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Alessandro Ghebreigziabiher

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Diversità

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Il sogno del bambino diverso

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Il sogno del bambino diverso di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta un bambino. Un bambino che era diverso . Non per nascita, sia ben chiaro. Si viene al mondo unici, c’è inciso sulla confezione dell’anima, ma è una di quelle avvertenze speciali, scritte così in piccolo che per leggerle occorre avere gli occhi davvero aperti. Il nostro diverso ci divenne non appena aprì la porta della propria vita a quelle del prossimo. Si trattava di differenze superficiali, come sono la maggior parte di quelle che determinano i confini di ciò che non dovrebbe aver mai limiti. Leggi pure come la tanto trascurata intelligenza . Nondimeno, erano lì, ogni giorno tra i primi del piccolo protagonista di questa storia, come linee sempre più spesse e marcate a far da contorno all’immagine riflessa. “Un sortilegio”, pensò il bimbo, “questa è una cattiva magia, ovvero di malefiche intenzioni, capace di imprigionarmi in uno specchio del tipo truffatore, che ti concede solo due dim...

Storie sulla diversità: Andate via

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Andate via di Alessandro Ghebreigziabiher Andate via, disse lui. Perché? Rispose l’altro. Perché non c’è posto per voi, qui. Andatevene, tu e i rifugiati . Ma quella è solo una parola, ribatte l’altro. Deriva da rifugio . E' una bella cosa, il rifugio, è indispensabile, salva vite e protegge, serve a tutti, perché prima o poi ne avrai bisogno anche tu, la vita è strana, non sai mai cosa ti attende sulla pagina seguente… E’ inutile, replica il primo. E’ proprio inutile che cerchi, come al solito, di confondermi le idee con le tue subdole chiacchiere. Qui non potete restare, andatevene via, tu e tutti i diversi . Scherzi? Ma hai presente di quanti stiamo parlando? Già con rifugiati stai lasciando fuori della porta un numero eccezionale di esperienze e visioni, di intuizioni e punti di vista, ignorando che l’umanità non sarà mai perfetta e padrona assoluta del proprio destino, ma ogni pezzo di verità in più ci avvicina alla comprensione delle cose, così come ciascun...

Stasera c'è la partita

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Stasera c'è la partita di Alessandro Ghebreigziabiher Ruggero era solo annoiato e aveva voglia di scherzare. Mario era semplicemente ansioso di tornare a casa. Fretta e noia. Noia e fretta e tutta la storia è fatta. Mario entrò nella piazzola sgommando, tipo gli agenti che arrivano nella zona incriminata e scendono dall’auto con prode balzo, decisi a catturare il malvivente. A proteggere e servire. Servire e proteggere e il racconto è scritto. Ruggero uscì dal gabbiotto in cui era solito difendersi dalle calure estive e dalle sempiterne violenze del consueto traffico cittadino. “Buonasera”, fece come se si fossero incontrati nel parco, tranquilli passeggiatori della domenica in un ameno brandello di verde sottratto al cemento. “Come va?” “Bene, grazie”, rispose Mario senza degnare l’altro di uno sguardo. “Mi faccia il pieno, è aperto.” E’ aperto quel che deve esser tale, pronto a inghiottire il necessario, la minima soglia concessa al nuovo e al diverso, c...

Storie sulla diversità: L’altro

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L’altro di Alessandro Ghebreigziabiher   Novità : guarda e ascolta in versione Podcast C’era una volta un pianeta dove vivevano solo due abitanti: lui e l’ altro . Ma non era questa la cosa più bizzarra. Dovete sapere che, malgrado il loro mondo fosse tutt’altro che immenso, i due non si erano mai incontrati. Intendo da vicino, gli occhi di lui in quelli dell’ altro , insieme nello stesso luogo, istante e comune racconto. La vita di lui proseguiva come le vite di molti. Con alti e bassi a intervallare una strada composta unicamente da toni medi. Tipico, malgrado ci si convinca del peggio, o al meglio, letteralmente del suo contrario. Nondimeno, eventualità altrettanto scontata, lui iniziò a cercare quel che dall’inizio dei tempi le creature dagli orizzonti offuscati cercano: un colpevole. Un facile colpevole. Qualcuno che rispondesse di quel che lui non poteva o non voleva rispondere. Perdeva di vista gli occhiali, mancava la corrente, il pc non si connette...

Il condominio delle famiglie incomplete

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Il condominio delle famiglie incomplete di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta una famiglia incompleta. Lo era per antonomasia e da ogni punto di vista. Tutto non era abbastanza, nelle vite di ciascuno dei componenti. Papà non era sufficientemente astuto per far carriera e non riusciva mai a colmare quel tratto di strada che gli avrebbe fatto raggiungere la vera meta di ogni vincente moderno. Piacere a chi custodiva le chiavi dei piani migliori, dove l’aria è condizionata a perfezione e la fortuna non è mai troppa. Perché si sa che nel mondo reale il lieto fine non è altro che la naturale conclusione di un lieto inizio. Mamma non era concreta a sufficienza e si vedeva, cavolo se si vedeva. Mi basta dire che lo smisurato numero delle occasioni propizie trascurate era paragonabile solo alla quantità di inutili e traballanti castelli di carta velina dentro i quali aveva pensato di tenere al sicuro la propria ingenuità. Che è profilo adorabile nella ragazzina dagli o...
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