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Alessandro Ghebreigziabiher

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Racconto sul razzismo in Italia oggi

Contemporaneamente, nel paese democratico è finalmente passato il giorno delle elezioni. Malgrado nel resto del tempo, sia sempre un paese democratico. Ovvero, tutta la democrazia che ha il coraggio di costruire intorno a una singola, sola parola. Lavoro? Macché. Legalità? Non scherziamo, su. Diritti e doveri, forse? Eh no, siamo onesti, dai. La parola è stata sino alla vigilia, nel giorno stesso e pure l’indomani sempre la medesima: immigrati. Con le varie declinazioni barra sinonimi a vario titolo, come migranti, stranieri, clandestini, ma pure stupratori, ladri, assassini, e laddove occorra, anche terroristi... Leggi il resto

Storie di razzismo: Io sono razzista

Io sono razzista di Alessandro Ghebreigziabiher Era stata una settimana impegnativa, per Said. Uno di noi, uno di qui, malgrado il nome. La tonalità della carnagione. E poco altro, forse nulla. Difficile il contrario, allorché i Said di questo mondo nascano qui. Immaginandosi uno di noi, uno di qui, giustappunto. Malgrado il nome e il resto. Il razzismo . Questo era stato l'argomento lodevolmente proposto dalla professoressa di Lettere il lunedì mattina. Questa settimana parleremo di razzismo, aveva annunciato subito dopo l’appello. Said era uno di noi, di qui, ma era l’unico in classe a esserlo malgrado il nome, la carnagione e poco altro. Ecco perché aveva provato di tutto, in quei giorni. Emozione, certo, imbarazzo, coinvolgimento e tensione, è chiaro. Ma anche fastidio, già. Perché è bello sentirsi protagonisti, ma a tutte le età, soprattutto a dodici anni, vorresti esserlo per qualcosa di meglio di ciò per cui vieni discriminato. Le lezioni erano stat...

Storie di immigrati: le tre domande

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Le tre domande di Alessandro Ghebreigziabiher E’ un sogno, pensò lui . Dev’esserlo, sperò, più che altro. Lei era lì insieme all’altro, ai piedi del suo letto, come nelle favole di una volta. Permettimi uno sfogo, disse lei. L’altro rimase in silenzio. Lui non rispose. Non avrebbe potuto nemmeno se lo avesse voluto davvero. Neppure se fosse stato sveglio. Sono stanca, dichiarò lei. Io sono stanca, ripeté. Perché tu non lo sei? Questa è la mia prima domanda. Come fai a non esaurire la voglia di tutto questo? Come fai a pronunciare ancora tali parole? E le hai dette, non negarlo, oh se le hai dette. Senza andare troppo lontano, dicesti che gli ebrei, in fondo, se lo meritano l’inferno, per quello che hanno fatto a nostro signore, perché sono attaccati ai soldi, che vivono solo tra di loro e non si integrano. Dicesti anche che, dopo tutto, gli africani hanno fatto un affare a essere catturati e portati nel nuovo mondo, perché qui hanno sofferto, certo, ma...

Storie di razzismo quotidiano: Il mio nemico

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Il mio nemico di Alessandro Ghebreigziabiher 1 “Glielo dico io, non preoccuparti”, dichiarò con distacco Benni. “Sei sicuro?” domandò la dottoressa Diop, estremamente lieta di privarsi di quell’oneroso compito. Era da un po’ che lavorava nella clinica e, sebbene oncologia prevedesse quel tipo di doveri da parte dei medici più spesso di quanto si possa pensare, non le era ancora capitato di dover informare il proprio paziente di turno che l’avviso di sfratto fosse imminente, per usare un comunque morbido eufemismo. Benedetto dottor Benni, primario del reparto, nonché dirigente della clinica stessa. L’uomo, dall’alto della sua esperienza, si era offerto con estrema autorevolezza di toglierla dallo sgradevole impaccio. Tuttavia, cosa che la donna registrò più chiaramente qualche ora dopo, mentre lasciava andare i pensieri intrappolata in auto nel traffico della sera, aveva letto anche qualcos’altro nello sguardo del suo superiore. Un qualcosa di privato, un proprio se...
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