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Ascoltami

Ascoltami

di
Alessandro Ghebreigziabiher


Novità: guarda e ascolta in versione Podcast

"Ciao, Paola…"
"Oh, Teresa, finalmente. Tutto bene? Lo spero, perché ho passato una giornata che non sai."
"Raccontami…"
"Allora, ascolta, ieri è stata anche peggio, il che è tutto dire, ma che te lo dico a fare."
"E allora non dirmelo…"
"Scherzi? Ma è proprio questo, il punto! Ieri è stato uno schifo, ci può stare, ma oggi volevo parlarne con qualcuno, sfogarmi, sai? Quella roba lì, hai presente?"
"Sì…"
"Eh, chiaro, quindi vado da mamma e le dico che le voglio parlare del mio ragazzo, e lei?"
"E lei cosa?"

Alessandro Ghebreigziabiher
"Lei neanche mi fa iniziare a parlare che comincia la solita tiritera di quand’era giovane, dei primi fidanzatini, e poi finisce sempre che si mette a piangere, perché prima usciva di più, e ora si sente sempre stanca, e vai, e vai… ma ascoltare, no, eh?"
"Già…"
"Allora sono andata da papà."
"E com’è stato?"
"Peggio mi sento! Lui neanche mi ha lasciato il tempo di respirare. Ha cominciato a inveire sul mio ragazzo, che voleva prenderlo a pugni, a lui, al padre, a tutta la famiglia, ai suoi compagni di classe e anche allo zio Franco, il fratello di mamma, perché non si fa mai i fatti suoi. Ma cosa c’entra lo zio Franco, poi? C’entra qualcosa, secondo te?"
"Non credo…"
"E fai bene. Così, segno di evidente disperazione, ho bussato alla camera di Mirko."
"Tuo fratello?"
"E chi altri? Ne ho solo uno… ma mi ascolti, almeno te?"
"Sono qui, Paola…"
"Lo vedo, lo vedo. Allora, entro, gli chiedo di abbassare la musica, e gli dico se ha un momento per me. Lui non batte ciglio, lo prendo per un sì e mi seggo sul bordo del suo letto, mentre mi fissa schifato come se stessi lordando di sterco il suo sacro regno. A ogni modo, approfittando del suo silenzio, ho cominciato a parlargli del mio ragazzo. Oh, neanche due secondi che parte con i suoi te l’avevo detto, io lo sapevo, s’era capito dall’inizio, ma ovviamente sta parlando di lui."
"Di chi?"
"Di lui, se stesso, di Mirko, perché lui parla sempre di sé, perché non ascolta mai, perché nessuno ascolta nessuno, e vai, e vai…"
"E poi che hai fatto?"
"Sono uscita."
"Brava…"
"Vuoi sapere dove sono andata?"
"Immagino che tu stia per dirmelo…"
"Da nonna, ci pensi? Sono andata a sfogarmi da una vecchia di novant’anni con l’Alzheimer al quinto stadio! Sai cosa vuol dire?"
"Anche questo presumo che tu stia per dirmelo..."
"Mi prendi per il culo?"
"No…"
"Vuol dire declino cognitivo moderatamente grave, vuol dire."
"Be’, moderatamente, però… e com’è andata?"
"Come cazzo credi che sia andata? Mi sono seduta accanto a lei sul divano e le ho detto: nonnina, ho problemi con il mio ragazzo. E lei ha cominciato a cantare, capisci? Cantava, la nonna, io ero lì, afflitta per le mie delusioni d’amore e la vegliarda sorrideva a tutta dentiera e cantava a squarciagola. Lo sai che è pure stonata?"
"Non lo sapevo…"
"E adesso lo sai."
"Bene…"
"Per fortuna che ci sei te che mi ascolti, Teresa, altrimenti non saprei come fare."
"Capisco…"
"Be’, adesso devo scappare, scusa se sono arrivata tardi, l’ora di visita è finita. Mica lo sapevo che avessi il cancro. A presto, allora."
"A presto…"



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