamento, ne ho avuto riprova, capisci? Mi capisci, sì? C’era quel signore là, quello che non saluta, con gli occhiali piccoli, gli occhi ancor più minuscoli e le pupille che si vedono appena per quanto son microscopiche. Io ho gli occhi grandi, invece. E il naso… no, il mio è più grosso, d’accordo, ma è dritto, il suo ha la gobba, vuoi mettere? No, sono diverso, non mi stancherò mai di ripeterlo, ma è roba che non si discute. Sono diverso dalla signora nell’ascensore, con quelle lentiggini sulle gote e i capelli biondi. I miei sono castani, cavolo, un castano particolare, però. Niente di paragonabile al castano del portinaio che spazzava nell’ingresso. No, perché uno potrebbe dire che sei diverso, t...

Racconto per riflettere sulle elezioni 2018 in Italia

Io voto quelli perché, altrimenti, chi voto? Io voto questi perché l’ha detto il mio capo. Io voto quelli perché uno di loro è il mio capo. Io voto gli altri perché io sono uno degli altri. Io voto questi perché sono gli unici che capisco quando parlano. Io voto quelli perché sono più giovani. Ma scherzi? Io voto questi perché sono più esperti. Io voto gli altri perché tra loro c’è lui. Io voto lei, non importa con chi stia. Io ho sempre votato questi, stavolta provo quelli. Leggi il resto

Racconto sulla guerra: quando si parla di te

Ugualmente, allorché si parli di te, caro migrante, nel tragico, ultimo atto di affondar tra i flutti, i soli capaci di accoglierti senza alcuna discriminazione, l’ecumenicamente rassicurante immagine della nave sbagliata, ricolma di vite inopportune, mentre si eclissa all’orizzonte è nel bel mezzo del tavolo mediatico, pronta per essere ingoiata e dimenticata... Leggi il resto

Non in vendita

Immagine
Non in vendita di Alessandro Ghebreigziabiher   Ancora una volta in un futuro, forse non così lontano… Salve, io vorrei fare il pieno. Viaggiatore? Sì, sì, certo. Primo viaggio? Già… come l’ha capito? Gli occhi. In che senso? E’ un classico, giovane amico, è tipico di voi novizi della navigazione globale avere quel tenero luccicore, ancora imberbe, ecco. Ed è una cosa brutta? No, niente affatto, non mi fraintenda, è solo che così stanno le cose, ecco. Capisco. Allora, ha detto il pieno, giusto? Esatto. E vuole andare lontano, vero? Proprio così… anche questo è tipico? Molto tipico. E così stanno le cose. Bravo, vedo che è sveglio. Quindi, questo pieno? Eccomi: vado? Proceda pure. Allora, il mondo occidentale è abitato da persone oneste e civili, timorate del Signore e osservanti la morale pubblica. Sono riconoscibili dalla carnagione chiara, i lineamenti delicati, capelli ordinati, nonché cura del corpo e dell’igiene personale. Hanno radici e t...

Racconti di donne: mia madre

E’ una esistenza che si frantuma, giorno dopo giorno, la mia. Io sono le foglie che ogni anno ingialliscono di più. Io sono l’acqua che un tempo scorreva e ora è costretta a fuggire. Risplendo di luce che nel silenzio è benedetta e nell’ottuso, umano fragore diviene peccato. Ascolta, quindi, il mio consiglio. Non arrenderti... Leggi di più

Racconto su fascismo e antifascismo in Italia

Voi mostrerete comprensibile perplessità, ascoltando non l’uomo dei primi decenni del novecento, bensì di un millennio più tardi, ma costui vi guarderà con un’espressione fiera e indomita, e vi dirà che le idee non muoiono mai, che solo i codardi si arrendono e altra roba di siffatto tenore. Ma voi, gente al di là di questo immobile calendario in cui siamo intrappolati, dove ogni anno sembra sempre più uguale al precedente, non credeteci. Perché le azioni determinano ciò che siamo, non le parole. Cercare di uccidere gente inerme sulla via ci qualifica come assassini... Leggi il resto

Racconto sulle elezioni 2018 in Italia

A ogni modo, sebbene abbiate ovviamente chiaro di cosa si tratti, è sempre meglio chiamare le cose con il loro nome. Il venefico ascesso a cui mi riferisco è l’immigrazione clandestina. Mica la mafia. Quella ormai è una serie tv di successo. Nondimeno, parlando dell’italica penisola e delle sue necessità non è possibile evitare di citare il virus che la attanaglia da tempo immemore, corrodendo letteralmente il tessuto connettivo a ogni livello, sociale e lavorativo, istituzionale e politico. Subito dopo il cancro di cui sopra e il suo assordante fatturato, è il topic per eccellenza su tutti gli organi di stampa, soprattutto ora che ci avviciniamo alle urne... Leggi il resto
Guarda le storie

Scopri vite ed emozioni raccontate dal vivo