mercoledì 5 aprile 2017

Storie con morale: Io vedo di più

Io vedo di più

di
Alessandro Ghebreigziabiher

Due padri, al parco.
Due bambini in carrozzina, con due padri, al parco.

Alessandro Ghebreigziabiher
Capita, non è la norma, d’accordo, ma succede, per buona sorte.
E' tempo, prezioso, adorato e indispensabile tempo per le consorti, tra le altre cose.
“Sai?” fa uno dei due. “Mi sono comprato la tv con lo schermo grande.”
“Davvero?” fa l’altro. “Era ora.”
“Ma grande, eh?”
“Bravo, finalmente.”
Pausa frustrata, seguita da rincorsa aggressiva.
“Cinquanta pollici, una bestia.”
“Ah, ma il minimo, quindi.”
“Come sarebbe a dire, il minimo? Il mio è il più grande tra parentame e amici.”
“Be’, mi dispiace doverti correggere, ecco.”
“Perché?”
“Perché io ho un sessanta pollici abbondanti, caro.”
“Cosa vuol dire abbondanti?”
“Mi conosci, sai quanto sono pignolo. Li ho misurati e siamo perfino un paio di millimetri oltre la misura di fabbrica.”
Pausa invidiosa e reazione d’orgoglio ferito.
“Il mio però ha anche il 3D.”
“Ah, ma quello è di serie dai cinquanta pollici in su. Dovresti saperlo, non te l’hanno detto al negozio? Non è di serie, invece, il 4D…”
“Tu ce l’hai?”
“Certo.”
“E quale sarebbe la quarta dimensione?”
“Gli effetti climatici”
“Che?”
“Il vento nelle scene ventose, l’umidità in quelle umide, il freddo nelle ambientazioni invernali, eccetera.”
“Ma va’…”
“Sul serio, è roba che in futuro sarà predefinita.”
“E la pioggia?”
“Quella è opzionale, io l’ho esclusa. Se mia moglie non tenesse così tanto al tappeto in salotto…”
Pausa demoralizzata e rincorsa dignitosa.
“Il mio ha sei casse incorporate.”
“Chiaro, la base.”
“Cosa intendi per la base?”
“Le sei casse sono come la base della pizza, insomma. Poi però ci vuole il resto.”
“Che tu hai.”
“Certo.”
“E sarebbe?”
“Niente di speciale, l’orchestra ologrammatica e la vibrazione propagata.”
“Mi stai prendendo per il culo?”
“No, ma ti pare? Sono optionals ormai diffusi. La prima, una volta azionata, carica ai lati dello schermo la versione virtuale di un’intera orchestra con tanto di maestro a eseguire la puntuale colonna sonora del film.”
“E la vibrazione pro qualcosa?”
“Propagata. In parole povere, immagina una scena d’azione, con rottura di vetri, auto che esplodono e mitragliate senza fine. Ebbene, tutta la stanza e gli oggetti di arredamento vibrano di conseguenza. L’altro giorno ho rotto il porta fiori sulla libreria alle spalle del divano, ho dato la colpa alla colf, altrimenti mia moglie mi strangola…”
Pausa avvilita e rincorsa disperata.
“Io ci vedo di più.”
“In che senso?”
“Tu… tu porti gli occhiali, io no, prendi e porta a casa, razza di quattr’occhi cecato!”
“M-Ma n-non mi sembra il c-caso…”
“E sei pure balbuziente.”
“L-Lo sai che b-balbetto q-quando m-mi si offende… tu invece s-sei g-grasso.”
“E allora?! E’ vero, sono un ciccione, contento? Ma io ci vedo di più!”
“N-non è vero!”
“Sì che lo è!”
Ecco, due padri al parco.
Due bambini che litigano, potremmo dire, ignorando l’età di entrambi.
In carrozzina sempre due bambini, ma tali con diritto.
Caspita, questa sì dovrebbe essere la norma ovunque nel mondo.
Per loro buona sorte, a sufficiente distanza, ignorano il delirante diverbio.

Così riempiono pupille e anima dei colori e le forme che sopravvivono all’ottusità cittadina, tra altri bambini che rincorrono palloni e futuro, e le avvisaglie primaverili che iniziano a conquistare il giallore del tempo finalmente arrendevole.
Sorridono e, speriamo, ricorderanno.
Cosa vuol dire.
Vedere di più.


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