Racconti fantastici: assedio finale

Assedio finale

di
Alessandro Ghebreigziabiher

L’eco del discorso, nelle parti più sentite e coinvolgenti, risuonava ancora tonante nell’esercito, risucchiato ora nella battaglia.
Lei è nostra, soldati.
Lei è sempre stata nostra, anche laddove sembrasse il contrario.
Così è e tale dev’essere, per il suo bene.
Siamo l’ultimo baluardo, signori, il vitale avamposto oltre il quale non v’è ritorno.

Alessandro Ghebreigziabiher
La nostra caduta comporterà disordine e caos, deriva morale e sofferenze senza fine.
Noi dobbiamo lottare senza risparmio, perché siamo qui per questo.
Per difenderla anche da se stessa
.
In breve, la battaglia si era fatta aspra e convulsa.
L’assedio stavolta si era palesato con potenza inaudita.
Il nemico pareva davvero pronto a tutto e la virulenza con cui si era abbattuto sui nostri era impressionante.
“Generale, le truppe sono allo stremo…”
“Nervi saldi”, rispose il comandante sul campo e anche fuori, ovunque, insomma, “siate distaccati e razionali come vi ho insegnato, non è il momento di fare le femminucce…”
“Be’, generale, vista la posta in gioco, penso che fare delle affermazioni di becero stampo maschilista sia quanto mai inopportuno, ecco…”
“Cos’è questa insolenza? Io sono quello che pensa, non tu. Torna subito in trincea, soldato!”
“Agli ordini.”

“Generale… stiamo finendo le munizioni e gli assedianti stanno cominciando a percuotere il portone con l’ariete…
“Bestie, sono delle belve brutali e prive di senno…”
“Nient’affatto, sembrano invece molto organizzati e con strategie e tattiche di prim’ordine…”
“Soldato, ma da che parte stai, tu?”
“Vi chiedo scusa, generale…”
“Siate lucidi, voglio praticità e concretezza, ciò che loro non hanno, come sai.”
“Certo, generale, praticità e concretezza, vado.”

“Generale, qui si mette male, stanno scalando i bastioni. E dovete vedere che occhi accesi che hanno…”
“Soldato, rimani calmo, cribbio.”
“E’ facile per voi, che assistete alla guerra da lassù…”
“Cosa?”
“Niente, vaneggiavo.”
“E non vaneggiare, doppio cribbio. Non lasciarti ammaliare dall’imponderabilità esistenziale.”
“Che?”
“Dicevo, non permettere all’emotiva caducità dell’umano contingente di schiavizzare le tue vulnerabili membra.”
“Cosa dite?”
“Intendo che non è il caso di farsi soggiogare dal relativismo sensuale di progenie prettamente ormonali.”
“Generale, non capisco…”
“Certamente, scemo io che cerco di comunicare con te, umile gregario…”
“E poi vi lamentate perché vi sentite solo e nessuno vi capisce…”
“Cosa bofonchi, soldato?”
“Niente, generale, ritorno immantinente alla pugna.”
“Bravo, vai.”

“Generale?”
“Cosa c’è, ancora?”
“Ecco… non so come dirvelo.”
“A parole?”
“Okay, d’accordo. Il nemico è entrato, è ormai ovunque. E sa cosa vi dico?”
“Cosa?”
“Che non è così male. Anzi, tutt’altro. Credo che stavolta sia davvero quella buona…”
“Illuso di un sottoposto. Ti sei fatto sedurre dal lato oscuro…”
“Generale, veramente siete voi quello che sta sempre al buio, chiuso là dentro. Qualche volta dovreste uscire per incontrare gente e toccare vita con mano, credo ne gioverebbe anche lei…”
“Lei chi?”
Lei.”
“E cosa ne sai tu, di lei?”
“Niente, tranne quello che ora desidera e, a questo punto, non v’è più dubbio a riguardo, concorda?”
“Credo tu abbia ragione, soldato.”
“Be’, mi inorgoglisce detto da voi, generale. Faccio entrare il comandante nemico affinché stabiliate le condizioni della resa?”
“Sì, soldato. Speriamo bene.”
Fu così che il Cervello si arrese al Cuore di lei.
Che si innamorò di lui.


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