mercoledì 30 novembre 2016

Le tre i

Le tre i


di
Alessandro Ghebreigziabiher

Insegnante di lettere.
Alessandro Ghebreigziabiher
Talvolta lo si diventa davvero volontariamente, malgrado tutto e tutti. Ma non si fa niente del tutto da soli, c’è sempre qualcuno, qualcosa, che nel momento cruciale ha dato una mano. Ha pronunciato le parole che servivano, riscaldato le emozioni necessarie. O, soltanto, era lì, al momento giusto.
“Cosa vuoi fare dopo il liceo?” Chiese la prof al maturando.
Riempi lo zaino del minimo indispensabile”, esclamò la prima i, “e monta sul primo treno, non importa dove, non conta chi, ma vai, prima che sia troppo tardi e parla con tutte le persone che incontri, stringi mani e assaggia colori, suoni e dolori. Lascia che la sofferenza ti invada, è l’unico modo per ammaliare sua signora la paura e derubarla dei doni che nasconde sotto il mantello.”
“Ingegneria elettronica”, rispose invece il ragazzo, imitando la maggior parte degli studenti che l’avevano preceduto, a parte un detenuto in libera uscita appositamente per l’esame e una giovane dai capelli viola, le unghie verdi e le lenti a contatto bianche da vampiro in crisi d’astinenza.
Scherzi?” strillò la seconda i. “Hai sentito cosa ha detto la professoressa? Cosa vuoi fare dopo il liceo vuol dire un’infinità di roba. Vi hanno inculcato in testa l’idea che le domande hanno poche risposte e che la migliore sia solo una, al massimo due, come acceso o spento. Sbagliato, non c’è nulla di più sbagliato. Dopo il liceo c’è il resto della tua vita, c’è tutto, quello che puoi pensare e ciò a cui non penserai affatto, ma questo non vuol dire che non esista. E, proprio perché giunto a tal pensiero, dovresti quanto mai eludere la suddetta domanda. Se non altro, temporeggiare, riflettere e magari partire dal primo secondo utile. Dopo il liceo uscirò dalla porta alle mie spalle, camminerò verso casa, ovvero ovunque e di nuovo libero di scegliere come impiegare il mio tempo starò molto attento a non sprecare ogni secondo.”
“Peccato”, osservò giustappunto la docente con palese sincerità. “Sei così portato per le parole.”
“Ha ragione, lo dice anche mia sorella, ma vede, il fatto è che ho bisogno di prendere una laurea che mi darà un lavoro...”
E cosa credi che faccia la tipa di fronte a te?” saltò su la terza e ultima i. “Pensi forse che sia un hobby, il suo? Che invece di collezionare francobolli o inchiodare farfalle abbia deciso di trascorrere il proprio tempo a cavallo di una cattedra inseguendo sbarbatelli come te? Non sono le lauree ha darti il lavoro, è un’illusione che i lavori vengano dati, pure dai datori degli stessi. Come ogni fare che determinerà la posizione che avrai su questa terra, anche il più esile brandello di scelta, se ci pensi attentamente, sarà sempre nelle tue mani. Se dovrai essere un ingegnere, per la parentesi di mondo con cui dividerai la tua vita, fa’ che sia perché questo è ciò che vuoi davvero.”
Ignorando le tre, e forse anche la prof, il giovane si alzò e abbandonò la sala degli esami.
Che tristezza”, commentò con evidente amarezza la prima i.
Puoi ben dirlo”, concordò la seconda.
Abbiamo fallito”, chiosò la terza.
“Niente affatto”, dissentì con veemenza l’insegnante, sorprendendo le invisibili presenze. “Con me ha funzionato. Perché quel giorno vi ho ascoltate e di voi mi son fidata, tenera incoscienza, adorata immaginazione e prezioso idealismo. Perché grazie a voi, oggi, sono qui. E qui sarò domani, finché ci sarà ancora tempo per me e voi.”
Proprio in quel momento bussarono alla porta.
Non tutto è perduto finché puoi scriverlo.
Un altro esame, un altra vita.
E un’altra speranza per tutti.


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