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Alessandro Ghebreigziabiher

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Racconto sul reato umanitario

Si sa come sono le leggi uguali per chiunque, che poi dovrebbero essere tutte. Riguardano molti più cittadini sul lato all’ombra del confine piuttosto che il contrario. Difatti, all’indomani dell’equa applicazione della norma in oggetto, una serie di arresti a larga scala fu effettuata in una sorta di colossale pesca a strascico senza alcun rischio d’errore. Furono arrestati tutti coloro che perseverano nel conservare i propri conti in banche che investono nel traffico di armi. Perché vendere morte è un crimine, punto, altrimenti, di cosa stiamo parlando? Leggi tutto

Racconto sui diritti umani

Noi siamo natura, dichiarò una bimba del modello viaggiatrice dal biglietto gracile, che trasporta in paradiso, ma soltanto allorché qualcuno lo edifichi per lei. Sono una collina, non una montagna, ma un bel giorno sarà così, a condizione che mi donerete spazio sul mappamondo. Pure io, rigorosamente come lei, affermò la mamma di poco più anziana, caratteristica tipica di coloro che ardano di vita senza risparmio. Io sono pianura, io offro tregua e concordia alle vite provate dal tragitto, io contemplo il cielo e non provo vergogna nel restituire lo sguardo. Grazie all’audacia delle due, anche il babbo si unì alla storia. Io sono lago e restituisco l’immagine di coloro amati, memorizzo a cuore briciole e atti adorati, sono specchio del contemporaneo, e conduco ogni sogno verso il centro dell’orizzonte, solo se il vento in superfice sia prodigo quanto basta. Leggi il resto Compra il mio nuovo libro , Carla senza di Noi Leggi altre storie sui diritti umani Leggi il ra...

Storie sui diritti umani: chi è che piange?

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Chi è che piange? di Alessandro Ghebreigziabiher C’era una volta un mondo fatto di quadratini, tutti uguali, tutti perfetti, tutti incollati l’uno all’altro. Sui quadratini vivevano gli abitanti, tutti uguali, ovvero tutti imperfetti allo stesso modo, tutti incollati, cioè tutti vicini per ragioni identiche. La maggior parte del tempo, costoro la trascorrevano all’interno del proprio quadratino, al riparo dei confini del loro possedimento, le quattro sacre linee . Oh, come adoravano queste ultime e non mancavano mai di lodarle ed esaltarne il valore. Difatti, sia al mattino che alla sera i nostri recitavano siffatta supplica: che il cielo mantenga sempre retti gli angoli e ben chiuse le rette che li formano . Tuttavia, la vera peculiarità della vita degli abitanti, tutti uguali, ovverosia incredibilmente simili nel credere di esserlo, era quella di trascorrere il proprio tempo seduti . Seduti si veniva al mondo e seduti si diceva addio a quest’ultimo e soprattutto a...
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