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Alessandro Ghebreigziabiher

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C’è un clandestino a bordo

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C'è un clandestino a bordo di Alessandro Ghebreigziabiher C’è un clandestino a bordo. Così hanno urlato a squarciagola non appena mi hanno visto. Un clandestino, ecco cosa sono per loro. Io, un clandestino … ma come siamo arrivati a questo? Ho provato, ci ho provato eccome a spiegarmi, a implorarli, a fargli capire che così mi condannavano a morte certa, ma non hanno voluto sentire ragioni. Mi hanno sollevato di peso e scortato fuori della nave in procinto di salpare. "Ma la barca è così grande, è enorme! Non ditemi che è una questione di spazio." Non l’hanno detto, difatti. È proprio una cosa personale. È me che non vogliono con loro. "È razzismo", ho gridato, e si sono messi a ridere, come prevedibile. Dai, lo ammetto, la loro reazione me l’aspettavo. Tuttavia, man mano che mi portavano giù dall’imbarcazione ho avuto modo di osservare chi invece era stato accolto senza discutere. "Ma che razza di persone siete?" Ho esclamat...

Mi hanno espulso

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Mi hanno espulso di Alessandro Ghebreigziabiher Un incubo. Questo è un incubo, ma da svegli. Magari stessi ancora dormendo, darei qualsiasi cosa per trovarmi in uno di quei racconti, dove poi aprire gli occhi e tutto torna come prima. Rivedo ancora la scena come se fosse adesso, di nuovo, e di nuovo ancora. Sono in casa, tranquillo, fiducioso che la porta e le pareti mi proteggeranno. Perché là fuori c’è pericolo, questo mi hanno insegnato, ed è ciò che condivido ogni giorno con i miei pari. Il male si annida tra le pieghe di quel che ignoro e che è diverso da me, questa è la sola notizia da diffondere in ogni angolo del cervello come in ciascuna trama del cuore. A un tratto sento urla oltre l’uscio, chiamano il mio nome senza nominarlo, ma so che sono io, so che è di me che stanno parlando, che sono colui che stanno cercando. Non al terzo, neppure al secondo, bensì la porta cede al primo colpo, mostrandomi all’istante quanto fossi illuso di essere al sicuro. In...

Racconto sui migranti negli Stati Uniti

La legge dei migranti , il cui enunciato è breve e lineare: segui le regole, e fa’ ciò che vuoi . Puoi scriverla, se ti aggrada, ma impararla a memoria e soprattutto coscienza risolverebbe molto e faciliterebbe il viaggio collettivo. Esempi? A iosa, cara amica, anche di più, gentile amico, tanti da comporne un racconto. Dove un medico ha camice lindo e mani sapienti, di rimedi a lungo termine o per il mero, temporaneo sollievo, destinate a pazienti la cui cittadinanza non ha alcun peso sulla ricetta. Si potrebbe tirar in ballo un certo Ippocrate, ma basta la norma qui introdotta... Leggi il resto
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